Gaillard (Cgil VdA): “Necessario rendere il territorio più attrattivo per i giovani”

(Vilma Gaillard, segretaria della Cgil Valle d’Aosta)
La segretaria del sindacato a CUOREECONOMICO: “Nonostante i dati occupazionali positivi, vediamo che in particolare in tanti lasciano la regione, spinti anche dall’elevato costo della vita. Essere di nuovo attrattivi per i giovani è la sfida principale che dobbiamo affrontare. Rischiamo di avere effetti negativi in termini di crescita economica. La desertificazione bancaria sta spopolando le zone montane, è un dato di cui tenere conto. Più formazione per ridurre gli incidenti sul lavoro”
“E’ necessario rendere la Valle D’Aosta più attrattiva, soprattutto per i giovani, che spesso se ne vanno in cerca di migliori opportunità lavorative, spinti anche da un costo della vita tra i più alti d’Italia. Se non si interviene, rischiamo di avere effetti negativi sulla crescita del territorio”.
A parlare è Vilma Gaillard, segretaria della Cgil Valle d’Aosta, che ha tracciato per CUOREECONOMICO un quadro della situazione economica della regione.
Stiamo affrontando una fase complessa: prima la pandemia, poi l’emergenza energetica, ora il forte aumento del costo del denaro. Come questa situazione sta impattando sulle imprese della regione?
“La pandemia nel 2020, l’emergenza energetica e ora l’aumento dei tassi dei mutui hanno gravato in modo rilevante sul nostro territorio. Tuttavia le imprese si sono mostrate estremamente resilienti.
Nel periodo del Covid le realtà più grandi, hanno portato avanti l'attività introducendo dei cambiamenti radicali nell'organizzazione del lavoro. Si è scelto, ad esempio, di ricorrere allo smartworking riuscendo garantire continuità.
Maggiori difficoltà sono state invece registrate dalle piccole imprese del comparto dell’artigianato, che rappresentano la maggior parte delle Pmi della regione.
Si tratta di realtà imprenditoriali di piccole dimensioni, spesso a conduzione familiare, che hanno subìto forti ridimensionamenti con l’emergenza sanitaria e in alcuni casi non sono riuscite più a riaprire.
Con l’emergenza energetica, invece, ci sono state molte difficoltà legate, oltre che all’aumento vertiginoso delle bollette, anche alla carenza di materie prime, ad esempio per la produzione dei microchip.
Infine è arrivato l’aumento a due cifre dell’inflazione che ha peggiorato ulteriormente la situazione in una regione come la Valle d’Aosta dove il costo della vita è tra i più alti in Italia e non è proporzionato agli stipendi.
Ciò ha influito in modo negativo sulla domanda interna, quella estera invece ha continuato a registrare dati positivi”.
Sul fronte occupazione invece qual è la situazione?
“Nel 2023 abbiamo registrato un aumento del 3 percento degli occupati in Valle d’Aosta, un dato decisamente superiore alla media. In maniera speculare abbiamo visto un calo della disoccupazione.
La situazione, al di là dei numeri, non è però priva di criticità. Un'analisi un po’ più approfondita della questione occupazionale fa emergere una problematica importante da affrontare: il trasferimento all’estero dei giovani che si spostano spinti da prospettive economiche migliori e opportunità di crescita professionale maggiore. Di conseguenza molte imprese hanno difficoltà a reperire manodopera qualificata.
La sfida, da questo punto di vista, è rendere di nuovo attrattivo il nostro territorio che, nonostante possa vantare un patrimonio naturale notevole, ha un costo della vita troppo elevato e stipendi non adeguati. Ciò spinge molti residenti, soprattutto giovani, ad andarsene.
Essere di nuovo attrattivi per i giovani è la sfida principale che la nostra regione deve affrontare. Si tratta infatti di un tema legato a doppio filo a quello della crescita economica.
Un altro fattore da prendere in considerazione è il fatto che la principale fonte di posti di lavoro è il turismo, un settore che ha una forte caratterizzazione stagionale.
Se quindi, da un lato è vero che abbiamo un aumento dell’occupazione legato all’andamento positivo di questo comparto, dall’altro però dobbiamo constatare un aumento altrettanto importante del precariato”.
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Per quanto riguarda, invece, il ricorso alla cassa integrazione qual è la situazione?
