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25/08/2021

Federmanager: «Figure ad hoc per la sostenibilità, sia in azienda che per la rigenerazione urbana»

Il presidente Stefano Cuzzilla: «Svolta green pensando al cittadino come prosumer, consumatore e produttore di energia. La burocrazia costa alle imprese italiane circa 30 miliardi, il Pnrr non sia solo assistenzialista».

Gli ostacoli della burocrazia, innovazione e riforme orizzontali. Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager.

(Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager)

Presidente come vanno investiti i fondi europei in arrivo con il Pnrr?

«Il Pnrr ha tracciato la strada delle riforme e per noi l’imperativo è: ammodernare superando il vizio italiano dell’immobilismo. Il piano italiano è un buon piano.

A nostro avviso, ora si tratta di garantirne l’attuazione. Dobbiamo essere in grado di interpretare questo momento in termini di opportunità, per realizzare finalmente una trasformazione profonda del Paese.

Certamente, le opere grandi, così come quelle di più piccola dimensione, vanno portate a compimento, stimolando gli investimenti privati.

E si possono fare senza lasciare margini alla corruzione, al clientelismo o al pressappochismo. Abbiamo le competenze manageriali e amministrative per realizzarle al meglio, valutando possibili impatti ambientali, economici e sociali.

Il Pnrr è come la molla per rilanciare tutti gli investimenti privati, sbaglia chi pensa che sia solo un intervento “assistenziale”.

Dobbiamo mettere in sicurezza il territorio, collegare il sud al nord del paese, le periferie alle città, con un’attenzione nuova all’ambiente e a ciò che lasceremo dopo di noi alle generazioni future».

Cosa chiede Federmanager da un punto di vista della semplificazione e abbattimento della burocrazia?

«La burocrazia è di fatto la struttura sociale più diffusa, con i suoi costi stratosferici colpisce imprese e organizzazioni di qualsiasi dimensione e settore.

Costa alle imprese italiane circa 30 miliardi di euro l’anno e può pesare sino al 4% del fatturato di una piccola impresa, e le Pmi sono il 95% del nostro tessuto produttivo.

Le nostre migliori risorse professionali sono spesso costrette a rapportarsi con procedure troppo complesse e con una stratificazione normativa sconfortante, oltre che con modalità e tempistiche autorizzative non all’altezza di un Paese competitivo.

Dovremmo veramente dare forma a un nuovo paradigma: decentralizzazione, trasparenza, regole snelle.

Questo vale per lo Stato, ma vale anche per noi manager, dobbiamo orientare l’organizzazione d’impresa, verso forme più agili, più veloci e più innovative.

Le riforme di accompagnamento al Pnrr vanno attuate nel segno di un riavvicinamento dello Stato ai cittadini, è il momento delle riforme orizzontali, che agiscono trasversalmente su tutti i capitoli del Piano e la semplificazione amministrativa fa parte di questo tipo di riforme».

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    Innovazione, come va pensata l'impresa di domani?

    «Attualmente nel nostro Paese gli aspetti tecnologici hanno ancora un tratto ambiguo: se per alcune aziende sono la direttrice su cui puntare per uscire dallo stallo, per altre, il sopravvivere alla crisi attuale si traduce proprio in una riduzione negli investimenti digitali.

    Le imprese che non hanno investito negli ultimi anni in innovazione si trovano maggiormente esposte al rischio di restare escluse dalla competizione globale.

    E di non superare lo shock pandemico.

    Per assicurare che le nuove tecnologie siano riconosciute come fattore indispensabile di qualsiasi strategia d’impresa, è fondamentale investire non solo nei beni materiali e strumentali, ma anche nelle competenze digitali che servono a governare l’innovazione.

    Per una strategia competitiva la struttura organizzativa è determinante, ma lo è ancor più la gestione delle risorse strumentali e umane: il management, come artefice e contaminatore dei cambiamenti, gioca un ruolo fondamentale in questo processo».

    Transizione ecologica e rigenerazione urbana, qual è l'idea di Federmanager per le energie e le città di domani?

    «Economia circolare, fonti alternative, efficienza energetica, nuovi modelli produttivi.

    A questo deve guardare l’impresa sostenibile che si preoccupa dell’impatto della sua attività su tutto ciò che la circonda: cittadini, ambiente, amministrazioni.

    Ci sono aspetti organizzativi, logistici, normativi e finanziari che bisogna considerare.

    Ecco perché, con il progetto Bemanager, Federmanager certifica, insieme ad altri profili, anche il manager per la sostenibilità, una figura poliedrica e tanto necessaria alle aziende.

    Le competenze richieste sono tecniche, specialistiche e trasversali.

    È il momento di orientarci verso un modello nuovo e di ripartire con un’impronta più “green” con interventi mirati, in particolare nel sistema dei trasporti e delle infrastrutture, se vogliamo progettare le “città del domani”.

    E la figura del “mobility manager”, ad esempio, sarà una figura indispensabile non solo per migliorare l’accessibilità alla sede aziendale o ottimizzare i costi.

    Dietro alle scelte sulla mobilità, infatti, insiste il grande obiettivo del miglioramento del benessere e della produttività dei propri collaboratori, ma anche della “vivibilità” delle nostre città.

    Inoltre, quest’anno abbiamo pubblicato con Aiee (associazione italiana degli economisti dell’energia) un report sul tema delle comunità energetiche: realizzare sui territori dei percorsi virtuosi in cui il cittadino diventa prosumer, cioè non solo consumatore, ma anche produttore di energia, significa immaginare una nuova forma di sviluppo capace di mettere insieme dimensione locale e globale.

    È un orizzonte ancora lontano, ma anche di questo si parla nel Pnrr e riflette un’idea di crescita sostenibile e, soprattutto, possibile».

    Di Luigi Benelli
    (Riproduzione riservata)

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