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10/12/2021

Messina (Assoturismo): «L’Italia è solo quinta per afflusso turistico, connettere i borghi per ridurre il gap»

(Vittorio Messina, presidente Assoturismo Confesercenti)

Il presidente nazionale del comparto Confesercenti: «Per Natale molte disdette, 1 milione di pernottamenti in meno. Dobbiamo ripensare il turismo di assembramento e valorizzare le destinazioni secondarie con la rigenerazione urbana»

Solo quinti per afflusso turistico, l’obiettivo è connettere i borghi grazie alla rigenerazione urbana.

Vittorio Messina, presidente nazionale di Assoturismo Confesercenti fa il punto con CUOREECONOMICO sulla situazione turistica dopo la ripartenza del settore post-lockdown.

Un quadro sul quale pesa l'attuale sanitaria che vede una risalita dei contagi da Coronavirus.

Partiamo dalla sua Sicilia. Come è andato l’afflusso turistico?

«Abbiamo vissuto una bella estate, cinque settimane a cavallo fra Luglio ed Agosto, di grande soddisfazione di sold out e grandi afflussi.

Questo soprattutto nelle città d’arte, mi riferisco al ragusano, al siracusano con l’Ortigia Siracusa e col percorso Barocco, alla Valle dei Templi di Agrigento, ma anche a Palermo. Purtroppo però è stata solo una boccata d’ossigeno.

Le notizie che riguardano l’impennata dei contagi stanno scoraggiando in tanti, soprattutto sul fronte delle prenotazioni per Natale: non tutti sono disposti a rischiare e prenotare in anticipo».

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Proprio sul fronte del turismo, a livello nazionale e locale, diventa importante in questa fase la valorizzazione dei territori…

«Ci sono due fattori che saranno importanti. Il primo è la rigenerazione urbana, con la valorizzazione dei borghi e delle città, che renderà il servizio anche al commercio.

L’altro è senz’altro il fatto che ce la necessità di colmare un grande gap: l’Italia è il paese più sognato per quanto riguarda le vacanze, ma solo il quinto per visite ed afflussi turistici.

Dobbiamo restringere questa forchetta e lo possiamo fare soltanto se riusciamo ad offrire territori che non sono soltanto un’offerta di patrimonio paesaggistico ed archeologico, che pure sono importantissimi e per i quali siamo i primi al mondo, ma che diventino attrattivi anche sotto tutti gli altri aspetti.

Il 13% del Pil rappresentato dal turismo, non è fatto dal turismo montano, lo facevano le città d’arte, con quello che definiremmo “turismo di assembramento”, che ovviamente vista la situazione sarà l’ultimo a ripartire.

Noi abbiamo l’obbligo di provarci cercando di valorizzare quelle che una volta venivano definite “destinazioni secondarie”, cercando di recuperare i punti persi».

Accennava alle difficoltà per il turismo natalizio, a livello nazionale che problema c’è?

«Aspettavamo il turismo invernale come banco di prova rispetto al buon riscontro che avevamo avuto con quello balneare.

Ci siamo però accorti che al di là del ponte di Ognissanti, che ha fatto registrare numeri importanti per il turismo soprattutto nelle città d’arte del Nord, questa situazione relativa al rialzo dei contagi ha spento il nostro entusiasmo.

A dicembre 2021 ci saranno un milione di pernottamenti in meno rispetto al periodo pre-pandemia. C’è stata qualche disdetta, ma la cosa che ci preoccupa di più sono le mancate prenotazioni.

Questo vuol dire che anche questo Natale sarà caratterizzato da un turismo di prossimità, con molti last minute».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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