Guarini (Fisascat Cisl): “Procedere al rinnovo dei contratti nazionali e investire sul brand Italia”

(Davide Guarini, segretario generale Fisascat)
Il segretario generale della Federazione italiana sindacati addetti servizi commerciali, affini e del turismo (Cisl), a CUOREECONOMICO: “Il comparto può dare risposte importanti in termini di occupazione per le donne e i giovani. E’ importante adottare una visione sinergica che sappia valorizzare le risorse del Paese”
L’impatto della crisi energetica e dell’aumento del costo delle materie prime sul comparto turistico e commerciale. Il ruolo chiave di una visione industriale, incentrata su un modello di tipo sinergico, per dispiegare appieno il potenziale del patrimonio turistico italiano. E ancora i punti chiave dell’accordo ponte sui futuri rinnovi dei contratti nazionali del terziario.
Sono stati questi i temi principali toccati dal segretario della Fisascat Cisl Davide Guarini, che ha spiegato a CUOREECONOMICO come due questioni chiave da affrontare, per quanto riguarda il comparto turistico, siano il contrasto al precariato e la necessità di destinare risorse alla riqualificazione delle strutture ricettive e alla formazione di qualità per il personale.
Qual è stato l’impatto della crisi energetica sul settore turistico e su quello dei servizi commerciali?
“Faccio una premessa. Il settore del turismo ha dovuto affrontare grandi criticità durante il periodo della pandemia, ma anche nella fase successiva, durante la quale i blocchi sono stati superati.
Questo comparto rappresentava un segmento della nostra economia molto attivo, registrando numeri importanti fino 2019.
Appena è partita la fase di ripresa post-Covid, inoltre, la possibilità di tornare a contesti di convivialità ha fatto sì che, per certi aspetti, ci fosse la possibilità di “rientrare in carreggiata”.
“Lo stesso vale per il commercio non legato al settore alimentare, che ha dovuto affrontare i periodi di chiusura legati alle restrizioni per la pandemia e ha sofferto notevolmente.
In questo scenario, già di per sé complicato, si sono inseriti la crisi energetica e il conflitto russo-ucraino. Abbiamo avuto in prima battuta alcuni effetti legati al rincaro delle materie prime, che però non dipendevano esclusivamente dall’aumento dei prezzi dell’energia. Poi è scoppiata l’emergenza energetica.
Naturalmente né il comparto del turismo né quello del commercio possono essere considerati energivori come, ad esempio, quello siderurgico o della ceramica, ma comunque si tratta di settori in cui il costo dell’energia ha un suo peso.
Basti pensare che, sia negli alberghi sia nelle attività commerciali, la climatizzazione incide in modo importante a causa dei frigoriferi o di tutta una serie di macchinari. Anche il turismo e il commercio quindi hanno subìto l’impatto negativo del forte aumento delle bollette.
Va inoltre considerato il fatto che il commercio al dettaglio e il turismo sono l’ultimo anello della filiera prima del consumatore e, in contesti caratterizzati da alta inflazione, devono conciliare la necessità di avere delle marginalità con la capacità di contenere i prezzi andando incontro ai consumatori.
Ciò fa capire come questi due settori si siano trovati a dover razionalizzare i costi, essendo costretti a tagliare indistintamente su tutte le voci di spesa, compresa la forza lavoro”.
Lei ha citato il tema dell’occupazione. Può darci qualche dettaglio in più sull’impatto che l’aumento del costo di energia e materie prime ha avuto in quest’ambito specifico?
“In entrambi i settori, turistico e commerciale, la forza lavoro è centrale, perché legata al mantenimento di elevati standard di qualità del servizio e di professionalità del personale.
In generale, in questo contesto di crisi energetica, che vede bollette elevatissime, l’imperativo è purtroppo quello del risparmio in qualunque ambito possibile. Questo contesto costringe le imprese a fare tagli anche sulla forza lavoro.
Si tratta di scelte che vanno a pesare su lavoratrici e lavoratori che operano in contesti legati alla stagionalità e non solo, dove la flessibilità è esasperata e sfocia spesso nella precarietà.
Naturalmente questi aspetti caratterizzano di più il comparto turistico rispetto a quello commerciale, ma anche quello commerciale ne è toccato”.
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Quali sono quindi gli interventi che ritenete prioritari per questi due comparti?
“Quando si parla di turismo noi crediamo che sia necessario porre l’attenzione al potenziale di sviluppo legato alle diverse risorse del Pnrr.
La nostra preoccupazione è che non si riesca a mettere in campo una progettazione tale per cui le risorse dedicate direttamente o di riflesso al settore del turismo vengano “messe a terra” nei tempi previsti e con le modalità richieste dagli interventi strutturali necessari a rilanciare questo settore.
Solo per fare un esempio, c’è la necessità di riqualificare le strutture ricettive e di destinare maggiori risorse alla formazione di qualità per il personale che opera nel settore, promuovendo la competitività delle imprese e la crescita professionale delle persone.
Un altro tema chiave, sempre in ambito turismo, è poi quello del lavoro stagionale. E’ fondamentale capire come evitare di penalizzare i lavoratori stagionali e cercare di mettere a disposizione ammortizzatori sociali adeguati.
