Grossi (Uil Temp): «Lavoro somministrato garanzia per le aziende, ma le multinazionali ne sviliscono la funzione»

(Lucia Grossi, segretaria generale Uil Temp)
A colloquio con la rieletta segretaria generale del sindacato: «Il settore ha tutele, ma non bastano. Serve una stabilizzazione delle produzioni o non ci sarà miglioramento delle condizioni di lavoro»
Lucia Grossi, segretaria generale Uil Temp, è stata appena rieletta a guidare la categoria per il prossimo quadriennio.
Con lei CUOREECONOMICO fa il punto su un argomento tuttora molto caldo, quello delle partite Iva e del lavoro somministrato ed atipico.
In questa delicata fase per il Paese il lavoro somministrato è spesso la parte più debole. Qual è la condizione attuale di questo tipo di lavoratori e quali prospettive all’orizzonte?
«Abbiamo a che fare quotidianamente con la precarietà, in ogni sua forma e abbiamo ben chiaro quale sia la parte più debole del nostro paese, che non è certamente il lavoro somministrato».
«Le lavoratrici ed i lavoratori in somministrazione, difatti, godono della parità di trattamento economico, hanno contratti a tempo determinato e indeterminato, hanno un welfare di settore che si aggiunge alle tradizionali forme di sostegno, hanno un fondo di solidarietà che li garantisce in caso di crisi aziendali, insomma parliamo di una tipologia contrattuale che in questi anni abbiamo messo all’interno di una cornice di tutele e diritti che va ben oltre quanto è previsto in altri Paesi dell’Unione Europea.
Non è mai abbastanza, però, sappiamo quanto sia importante contrastare gli abusi ed eliminare il cattivo utilizzo dell’istituto contrattuale, motivo per il quale, in questa fase del suo rinnovo, abbiamo messo in campo una piattaforma attenta a risolvere ed ampliare, anche alla luce dell’attuale contesto economico, le tutele per le lavoratrici ed i lavoratori del nostro settore».
Perché sempre più aziende ricorrono al lavoro somministrato attraverso le agenzie per il lavoro, anche per contratti a tempo indeterminato? Sta cambiando lo scenario del lavoro?
«Un mondo che torna ad essere diviso in blocchi, inflazione, crisi energetica e di materiali e dunque uno scenario incerto, non solo per le persone ma anche per le imprese, soprattutto le medio piccole che non riuscendo ad avere una finestra progettuale di lungo periodo scelgono la somministrazione come garanzia per loro e per i lavoratori.
Discorso diverso va fatto per le multinazionali, molte delle quali hanno realizzato extra profitti in tempo di pandemia e che oggi vedono comunque crescere i propri introiti.
Queste grandi aziende, in alcuni casi, pur avendo la possibilità di stabilizzare il personale, scelgono la somministrazione, svilendone la funzione e uniformandola, al pari di altre forme di lavoro atipico, a strumento di precarietà ed incertezza lavorativa, rendendo così vana la stessa contrattazione di settore per come è stata costruito dalle parti sociali e che se usata in maniera congrua garantirebbe alle lavoratrici e lavoratori anche ottime opportunità in termini di formazione e ricollocazione.
Sulle multinazionali andrebbe fatto un ragionamento molto più ampio, su come devono essere riconosciuti e redistribuiti gli extra profitti alle lavoratrici ai lavoratori, ovvero a tutte quelle persone che contribuiscono in maniera determinate, con il loro lavoro, alla realizzazione del profitto aziendale».
L’occupazione è cresciuta, ma gran parte del lavoro è lavoro povero e temporaneo: c’è il rischio che questo solco si allarghi?
«Sicuramente siamo dinanzi a una crescita percentuale degli occupati da mesi ormai, effetto della ripresa post pandemia, ma purtroppo quasi 7 contratti su 10 sono a termine o a tempo parziale, spesso involontario. E anche le retribuzioni, special modo per le donne, sono particolarmente basse.
Se non ci sarà una stabilizzazione delle produzioni e un rasserenamento dei mercati a livello globale, non penso che si possa immaginare il miglioramento delle condizioni di lavoro e dei salari.
Come categoria, al pari di tutte le altre, noi lavoriamo al fine di migliorare entrambi gli aspetti e lo facciamo usando il nostro strumento più importante: la contrattazione. Speriamo di riuscirci».
L'Inps ha certificato un milione di dimissioni negli ultimi 6 mesi, con il raddoppio di quelle per motivi economici. Il dato è allarmante. Come si inserisce il mondo del lavoro atipico in questo contesto?
«Ogni bollettino prodotto dall’Inps, dall’Istat, dalla Banca d’Italia, dall’OCSE, è sempre più preoccupante. E il lavoro atipico, ovviamente cresce.
Nei momenti di incertezza e instabilità, con la crisi delle materie prime e adesso con il quadruplicare dei costi dei beni e delle forniture, le aziende sono preoccupate e non investono sul personale e su assunzioni stabili.
Quindi l’inserimento di personale con formule molto “leggere” è certamente di grande impatto, purtroppo. Anche perché spesso atipico fa il paio con insicuro.
Come Uil e UilTemp stiamo conducendo una battaglia, “Zero morti sul lavoro”, al fine di contrastare quella che è diventata una strage che ha contato 1361 morti sul lavoro nel 2021.
Non è più accettabile che si richieda a donne e uomini di lavorare con salari da fame, senza tutele e per di più in condizioni di rischio per la propria incolumità. È una questione di civiltà».
Il commissario Ue Gentiloni ha lanciato un monito, dicendo che è necessario andare avanti con le riforme del PNRR e non si può ripartire da zero, come qualcuno propone. Lei è d’accordo. Cosa vi aspettate per il settore?
«Il contesto purtroppo è di quelli che fa paura e serve un’inversione di tendenza che anche il Pnrr può contribuire a dare se adeguatamente utilizzato, lasciando il lavoro tra le priorità dei suoi pilastri.
Prima una crisi economica, poi la pandemia che ancora non ci lascia, ora una guerra con un mondo che sembra dividersi di nuovo a blocchi.
Non possiamo sbagliare, specialmente nei confronti di lavoratrici e lavoratori che vivono un’esistenza di ansia, con un contratto a termine, con un salario medio che raggiunge a stento i 400 euro.
Per quanto riguarda i periodi di crisi, la somministrazione ha visto sempre visto crescere il proprio utilizzo e i dati del primo semestre del 2022 vanno in questa direzione: dall’inizio della pandemia ad oggi abbiamo vissuto una costante crescita dei contratti, soprattutto se confrontati con i dati del 2019 (anno di riferimento pre-pandemico).
Fin quando l’economia non troverà una propria stabilità e le condizioni politiche ed economiche a livello globale non saranno tali da dare certezza in termini di visione prospettica sul futuro, difficilmente le aziende riprenderanno ad assumere direttamente.
Nel frattempo, come Categoria Sindacale, dovremmo esser pronti a garantire, attraverso la contrattazione, un corretto utilizzo del contratto di lavoro in somministrazione, strumento flessibile ma al contempo tutelato.
Lo abbiamo fatto in passato, durante l’emergenza pandemica, dando dimostrazione di quanto sia fondamentale il ruolo del sindacato e delle relazioni tra parti sociali, per consentire una risposta immediata in termini di tutele e garanzie ai bisogni di lavoratori ed aziende.
E continueremo a farlo ovviamente anche in futuro perché il lavoro dignitoso è un diritto al quale una società che si auto definisce evoluta come la nostra, non può sottrarsi».
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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