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07/03/2024

Garofalo (Femca Cisl): "Senza un intervento della politica il Made in Italy rischia di scomparire"

(Nora Garofalo, segretaria nazionale di Femca Cisl)

La segretaria del settore chimico-tessile-farmaceutico: "Abbiamo una eccellenza certificata dal genio italiano e non riusciamo a tutelarla. Ma i numeri ci dicono che i comparti fortemente energivori sono in sofferenza. Sul Pnrr non sono preoccupata, bisogna solo comunicare meglio"

Chimica, moda e farmacia. Tre settori chiave dell'economia italiana che stanno attraversando momenti difficili per vari motivi. Quello principale è ovviamente il caro energia che sta erodendo guadagni ed alzando i costi in comparti fortemente energivori.

Un quadro che viene ulteriormente peggiorato da aziende in sofferenza, molte delle quali fanno fatica a restare in piedi e da una concorrenza forte da chi produce con pratiche sleali ed in spregio a qualunque normativa. CUOREECONOMICO ne parla con Nora Garofalo, segretaria nazionale di Femca Cisl.

Qual è lo stato di salute dei comparti chimico, tessile, moda e farmaceutico? Recentemente le associazioni di categoria, in particolare il tessile, hanno sollecitato un intervento del Governo..

Il problema della sopravvivenza delle aziende dopo il Covid e alla luce della situazione geopolitica attuale è molto forte. Il costo dell’energia ha dato colpi molto forte al manifatturiero che è molto energivoro e le aziende hanno dovuto fare fronti a problematiche molto forti su questo fronte, hanno inferto colpi forti a questi settori.

Il Governo è intervenuto ma non basta, è evidente che serve fare di più. La chimica ha bisogno di un rilancio e di investimenti, perché è un settore importante.

Moda e tessile devono superare questa fase ed avere opportunità e tornare a stare sul mercato con le sue produzioni di eccellenza del Made in Italy. La nostra capacità manifatturiera fa la competizione con i mercati che non esprimono qualità. Dobbiamo fare la competizione sulla qualità, non sulla quantità”.

Guardano però alla situazione geopolitica, non si intravedono margini per un rapido ritorno a prezzi energetici più bassi. Allora che si fa?

Bisogna crederci, investire nella competenza e nella qualità dei prodotti. Abbiamo il genio italiano che ci porta a realizzare prodotti che altri non sanno fare come li facciamo noi. I nostri politici devono impegnarsi a favorire quei processi di riconversione industriale, di rivitalizzazione, evoluzione dell’industria, per esprimere al meglio le nostre capacità.

Non possiamo parlare di protezionismo se confrontiamo il nostro made in Italy di eccellenza con quello di Paesi che producono senza regole, senza rispetto per l’ambiente, senza attenzione alla sostenibilità, drogando la concorrenza: penso alla Cina, ma anche all’India, dove non ci sono tutti i vincoli europei non ci sono. Bisogna puntare al sostegno economico e politico delle imprese, ma anche all’evoluzione qualitativa”.

In Umbria è stato presentato “Vitality”, un progetto sulla chimica, che mette insieme l’Università di Perugia e la Regione in un percorso che coinvolge anche Marche ed Abruzzo, che ha come obiettivo la promozione di una strategia comune nell’ambito dell’intervento per la creazione e il rafforzamento dell’Ecosistema dell’innovazione. In particolare si parla di chimica verde, e biotecnologie…

Le trasformazioni richieste, a partire dal green deal, che portano alla scelta di una chimica più sostenibile, che trova sviluppo in una ricerca che deve accompagnare lo sviluppo industriale si concretizzano come il progetto sulle biotecnologie ed i biomateriali che è partito in Umbria, col supporto della Regione.

I fondi del Pnrr e il coinvolgimento dell’Università e delle aziende, porta sempre più a ragionare in questo senso e le aziende del comparto sono consapevoli e vogliono essere parte dei progetti”.

La preoccupa il ritardo nell’attuazione dei progetti del Pnrr?

Non credo che siamo in ritardo. Il problema vero è che c’è scarsa comunicazione di quello che si è realmente fatto, andrebbe condiviso il percorso. Le rate del Pnrr sono state erogate regolarmente, quindi vuol dire che siamo nei tempi. Bisogna che su questo fronte ci sia maggiore confronto”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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