Attualmente, invece, questi strumenti stanno coprendo sempre meno il periodo che non è legato al lavoro, con penalizzazioni sia dal punto di vista contributivo sia da quello della corresponsione della Naspi.
Servono, inoltre, delle politiche che rendano questo comparto appetibile da un punto di vista lavorativo. Bisogna contrastare il fenomeno della precarietà.
La possibilità di ricorrere ai voucher in maniera generica per qualsiasi tipo di lavoratore e senza una specifica perimetrazione, a nostro avviso, disincentiva chi vuole lavorare nel comparto turistico.
Non ne ravvisiamo la necessità, ma se le imprese ritengono necessario utilizzarlo crediamo sia necessaria una regolamentazione sul piano contrattuale di questo strumento.
Bisogna definire meglio a livello contrattuale dove è necessario usarlo, in quali periodi, per quali figure professionali e in quali percentuali”.
Qual è l’importanza di una visione industriale applicata al turismo?
“Il turismo è importantissimo per l’economia del nostro Paese. Il comparto nel complesso, compreso l’indotto, costituisce quasi il 15% del Pil, rappresentando una vera e propria miniera d’oro per l’Italia, che richiede una visione di tipo industriale per poter dispiegare tutto il suo potenziale.
Il settore può dare risposte importanti anche in termini di occupazione per le donne e i giovani. Per questo, quando si affrontano questi temi, bisogna adottare una visione sinergica, che declini il concetto di turismo nell’accezione più ampia e trasversale del termine, inglobando, ad esempio, anche il settore dei trasporti.
E’ infatti fondamentale far arrivare i turisti nel nostro Paese in modo agile e permettere loro di spostarsi in modo efficiente su tutto il nostro territorio.
In quest’ottica, come sindacato, crediamo che sia importante puntare, oltre che sulla promozione del territorio su base regionale, anche su una comunicazione efficace all’estero del “Brand Italia” nel suo insieme.
In sostanza è necessario che ci sia un sistema che marcia all’unisono per raggiungere risultati concreti e sfruttare in modo efficace l’alto potenziale del settore turistico”.
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Avete recentemente siglato un accordo ponte sui futuri rinnovi dei contratti nazionali del terziario. Quali sono i punti chiave?
“Questo tema mi dà un assist per sottolineare l’importanza di riattivare tutti i tavoli di confronto negoziale e procedere al rinnovo dei contratti nazionali attesi da più di 5 milioni di lavoratrici e lavoratori del terziario di mercato.
Come segretario generale della Fisascat Cisl sono molto preoccupato, perché, nel contesto produttivo italiano, i contratti non rinnovati, sono ormai quasi tutti nel settore del commercio, dei servizi, del terziario.
Per quanto riguarda in particolare il settore del turismo, auspichiamo che il 2023 sia l'anno della contrattazione. Abbiamo avuto anni difficili, caratterizzati dal Covid, dalla crisi energetica, dalla guerra.
A ciò si aggiunge inoltre l’inflazione, che purtroppo morde riducendo il potere d'acquisto anche dei lavoratori di questi settori. Per noi è quindi fondamentale riattivare i tavoli di confronto.
Anche nel settore del commercio, con il contratto nazionale scaduto nel 2019, era necessario ragionare su come affrontare la crisi generata dalla pandemia.
Abbiamo tentato di riattivare i tavoli, abbiamo fatto alcune valutazioni, abbiamo fatto approfondimenti tematici su vari versanti della contrattazione e poi alla fine ci siamo resi conto che bisognava intervenire in questa situazione complessa.
Abbiamo così sollecitato le nostre controparti, perché si mettessero in campo strumenti adeguati, anche fuori dagli schemi della contrattazione classica, per dare una risposta sul piano salariale e favorire un minimo recupero del potere d’acquisto.
Abbiamo convenuto - insieme alle associazioni rappresentative del settore (Confcommercio, Confesercenti, Federdistribuzione, Ancc Coop, Confcooperative Consumo e Utenza e Agci Agrital) - di riconoscere agli oltre 3,5 milioni di lavoratrici e lavoratori del terziario, distribuzione e servizi, della distribuzione moderna organizzata e della distribuzione cooperativa un contributo una tantum di 350 euro al IV livello, da riparametrare per gli altri livelli, che verrà erogato secondo questo schema: 200 euro a gennaio 2023 e 150 euro a marzo 2023.
Poi, dal 1° aprile, abbiamo convenuto, su forte insistenza delle organizzazioni sindacali, di dare un primo segnale di incremento della retribuzione con il riconoscimento di 30 euro mensili, a titolo di acconto sui futuri aumenti contrattuali, sempre al IV livello da riparametrare per gli altri livelli.
Così c'è un segnale di incremento anche della retribuzione e non solo legato a un riconoscimento una tantum. Questo chiaramente non pregiudica la discussione contrattuale relativa a una valutazione delle misure da mettere in campo sul piano dell'aumento economico complessivo da riconoscere in busta paga”.
Di Monica Giamberesio
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