Di Pisa (Fedagromercati): “Imprese si aprano all’innovazione. Bene progetti del Pnrr, ma i ritardi penalizzano filiera”

(Valentino Di Pisa, Presidente di Fedagromercati)
Il presidente della federazione nazionale dei grossisti ortofrutticoli a CUOREECONOMICO: “Paghiamo la difficoltà di ricambio generazionale, nonostante l’apertura ad orari diurni. Inflazione e tassi di interesse stanno colpendo fortemente il settore”
Se tante imprese lamentano la difficoltà a assumere lavoratori, c’è chi si adopera per cambiare dall’interno per favorire le assunzioni.
Come nel caso di Fedagromercati, Federazione nazionale degli operatori grossisti ortofrutticoli all’interno dei mercati all’ingrosso e dei centri agroalimentari, che si sta impegnando per promuovere il cambio dell’orario lavorativo, dal notturno a diurno.
“Oltre a consentire un risparmio di soldi e un’offerta di servizi migliori, lavorare di giorno può essere di aiuto per favorire il ricambio generazionale ed attirare nuovi giovani lavoratori che attualmente non sarebbero interessati a lavorare di notte, come è attualmente in quasi tutti il mondo dell’ingrosso ortofrutticolo”, dice Valentino Di Pisa, Presidente di Fedagromercati a CUOREECONOMICO.
“Purtroppo - continua - non si riescono a trovare giovani professionisti nemmeno nel settore della logistica”.
Presidente, se l’orario di lavoro porterebbe nuovi lavoratori, perché manca la volontà di attuarlo?
“Il cambio di orario rappresenta un nervo scoperto nella nostra categoria e non c’entrano fattori esterni come la politica o i sindacati ma i grossisti che non vogliono cambiare l’abitudine, anche se questo può portare a effetti positivi.
Il cambiamento deve partire da noi imprenditori in primis, un esempio è il mercato di Roma, che ha registrato risultati in controtendenza rispetto all’andamento generale o anche altri mercati esteri che attuano l’orario diurno, come quello di Barcellona o di Salonicco.
Quanto ai lavoratori, i giovani possono dare un contributo importante perché hanno più confidenza con le nuove tecnologie e l’innovazione in generale”.
Venendo alle questioni politiche, crede che lo stop alla sul riuso degli imballaggi sia stato giusto?
“La Direttiva è troppo restrittiva, ma ciò che complica la nostra attività è il Decreto 198/21 (quello sulle pratiche sleali nei rapporti fra imprese della filiera agricola e agroalimentare ndr), che è giusto nel principio - perché disciplina le pratiche leali - ma non chiarisce bene le applicazioni.
Non tiene infatti conto dei dettaglianti, ma solo degli appalti con la grande distribuzione organizzata. Da tempo abbiamo chiesto di intervenire per avere norme più chiare che possano tutelare tutti gli attori della nostra filiera”.
Come giudica i ritardi legati al Pnrr?
“Siamo soddisfatti che molti progetti dei principali mercati italiani siano stati accettati: questo rappresenta un riconoscimento della politica del nostro ruolo. Allo stesso tempo tuttavia i ritardi ci preoccupano perché realizzare progetti per 190 miliardi non è semplice e dobbiamo evitare assolutamente lo spreco di risorse e di non riuscire ad usufruire a pieno dei fondi europei”.
Valuta positivamente i lavori di ampliamento del porto di Trieste e l’interporto di Jesi?
“I progetti sono interessanti per avere una nuova via mercantile e possono dare grandi opportunità. D’altronde il nostro settore è strettamente connesso alla logistica, sempre di più i mercati dovranno prevedere servizi innovativi da fornire ai propri clienti per trasformarsi in veri e propri piattaforme logistiche. Per questo spero si possa trovare una strategia che tenga conto dei mercati nazionali”.
Quanto sta incidendo l’aumento del costo del denaro?
“Incide in misura impattante, dato che i prestiti sono arrivati a interessi del 4 percento. Oltre all’aumento del costo del denaro stiamo ancora facendo i conti con i rialzi delle materie prime come il legno e la plastica che hanno toccato tra aumenti del 150 e del 200 percento e che hanno fatto schizzare i prezzi delle cassette e dei contenitori”.
Di Matteo Melani
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