ven 30 gen 2026

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Gay (Confindustria Piemonte): “Su transizione ecologica e digitale noi all’avanguardia, lavorare su competenze”

(Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte)

Il presidente di Confindustria Piemonte a CUOREECONOMICO: “Sostenibilità e digitale sono sfide da gestire giorno per giorno, affrontando in modo mirato processi di cui non possiamo prevedere gli sviluppi. Pnrr fondamentale per questi obiettivi, l’impatto del piano per il Piemonte, in termini assoluti, è pari a poco più di un punto di Pil regionale all’anno”

Lo scorso 11 maggio Confindustria Piemonte ha festeggiato il suo 50° anniversario. In occasione di questa ricorrenza l’associazione ha organizzato un grande evento a Torino a cui hanno preso parte, tra gli altri, il presidente nazionale, Carlo Bonomi, i vertici delle associazioni territoriali piemontesi di Confindustria, Ance Piemonte e, in collegamento, i ministri del turismo Daniela Santanchè, dell'Ambiente e della sicurezza energetica Pichetto Fratin e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.

Per l’occasione abbiamo intervistato il presidente di Confindustria Piemonte Marco Gay, che ha parlato con CUOREECONOMICO degli effetti della crisi energetica sul settore industriale piemontese, ma anche delle sfide legate alla transizione ecologica e digitale.

Qual è stato l'impatto della crisi energetica sul settore industriale piemontese? Attualmente in che fase siamo e quale andamento prevedete nei prossimi mesi?

Secondo i dati di Terna, nel 2022 il fabbisogno di energia elettrica in Italia è stato pari a 316,8 miliardi di kWh, in calo dell’1% rispetto al 2021, con un picco di -1,5% qui al Nord.

Eppure, i prezzi, con una domanda in calo hanno avuto rialzi rilevanti, generando un sovraccosto per la regione pari a 5 miliardi, quasi 4 punti percentuali di Pil. Conosciamo tutti le motivazioni geopolitiche di questo choc. La dipendenza dalla Russia in questi mesi si è fortunatamente ridotta, grazie a importanti accordi internazionali.

Non solo, il Governo ha destinato 21 miliardi dei 30 che componevano la manovra economica, a calmierare i prezzi di carburanti e gas. Una decisione, che insieme al price cap europeo, ha spento le fiammate speculative.

Come Paese però potremmo comunque essere ancora vittime di violente oscillazioni dei prezzi delle bollette. La domanda di energia in Italia è stata infatti soddisfatta per l’86,4% con produzione nazionale, che in larga parte però letteralmente non lo è. Oltre il 50% dell’energia che consumiamo deriva, infatti, da centrali termoelettriche alimentata da gas importato.

Una risorsa il cui utilizzo è addirittura cresciuto del 6,1% nel 2022. Il bicchiere però è anche mezzo pieno. Le rinnovabili, che non sono condizionate dalla geopolitica, sono arrivate al 31,1% del totale.

E’ quindi evidente, che senza l’avvio di questa transizione energetica, l’impatto dell’aumento del gas e della speculazione sarebbe stato ancora più violento.

A guidare la crescita è il fotovoltaico, e il Piemonte non fa eccezione con un’accelerazione fortissima nel 2022 grazie a oltre 10.000 nuovi impianti installati.

Inoltre, la Regione ha approvato una semplificazione della costruzione e dell’esercizio degli impianti di questo tipo, grazie a cui la soglia di applicazione della procedura abilitativa semplificata è estesa ad 1 MW elettrico, rispetto ai 50 kW della legge del 2011. Serve però anche un impegno a livello nazionale per snellire le pratiche.

Terna ha richieste in sospeso per nuovi impianti pari a 300 Gwh, per dare un ordine di grandezza, si tratta di 4 volte l’obiettivo fissato dal piano Fitfor55, dove 55 sta indica l'obiettivo dell'UE di riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030.

Questo perché servono ancora in media sei anni per completare e mettere in esercizio una nuova installazione. E a chi teme “l’invasione” dei pannelli, ricordo che finora solo 10 chilometri quadrati, sui 25mila che compongono la superficie del Piemonte, sono occupati dai pannelli solari”.

Come le imprese piemontesi stanno affrontando le sfide della transizione ecologica e digitale?  A che punto siamo in questi due ambiti?

Da costo, credo che l’energia debba tornare a essere una risorsa. Ad esempio, abbiamo siglato con Confindustria Asti e Confindustria Veneto un accordo per creare una hydrogen valley nell’astigiano, così come monitoriamo e mappiamo le aree industriali dismesse, che possono essere riconvertite anche per utilizzi energetici.

