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28/03/2025

ECONOMIA. Turchia sull’orlo del baratro? L'analisi di Coface sull'impatto delle tensioni politiche

L’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, ha innescato un effetto domino sui mercati finanziari turchi, mettendo a nudo le fragilità strutturali di un’economia che, pur mostrando segnali di ripresa, resta vulnerabile a ogni scossone politico. Il crollo iniziale del 12% della lira, parzialmente contenuto al 3% grazie a un intervento tempestivo della Banca Centrale, è solo la punta dell’iceberg di una situazione complessa e in evoluzione.

İmamoğlu, volto dell’opposizione laica e figura chiave nella sfida al lungo dominio di Recep Tayyip Erdoğan, era da tempo sotto i riflettori della magistratura. La sua detenzione, avvenuta in un contesto di tensioni crescenti tra governo e amministrazioni locali, ha fatto scattare l’allarme tra investitori e analisti. Il Credit Default Swap della Turchia, indicatore del rischio-paese, è salito da 250 a 325 punti, segnalando un incremento del rischio percepito, pur rimanendo lontano dai livelli d’emergenza del 2022.

In risposta, la Banca Centrale della Repubblica di Turchia ha convocato un vertice straordinario il 20 marzo, alzando il tasso di prestito overnight al 46% e introducendo misure restrittive per drenare liquidità, tra cui la sospensione delle aste repo settimanali e l’emissione di bond a 90 giorni. Dietro la turbolenza valutaria, si cela una realtà economica segnata da fragilità strutturali. Nonostante l’aumento delle riserve valutarie – oggi a 171 miliardi di dollari – la Banca Centrale ha bruciato circa 20 miliardi in pochi giorni per evitare una fuga incontrollata dalla lira. Un’operazione che, secondo molti osservatori, non può reggere nel lungo periodo.

Nel frattempo, l’inflazione rimane un’incognita. Se i beni hanno beneficiato della recente stabilizzazione valutaria, scendendo dal 68% al 30%, i servizi continuano a viaggiare su ritmi da economia iperinflazionata: oltre il 60%. Questo divario rischia di rendere necessario il mantenimento di tassi d’interesse elevati, con conseguenze pesanti per famiglie e imprese.

“La Turchia è su un crinale: da un lato il ritorno a politiche economiche ortodosse iniziato nel 2023, dall’altro l’incertezza politica che può vanificare gli sforzi compiuti,” osserva Seltem Iyigun, economista di Coface per la Turchia. Le recenti proteste in strada non sono solo espressione di dissenso politico, ma anche il sintomo di un malcontento sociale alimentato dal caro vita e dalla mancanza di prospettive. Secondo Ernesto De Martinis, CEO Coface per la Regione Mediterraneo e Africa, “la situazione attuale dimostra che i rischi politici possono amplificare quelli economici. La fiducia degli investitori internazionali, conquistata faticosamente nell’ultimo anno, potrebbe svanire rapidamente se il clima politico continuerà a deteriorarsi.”

Anche l’Italia osserva con attenzione quanto accade ad Ankara. “La Turchia è un partner commerciale chiave per molte nostre aziende – sottolinea Pietro Vargiu, Country Manager Coface Italia – ed è essenziale che gli operatori economici abbiano strumenti affidabili per gestire i rischi. In un mondo sempre più volatile, l’informazione puntuale è la prima difesa.”

Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

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