Del Moro (Confartigianato Lazio): “Paghiamo un forte skill mismatch e l’assenza di poli artigianali importanti, ma il settore tiene”

(Michael Del Moro, presidente di Confartigianato Lazio)
Il presidente degli artigiani laziali a CUOREECONOMICO: “Negli ultimi 30 anni si è perso interesse per gli istituti professionali, adesso osserviamo un ritorno. Soltanto le aziende artigiane possono garantire il Made in Italy di qualità che l’estero vuole. La desertificazione bancaria sta mettendo in ginocchio le piccole realtà e spopolando i Paesi. Inoltre serve un taglio forte al costo del lavoro, così da favorire anche un rialzo degli stipendi e l’attrattività dei territori, di fronte ad un Paese che si impoverisce”
Le sfide delle imprese artigiane nel Lazio all’alba del 2024, in una regione che catalizza su di sé più di altre tutte le vicende politico-economiche che influenzano il resto del Paese.
CUOREECONOMICO prova a fare il punto con Michael Del Moro, presidente di Confartigianato Lazio e il quadro che ne esce è quello di una regione di rincorsa, dove Roma va veloce ed il resto del territorio arranca.
Come arriva l’artigianato laziale al nuovo anno?
“L'artigianato della nostra regione ha chiuso il 2023 con svariate problematiche relative soprattutto all'aumento dei costi energetici e della materie prime, ma anche al caro affitti, soprattutto nei centri storici principali, ed alla carenza della manodopera, problema quest'ultimo che si fa sentire in maniera particolarmente pesante.
Infatti le nostre aziende pur avendo abbondanza di lavoro faticano a trovare operai specializzati perchè purtroppo negli ultimi 30 anni sempre meno giovani sono stati indirizzati dalle famiglie verso gli istituti professionali ed i percorsi di apprendistato.
Questo crea il paradosso che abbiamo migliaia di posti di lavoro disponibili ma non le persone in grado di occuparli a fronte di moltissimi giovani disoccupati non formati per questo tipo di lavori specialistici.
Questo è un retaggio culturale che però ci sembra che nel periodo post-pandemico stia avendo, come noi auspichiamo, un'inversione di tendenza con sempre più giovani che cominciano ad essere attirati dai mestieri artigianali, soprattutto perchè questi mestieri si stanno innovando sempre più perchè l'artigianato è un settore in continua evoluzione che pur mantenendo antiche radici con la tradizione guarda sempre al futuro e alle nuove sfide dei mercati.
Ricordiamoci che il principale brand nazionale fuori dai nostri confini è il "Made in Italy" di qualità e questo solo le aziende artigiane possono realizzarlo”.
Si può dire che sul fronte economico il Lazio viaggi a due velocità?
“Sicuramente si. Abbiamo un artigianato legato ai servizi alla persona e al mondo dell'edilizia che viaggia molto veloce e un altro artigianato legato alla manifattura vera e propria che invece nel Lazio stenta a decollare.
Purtroppo nella nostra Regione mancano dei poli artigianali importanti e spesso le nostre aziende, soprattutto quelle edili, che muovono la fetta principale del mercato, utilizzano semilavorati provenienti da altre regioni.
Inoltre vi sono sicuramente velocità diverse tra la Capitale e le province laziali, infatti mentre Roma sta traendo beneficio dalla fortissima ripresa del turismo le province stentano ancora ad avere questo slancio. Tuttavia possiamo notare segnali positivi soprattutto nel Nord della Regione”.
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Il Lazio sta sperimentando una forte desertificazione bancaria. Quali conseguenze sta dando ad imprese e famiglie questa situazione?
“Purtroppo, come noi di Confartigianato segnaliamo già da anni, il fenomeno della desertificazione bancaria è sempre più grave ed oggi abbiamo nelle nostre province anche centri importanti di 4-5000 abitanti che non hanno più uno sportello bancario vero e proprio. Ci sono quelli postali ma non basta.
Questo crea sicuramente un notevole disagio soprattutto per le persone in età avanzata e per le aziende più piccole, quelle soprattutto che maneggiano gli incassi della giornata, penso ad esempio ai ristoranti, forni, pizzerie, pasticcerie, parrucchiere ed estetiste che spesso non hanno più uno sportello di prossimità dove andare quotidianamente a versare con pericolo anche per l'incolumità degli operatori che spesso devono spostarsi in centri più grandi per andare in banca.
Sicuramente la tecnologia ed il remote banking ci aiutano, ma non potranno mai sostituire al 100 percento lo sportello fisico.
Inoltre sempre più aziende, terminati gli incentivi al credito statali legati al Covid-19, oltre all'enorme aumento dei tassi di interesse imposto dalla Bce che ha causato sicuramente più svantaggi che benefici, hanno sempre più difficoltà ad accedere al credito e per questo tramite i nostri Confidi e i nostri operatori di Microcredito cerchiamo di aiutare i nostri associati per il tramite delle associazioni provinciali di Confartigianato”.
I dati Istat ed il rapporto Caritas indicano 2 milioni di famiglie e 5,6 milioni di persone in povertà, con una crescita di quelle che hanno comunque un lavoro. Un dato allarmante
“Il dato non solo è allarmante, ma diventa ancora più grave nelle grandi città come Roma dove il costo della vita è notevolmente maggiore a quello delle piccole realtà di provincia.
Assisteremo inevitabilmente nei prossimi anni ad un notevole spopolamento dalla città ai piccoli centri con sempre più persone costrette a fare i pendolari per risparmiare su affitto e spese familiari perchè con gli stipendi attuali per una famiglia è sempre più difficile vivere in una metropoli.
Inoltre l'esperienza dello smart working ci ha imparato che oggi molto lavoro, soprattutto quello amministrativo, si può fare anche da remoto con notevole risparmio per le aziende e per i lavoratori.
Purtroppo i salari non sono stati adeguati al costo della vita e questo genera un aumento della povertà delle famiglie ed un calo della loro capacità di acquisto che è intollerabile e che genererà sempre più una spirale economica negativa di calo dei consumi.
Quello che Confartigianato chiede da tempo è un taglio al costo del lavoro che ricada in parte sulle aziende, che pagano in tasse e contributi cifre abnormi e sproporzionate rispetto al resto d'Europa, ed in parte vada a rimpinguare gli stipendi dei lavoratori per renderli più dignitosi”.
Le sfide del green deal e dell’innovazione. A che punto siamo?
“Si tratta di sfide importanti che richiedono decenni per essere portate avanti, sicuramente il mondo che noi rappresentiamo, quello delle micro e piccole imprese, è sempre stato sensibile a queste tematiche generando fenomeni di economia circolare che anche le aziende più grandi prendono ad esempio per i propri cicli produttivi.
Nelle piccole aziende il riciclo, il risparmio energetico e l'attenzione al territorio (di cui ci sentiamo presidio sociale prima che economico) hanno sempre rappresentato una priorità.
Quello di cui abbiamo bisogno da parte degli enti a tutti i livelli è di incentivi concreti volti ad investimenti strutturali e sul risparmio energetico che ci permettano concretamente di efficientare sempre di più le nostre aziende.
Sicuramente vanno studiate misure per sfruttare al massimo i tetti dei capannoni artigianali ed industriali per la produzione di energia elettrica ed evitare il consumo di suolo agricolo, cosa a cui noi siamo fermamente contrari per tanti motivi sia etici che economici.
Come associazione stiamo inoltre lavorando su alcuni territori alla creazione di Comunità Energetiche proprio per mettere in moto un sistema virtuoso di autoproduzione e autoconsumo a chilometro zero”.
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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