In Toscana le presenze negli alberghi spingono il turismo

(Daniele Barbetti, presidente di Federalberghi Toscana)
Il dato emerge dallo studio “Alberghi e affitti brevi – modelli di sviluppo locale a confronto”, realizzato da Sociometrica per Federalberghi nazionale. Il resto è legato alle presenze non registrate, che spesso alloggiano nel circuito degli affitti brevi. Il presidente di Federalberghi Barbetti: “gli alberghi sono il motore di un’economia dagli effetti espansivi, che richiede aziende strutturate. Nelle locazioni brevi ci si limita a consegna chiavi e pulizia finale delle camere” Il direttore di Confcommercio Toscana Marinoni: “auspicabili più controlli per far emergere le presenze “sommerse”. Altrimenti è impossibile gestire bene i flussi turistici”
Ammonta a oltre 6,6 miliardi di euro la spesa per consumi turistici sviluppata nel 2022 nel circuito della ricettività toscana, di cui l’85,9% (5,7 miliardi di euro) prodotta dalle presenze registrate e il resto da quelle “non osservate”, ovvero ignote alle statistiche ufficiali, che spesso alloggiano nel circuito degli affitti brevi.
La stima arriva dall’ultima indagine effettuata da Sociometrica per Federalberghi-Confcommercio, che ha voluto mettere a confronto due diversi modelli di sviluppo turistico locale: gli alberghi e il circuito degli affitti brevi.
“Entrambi servono ad offrire ospitalità ai turisti, ma nel primo caso si tratta di una economia d’impresa, nel secondo di un’economia di rendita. Il sistema alberghiero genera un impatto economico maggiore sul territorio, sia a livello di occupazione sia di ricchezza prodotta.
Presuppone infatti una macchina aziendale più complessa e strutturata, richiede più investimenti e più figure professionali per poter offrire più servizi”, sottolinea il presidente di Federalberghi Toscana Daniele Barbetti, “il valore di un albergo non sta semplicemente nei suoi fatturati, ma negli effetti espansivi che diffonde sugli altri settori.
Una capacità moltiplicativa che invece nel caso degli affitti brevi è molto limitata, visto che in genere si limitano a operazioni come la consegna delle chiavi, la pulizia finale delle camere e la manutenzione ordinaria”.
A livello nazionale, i pernottamenti non rilevati, che lo studio di Federalberghi stima al 23,6% dei flussi turistici, generano solo l’11,9% dei consumi e, di conseguenza, un’analoga percentuale nella creazione di ricchezza e di occupazione.
L’economia prodotta dalle presenze ufficiali copre invece un valore complessivo che riesce a finanziare oltre un milione di occupati.
Non solo affitti brevi, per crescere ancora
“A livello toscano - spiega il presidente Barbetti - i pernottamenti non rilevati generano solo il 14,1% dei consumi turistici e sono sviluppati in quel sistema ancora troppo spesso confuso degli affitti brevi, nel quale la Toscana e il suo capoluogo vantano purtroppo dei record negativi”.
Con quasi 60.000 (59.058) unità locative offerte sul web, la Toscana è infatti la regione con il più alto numero di annunci di locazioni turistiche sul portale Airbnb.
Firenze è al terzo posto nella classifica dei comuni turistici con maggiore offerta di alloggi disponibili per affitti brevi (se ne contano 8.454), subito dopo Roma (19.336) e Milano (12.264). La città è terza anche per il loro tasso di occupazione, pari all’83%.
Vale a dire che oltre otto posti letto su dieci tra quelli disponibili nella rete degli affitti turistici brevi vengono effettivamente venduti ai turisti. Un tasso di occupazione superiore lo registrano solo Roma (88%) e Positano (84%).
Combattere sommerso e concorrenza sleale
“Purtroppo, tra sommerso e ignoranza delle norme, molte delle presenze nel circuito degli affitti brevi restano ignote, mentre quelle negli alberghi sono soggette a dichiarazioni e rilevazioni puntuali”, precisa il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, “in queste condizioni è impossibile gestire i flussi turistici in maniera ponderata. Per questo auspichiamo un aumento dei controlli per far emergere le dimensioni reali della ricettività toscana”.
“Questo serve non solo a ripristinare le regole della concorrenza leale - aggiunge il presidente di Federalberghi Toscana Daniele Barbetti - ma anche a comprendere meglio quanto pesa il turismo nell’economia regionale.
Ancora troppi lo sottovalutano o pensano di poterlo misurare solo in base al numero degli arrivi e delle presenze. È come se volessimo quantificare l’economia della moda contando solo i capi prodotti, anziché il loro valore effettivo.
Funziona così anche nella ricettività: ogni posto letto occupato mette in moto un indotto di dimensioni variabili. E il valore generato da un soggiorno in albergo è superiore di quello legato all’alloggio in un appartamento in affitto”.
Redazione Cuoreeconomico
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