“In quest’ultimo periodo abbiamo registrato un aumento della cassa integrazione in tutti i settori produttivi, soprattutto nelle aziende più strutturate. Solo per dare qualche numero, la Cig ordinaria è cresciuta quasi del 247 percento da gennaio a novembre 2023 rispetto allo stesso periodo del 2022”.
Può scattare una fotografia della regione in tema di incidenti sul lavoro?
“La Valle d'Aosta ha avuto in questi ultimi 11 mesi una diminuzione di circa il 17,7 percento degli infortuni di lavoro denunciati rispetto allo scorso anno. Il 2022 invece aveva visto invece purtroppo 7 incidenti mortali.
Si tratta di numeri comunque importanti per una piccola regione come la nostra. L’obiettivo è favorire il massimo della sicurezza del benessere dei lavoratori portando a zero questo valore”.
Come bisogna agire per raggiungere questo risultato?
“E’ necessario che i diversi attori coinvolti - istituzioni, enti preposti al controllo, datori di lavoro e sindacati - lavorino il più possibile in modo sinergico, sia nell’ambito della Commissione regionale che si occupa di sicurezza del lavoro sia in generale nella proposta di norme per la tutela dei lavoratori.
In particolare chiediamo che si attivino e si mettano a disposizione degli ispettori per fare i dovuti controlli. La Valle d'Aosta non ha più un ispettorato del lavoro regionale, perché è stato accorpato con il Piemonte.
Su questo punto bisogna intervenire, perché così viene allontanato anche fisicamente quell'istituto che avrebbe il dovere di controllare sulla sicurezza dei lavoratori.
Un altro strumento efficace per promuovere la sicurezza sul lavoro è poi la formazione continua, finalizzata a prevenire gli incidenti.
Sarebbe importante introdurre dei contributi per le pmi più virtuose, ovvero quelle che investono di più in sicurezza”.
Due sfide fondamentali sono quelle legate alla transizione ecologica e digitale. A che punto siamo in Valle d’Aosta? Le aziende del territorio hanno compreso l’importanza di questi temi?
“Nella nostra regione si sconta un po’ un ritardo in questi due ambiti, anche se le aziende sono molto interessate a questi temi.
All'interno del piano delle politiche del lavoro abbiamo realizzato una sorta di alleanza del lavoro fra i vari attori economici della regione - amministrazione regionale, enti locali, datori di lavoro e sindacati - per promuovere un lavoro di qualità e all’avanguardia sui temi del del green e del digitale.
Il nostro tessuto produttivo è fatto di piccole realtà, spesso con capitalizzazione bassissima, che hanno difficoltà a reperire risorse per mettere in piedi percorsi di innovazione efficaci.
La sfida è cercare di accompagnare le pmi in questi percorsi virtuosi adottando una visione sinergica, concreta e lungimirante. In sostanza bisogna mettere a disposizione risorse che consentano di accelerare la trasformazione in chiave green e digitale”.
In questo contesto quale ruolo può rivestire il Pnrr?
“Il Pnrr è una grande opportunità, ma a volte si ha la percezione che la visione sia un po’ troppo parcellizzata. Si attivano dei bandi o comunque dei programmi per l’utilizzo dei fondi che non rientrano nel quadro di una una visione strategica più ampia e strutturata per il futuro della Valle d’Aosta.
Bisogna invece puntare su un approccio che abbini innovazione, sostenibilità economica e tutela sociale. In sostanza è necessario un maggiore coordinamento tra i vari fondi e i vari progetti”.
In tema di desertificazione bancaria qual è la situazione della regione?
“In neanche 9 anni abbiamo chiuso 31 sportelli bancari. Si tratta di numeri importanti se messi in relazione alle piccole dimensioni della nostra regione, in cui in generale ci sono non poche criticità in tema trasporti.
Come è noto il traforo del monte Bianco chiuderà per tre mesi ogni anno per i prossimi 18 anni. Ciò avrà ripercussioni sull’economia della regione.
Tornando al tema desertificazione bancaria, ci sono realtà territoriali che prima erano presidiate e che ora invece si ritrovano prive di filiali. Questo trend contribuisce allo spopolamento già in corso di queste zone, prevalentemente montane, spingendo ancora di più le persone a concentrarsi nella valle centrale.
Un altro aspetto da non sottovalutare è inoltre la mancanza di competenze digitali della popolazione anziana che ha poca dimestichezza con i sevizi online offerto dalle banche”.
Di Monica Giambersio
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