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14/12/2021

Di Costanzo (Cna Abruzzo): «Il Pnrr non deve creare debito, ma spingere la crescita delle pmi e delle infrastrutture»

(Graziano Di Costanzo, segretario regionale Cna Abruzzo)

Il segretario regionale a CUOREECONOMICO: «Siamo una regione in cui il 97% delle aziende ha meno di 10 dipendenti. La transizione deve fare da moltiplicatore. Puntiamo al “Corridoio intermodale 5” per connette penisola Iberica, Italia e Balcani. Poi l’edilizia sostenibile per il rilancio del cratere»

L’Abruzzo, primo avamposto del Mezzogiorno. Una regione laboriosa pronta a rendere strutturale la ripresa grazie all’edilizia ripensata nell’ottica del cratere del sisma e grazie alla rivoluzione ecologica.

CUOREECONOMICO ne ha parlato con Graziano Di Costanzo, segretario regionale Cna Abruzzo.

Com’è la ripresa economica in Abruzzo?

«Siamo una regione a forte vocazione industriale pur essendo una regione del mezzogiorno, qui ci sono grandi imprese e multinazionali.

Solo nella Val di Sangro 20 mila occupati. Poi siamo la regione dei parchi, tre nazionali e uno regionale che coprono un terzo della regione.

Aspetti che ci fanno capire le potenzialità del turismo sulla costa e sull’interno grazie al Gran Sasso e alla Majella. Un modello diffuso da potenziare mettendo in rete le aree interne.

Abbiamo un comparto metalmeccanico, delle costruzioni e del tessile di qualità. Ma tutto questo va sostenuto e alimentato».

Qual è il modello di sviluppo economico su cui l’Abruzzo deve investire?

«Sono coordinatore di un gruppo di lavoro di 16 associazioni tra enti locali, sindacati e imprese dell’industria commercio, artigianato, cooperazione e agricoltura.

Un gruppo di lavoro che vuole parlare del modello di sviluppo della regione a tutto tondo. Anche se riscontriamo poca concertazione da parte della Regione.

I punti chiave sono la necessità di completare le infrastrutture del corridoio adriatico, dell’alta velocità che arrivi fino a Bari sulla dorsale adriatica.

Abbiamo due autostrade che collegano il Tirreno e l’Adriatico. Ora abbiamo bisogno della trasversale, il “Corridoio intermodale 5”, che secondo le indicazioni del Parlamento europeo mira a interconnettere penisola Iberica, Italia e Balcani, lungo la direttrice che da Barcellona muove verso Civitavecchia, Ortona e Ploce.

Un progetto ambizioso su cui vogliamo lavorare, un collegamento continentale capace di portare l’Abruzzo al centro di questa rotta economica così importante».

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    Il PNRR, la sostenibilità, la ripartenza del Paese: quali investimenti necessari sapendo che il debito continua a crescere?

    «Siamo una regione caratterizzata da micro imprese. Delle 126 mila aziende attive, il 97% hanno sotto i 10 dipendenti e occupano il 54% della forza lavoro.

    La transizione ecologica e digitale deve impattare su questo mondo per farli crescere dimensionalmente ed economicamente.

    La rivoluzione deve fare da moltiplicatore, penetrare in questi mondi per spingerli verso la creazione di valore aggiunto, altrimenti sarà un’occasione persa.

    Molte imprese qui non fanno e-commerce, oggi serve la multicanalità per stare sul mercato e la digitalizzazione deve far cambiare il passo.

    Come Cna abbiamo pensato al progetto Divicinato per mettere in rete 200 mila imprese a livello nazionale con una piattaforma dove il protagonismo è il loro, non sono fornitori di altri colossi dell’e-commerce.

    Tutti gli investimenti del Pnrr creeranno solo debito se non verranno pensate in modo da creare sviluppo ed economia. Tra le idee quella di lavorare insieme Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria sul tema del cratere sismico.

    Sono stati stanziati 1 mld e 780 milioni, allora dobbiamo riportare la vita reale ed economica nel cratere: unire il piccolo commercio, alla cooperazione e al turismo.

    Questa è la sfida, legata ovviamente al comparto edile. I bonus impattano sull’economia reale perché gli edifici degli anni ’70 sono idrovore energetici, senza fotovoltaico, senza soluzioni per il risparmio energetico e sicurezza sismica.

    L’edilizia è il fattore di sviluppo per trainare l’economia nell’ottica di un investimento pubblico privato. Con questi cantieri si muove tutto l’indotto».

    Come ricucire il gap Nord/Sud?

    «E’ un tema di cultura e burocrazia. Parlo della cultura delle classi dirigenti che devono capire che le risorse stanziate per il Mezzogiorno sono soldi a debito, non a "fondo perso".

    Ogni euro che arriva ne deve produrre 1,5 o 2. Qua i soldi vengono immessi, ma funzionano a macchia di leopardo: ci sono aree in cui si produce valore altre in cui si crea debito.

    La burocrazia in questo non è all’altezza, abbiamo bisogno di velocità, responsabilità e grandi investimenti mirati».

    L’elezione del Capo dello Stato potrebbe generare instabilità economica?

    «Il governo ha in mano 209 miliardi, non possiamo permetterci discussioni politiche, questo governo deve andare avanti fino alla fine della legislatura per una corretta programmazione e per rendere strutturale la ripresa.

    Diciamo no alle elezioni anticipate».

    Cosa ne pensate della manovra economica?

    «Il fattore decisivo è il taglio delle tasse per far partire la domanda interna, aumentare la competitività delle imprese anche a livello europeo grazie alla riduzione del costo del lavoro.

    Più soldi in tasca ai lavoratori autonomi e dipendenti permetterà di generare investimenti».

    Di Luigi Benelli
    (Riproduzione riservata)

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