31/10/2026

EDILIZIA ARTIGIANA. CNA Costruzioni Arezzo: imprese stabili e occupazione in crescita. Valeri: “Il nuovo è fermo, reggono manutenzioni e ristrutturazioni”

(Riccardo Roccati, presidente nazionale di CNA Costruzioni, con il presidente di CNA Costruzioni Arezzo, Lucio Valeri)

L’edilizia artigiana aretina tiene sul fronte dell’occupazione e dei volumi di lavoro, ma non mancano i segnali da monitorare, a partire dall’aumento della cassa integrazione.

Tra nuove costruzioni ferme, manutenzioni e ristrutturazioni che sostengono l’attività e l’incognita della fine del Pnrr, il comparto si trova davanti a una fase di transizione. È quanto emerge dai dati FALEA Edilcassa relativi al periodo gennaio-agosto 2026 e dal confronto con il presidente di CNA Costruzioni Arezzo, Lucio Valeri, mentre il presidente nazionale di CNA Costruzioni, Riccardo Roccati, intervenuto ad Arezzo, richiama la necessità di programmare il futuro del settore.

Le imprese passano da 443 a 442 (-0,2%), mentre gli operai aumentano da 1.504 a 1.565 (+4,1%). Le ore lavorate restano sostanzialmente stabili (+0,4%) e la massa salari sale da 16,84 a 17,62 milioni di euro (+4,6%). A preoccupare è la crescita del 28,4% della cassa integrazione. Sul fronte camerale, le imprese individuali artigiane erano 2.833 al secondo trimestre 2026, contro le 2.863 dello stesso periodo del 2025.

«Per alcuni aspetti la situazione è abbastanza buona, anche se il momento, in generale, non è dei migliori – spiega Valeri –. A sostenere le imprese sono soprattutto le manutenzioni e le ristrutturazioni, mentre le nuove costruzioni sono un po’ bloccate. Una parte del lavoro arriva comunque dagli appalti pubblici».

L’aumento della cassa integrazione, secondo il presidente di CNA Costruzioni Arezzo, va letto con cautela. «L’aumento dei prezzi delle materie prime e, più in generale, dei costi può mettere in difficoltà le aziende. Un appalto affidato a prezzi che diventano difficili da sostenere può costringere l’impresa a rivedere la propria organizzazione». Anche il ricorso a manodopera temporanea per rispettare le scadenze dei lavori pubblici potrebbe contribuire alla crescita degli operai. «Non significa necessariamente che si tratti di assunzioni stabili», precisa Valeri, che sottolinea l’importanza di condizioni economiche sostenibili e di appalti coerenti con i costi effettivi.

La prospettiva nazionale si concentra soprattutto sul dopo-Pnrr. «Bisogna capire che cosa succederà agli appalti pubblici dopo la fine del Pnrr e trovare nuovi finanziamenti per i Comuni e gli enti», sottolinea Roccati. La sfida riguarda anche la carenza di manodopera: molte imprese continuano ad assumere e investire nella formazione, ma servono risposte strutturali. Sul fronte abitativo, il presidente nazionale critica il piano casa, definendolo «un piano casa per ricchi», perché rischierebbe di favorire i grandi fondi senza rispondere adeguatamente alle esigenze delle famiglie e delle piccole imprese.

Un’opportunità è rappresentata dal recupero degli immobili abbandonati. Una ricerca realizzata da CNA con Nomisma ha censito circa 270mila edifici dismessi in Italia, per una superficie di circa 40 milioni di metri quadrati. «Dobbiamo cominciare a fare progetti importanti», afferma Roccati, indicando nel partenariato pubblico-privato uno strumento per coinvolgere enti locali e imprese, che dovranno anche saper aggregare le proprie competenze.

Infine, il presidente nazionale riconosce il valore del dialogo tra amministrazioni e aziende del territorio aretino, un’esperienza da valorizzare anche attraverso il vademecum locale. Una collaborazione che può contribuire a costruire progetti concreti e a preparare il settore alle sfide dei prossimi anni.

di redazione CUOREECONOMICO
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