Sono solo due esempi di come la transizione ecologica si innervi nel problema energetico e quindi in larga parte anche nello sviluppo tecnologico e digitale del nostro territorio. In questa prospettiva, credo sia fondamentale anche un lavoro sempre più forte su formazione e competenze.

Non possiamo solo programmare questi cambiamenti, ma dobbiamo gestirli giorno per giorno, perché davanti a noi ci saranno processi di cui non conosciamo e non possiamo prevedere sviluppi e intoppi. Penso all’intelligenza artificiale, che è uno strumento già presente in molte nostre aziende, dove viene utilizzata per migliorare i processi.

A medio termine ci sarà anche l’avvento dei computer quantistici, un’altra decisiva rivoluzione. Non possiamo nemmeno immaginare quali saranno gli impatti sommati di queste tecnologie, anche a livello di cybersecurity.

Per preparare le imprese, tramite Anitec-Assinform, l'associazione italiana delle tecnologie dell'informazione di cui sono presidente, e insieme alla Comitato Piccola Industria di Confindustria, in queste settimane stiamo girando l’Italia per presentare le opportunità legate all’intelligenza artificiale e il 6 giugno avremo la tappa torinese.

Essere pronti a gestire tutte queste transizioni, ci renderà anche più attrattivi verso nuovi soggetti economici, verso i talenti e verso i giovani, anche stranieri. Solo così consolideremo le filiere di cui le nostre imprese fanno parte.

E solo così saremo in grado di compensare almeno in parte l’emergenza demografica, secondo Eurostat se non reagiremo infatti, solo l’area metropolitana di Torino nel 2100 perderà 400.000 abitanti”.

Quale opportunità rappresenta il Pnrr per un Paese all'avanguardia?

Se le tecnologie di cui parlavo, in grado di gestire dati e le informazioni a velocità e con potenze di calcolo che non immaginiamo neanche, potranno accedere anche solo in minima parte alla nostra pubblica amministrazione, in pochi anni imprese e Stato andranno a braccetto.

Questo è proprio uno dei compiti principali del Pnrr, il cui impatto in termini assoluti per il Piemonte è pari a poco più di un punto di Pil regionale all’anno. Far progredire la macchina pubblica, grazie alla digitalizzazione, rappresenterebbe una leva di sviluppo formidabile.

Penso ai tempi della giustizia, dei permessi o all’applicazione corretta e completa delle normative fiscali e tributarie, e quindi all’evasione fiscale. Ma anche alla sanità pubblica, milioni di visite e ricette inutili vengono erogate ogni anno, frutto di finti controlli imposti normativamente, ma mai eseguiti. Miliardi buttati via.

Così come l’energia sprecata dai lampioni sempre accesi, quando i sensori di movimento potrebbero determinare un risparmio energetico pari a un miliardo.

C’è poi un lavoro importante da completare sulle banche dati, intrappolate dalla privacy in gabbie dorate che spesso le rendono inutili.

Creare normative di complessità kafkiana, agitando sempre lo spettro dei furbetti, è dannoso a livello economico, perché non impedisce l’illegalità, e complica la gestione dei progetti per chi lavora onestamente.

Il Pnrr deve consentire di realizzare anche tutto questo, per arrivare anche a un ridisegno della tassazione su imprese e persone, determinando una riduzione strutturale del cuneo fiscale, che così com’è è un freno alla competitività”.

Dal 2022 Confindustria Piemonte aderisce al Global Compact delle Nazioni Unite per la promozione di un’economia globale sostenibile.  Qual è l'importanza di aderire a questa iniziativa?

È stata una decisione quasi fisiologica, che deriva proprio dall’analisi delle tematiche di cui abbiamo parlato finora. Gli obiettivi del Global Compact hanno radicalmente mutato l’approccio culturale verso lo sviluppo dell’intera comunità economica globale.

L’innovazione, oggi come due secoli orsono, non si crea lavorando da soli, ma respirando e condividendo scelte ambiziose.

Questo cammino non può prescindere dai dieci principi del Global Compact, che sono entrati nel quotidiano di chi fa impresa, e si intrecciano proprio con le grandi transizioni che il territorio piemontese dovrà affrontare nei prossimi anni e che richiedono una visione che deve essere strategica, che da oggi avrà al centro anche il Global Compact per Confindustria Piemonte con le otto associazioni territoriali della nostra regione”.

Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)

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