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26/09/2021

Gaggino (Ubiemme Gühring): «Transizione verde sì, ma nell’automotive a rischio il 70% di produzioni meccaniche»

(Davide Gaggino, AD Ubiemme Gühring Italia srl)

L’amministratore delegato riflette anche sul caso Gkn e sul caro materie prime. «Delocalizzare vuol dire deindustrializzare, l’inflazione contrarrà il Pil del secondo semestre»

Il settore dell’automotive è chiamato a un cambio di passo, visto l’obiettivo della transizione verde. Da un lato la rivoluzione green rischia di mettere sabbia negli ingranaggi di una produzione chiave per il paese, la meccanica.

Dall’altro il caso Gkn, l’azienda che realizza di componenti destinate alle industrie del settore automobilistico, è un esempio di delocalizzazione.

CUOREECONOMICO ne ha parlato con Davide Gaggino, Amministratore Delegato di Ubiemme Gühring Italia srl, azienda fornitore di utensili ad altissima gamma tecnologica, utensili di precisione, applicazione e Service.

Partiamo dal caso Gkn, quali sono le riflessioni, visto che voi siete fornitori?

«Noi siamo un cliente storico, ma al di là della questione aziendale, da imprenditore si aprono diverse considerazioni. Non posso fare a meno di pensare che situazioni di questo tipo sono gravi e scorrette.

Bisogna fare una riflessione sulla delocalizzazione che vuol dire deindustrializzazione dell’Italia. Credo che la politica dovrebbe intervenire e trattare col gruppo Stellantis, oltre ad avviare una riflessione sui fondi speculativi, come in questo caso quello inglese.

Questo caso rischia di aprire un precedente: guardando in prospettiva futura se lasciamo che succeda, ci potrebbero essere altre code pericolosissime.

Difficile però pensare a una legge per contrastare le speculazioni di fondi esteri, perché vorrebbe dire mettere un freno agli investimenti in Italia. Serve però un punto di equilibrio e la politica deve trovarlo».

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    L’Automotive è un settore che deve attraversare la transizione ecologica, il paese è pronto?

    «Il 40% del nostro fatturato arriva proprio da questo comparto. La situazione è molto complessa perché la peculiarità del mercato italiano è la specializzazione nei motori a scoppio.

    Passare di colpo all’elettrico vuol dire azzerare il 70% delle lavorazioni meccaniche per le costruzioni di motori nel paese.

    Bisognerebbe capire se la soluzione giusta è quella elettrica o se, come sostengono i Germania, la vera rivoluzione arriverà dall’idrogeno, non prima di 10 anni. Tutto questo rischia di essere molto pesante».

    C’è anche il tema del tipo di produzione di energia elettrica

    «Esatto, gran parte dell’elettricità prodotta arriva dalla combustione tradizionale quindi non è energia green. E dovremo avere centraline elettriche ogni chilometro, prodotta con metodo verde per la vera rivoluzione.

    Ci sarebbero lockdown elettrici e le auto hanno ancora poca autonomia. Dunque, transizione sì, ma dobbiamo arrivarci per gradi».

    Altro tema, quello dei rincari delle materie prime e energia. A che rischi andiamo incontro?

    «Rappresentano un grosso problema, nel settore industriale stiamo assistendo a una frenata nelle forniture, delle catene di produzione.

    Questo è uno shock per l’economia. Gli aumenti di prezzi portano a una riduzione di ordinativi e scorte. Tra un paio di mesi scopriremo che il secondo semestre italiano non è stato così brillante come ci aspettavamo».

    Di Luigi Benelli
    (Riproduzione riservata)

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