Il tessile riciclato di Prato, eccellenza italiana minata da caro prezzi e burocrazia

(Fabrizio Tesi, presidente Associazione Tessuti Riciclati)
Fabrizio Tesi, presidente di Associazione Tessuti Riciclati a CUOREECONOMICO: “La nostra filiera sostenibile è riconosciuta in tutto il mondo, ma il conflitto ha aumentato i costi e ci ha tolto un mercato. Più semplificazione niente Iva e transizione rapida per aprire nuovi cantieri”
Se in Italia l’economia circolare stenta a decollare, esistono realtà che hanno fatto del riuso la propria tradizione. Come nel caso del distretto tessile di Prato, dove il riciclo dei tessuti rappresenta da quasi due secoli il punto fondamentale di attività tramandate nel corso del tempo.
“La nostra tradizione di riciclo dei prodotti usati è riconosciuta in tutto il mondo, tanto che nella nostra città sono passati i più grandi marchi di moda che oltre al prestigio dei nostri tessuti hanno preso spunto anche dal nostro metodo di lavoro”, dice Fabrizio Tesi, presidente di Associazione Tessuti Riciclati.
Oltre alle imprese guidate da nativi pratesi, a Prato esistono molte imprese a guida cinese che si occupano di confezionamento. Insomma, un polo industriale dove il saper fare si coniuga all’innovazione.
Caro-energia e materie prime fanno scendere la produzione
Negli ultimi decenni il distretto tessile di Prato ha vissuto alti e bassi: dalla crisi del 2008 alla ripresa tra il 2014 e il 2018 fino al crollo dovuto alla pandemia. Ora, come tutti i settori sta facendo i conti con gli aumenti dei costi dovute alla guerra in Ucraina.
“Oltre delle bollette, sui nostri bilanci pesano anche i costi indiretti perché l’Ucraina rappresenta un mercato di riferimento nella confezione”, spiega Tesi.
“Dopo la fine delle restrizioni e il rallentamento tessile in Cina - continua - speravamo di tornare ai numeri del 2019, ma con il conflitto ha acuito i problemi”.
Secondo l’ultimo studio di Irpet, la produzione tessile registrata nel maggio del 2022 è diminuita del 4,3% rispetto a gennaio del 2020 e il numero dei lavoratori nel settori è calato del 2,1% nell’ultimo anno.
Insomma, una situazione in chiaroscuro in cui l’aiuto pubblico rappresenta uno strumento per rilanciare l’economia. Come il Pnrr, destinato anche alla Toscana.
“I soldi servono, ma occorre accelerare l’apertura dei cantieri per le nuove infrastrutture e semplificare la burocrazia per chi intende partecipare”, dichiara.
Regole certe per favorire la sostenibilità
Se Prato rappresenta un modello di filiera sostenibile, per favorire l’economia circolare serve anche il contributo dei consumatori.
A gennaio di quest’anno è entrata in vigore la legge sull’obbligo della raccolta differenziata per il tessile, con l’obiettivo di favorire il riuso e limitare le emissioni di anidride carbonica.
“Al di là delle intenzioni, gli effetti positivi si noteranno solo se i comuni e le regioni attueranno regole certe per certe per la separazione dei tessuti dagli altri rifiuti.
Ad oggi sono poche le città virtuose che si sono dotate di strutture per il deposito e lo stoccaggio dei tessuti”, afferma Fabrizio Tesi.
Le richieste: niente Iva e transizione rapida
Dunque dalla politica manca la spinta giusta per favorire l’economia circolare. “Purtroppo si parla tanto di sostenibilità ma chi vuole riciclare i prodotti usati si trova intrappolato in una contraddizione di leggi nazionali e regionali. Poi sui prodotti riusati non dovrebbe gravare l’Iva, come nel mercato delle auto usate”, osserva.
“La transizione verso le energie rinnovabili - continua - deve essere fatta, ma siamo in ritardo e ora ci rendiamo conto che essere dipendenti da altri paesi come la Russia per l’energia e il gas rappresenta un fattore di vulnerabilità per il nostro sistema produttivo”.
Se le giovani generazioni sono quelle più sensibili al rispetto dell’ambiente, sul fronte lavorativo sembrano lontane dalla tradizione del tessile.
“A Prato mancano figure professionali come tecnici e chimici. Mi auguro - conclude Fabrizio Tesi - che le nuove generazioni si mettano in gioco e sfruttino le opportunità di know-how che la nostra città offre, altrimenti rischiamo di perdere un pezzo importante dell’industria italiana”.
Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)
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