INFRASTRUTTURE. Luigi Tomasi, Presidente CNA Sardegna: “Un ritardo storico: siamo al 177° posto in Europa”

(Luigi Tomasi, Presidente CNA Sardegna)
La Sardegna si trova a un bivio cruciale: da un lato, un ritardo infrastrutturale senza precedenti che ne penalizza lo sviluppo economico e sociale; dall’altro, la necessità di investimenti strategici e di una governance più efficiente per colmare il divario con il resto d’Italia e d’Europa. Luigi Tomasi, Presidente di CNA Sardegna, analizza lo stato delle infrastrutture materiali e immateriali dell’isola, evidenziando le criticità e proponendo soluzioni per trasformare l’insularità da ostacolo a opportunità
Presidente Tomasi, partiamo dallo stato attuale delle infrastrutture in Sardegna.
“È una condizione che ci parla di un ritardo storico e strutturale rispetto alla media degli indici infrastrutturali delle altre regioni italiane. In termini di performance, legate alla dotazione infrastrutturale, le province della Sardegna si posizionano tutte nella parte bassa della classifica delle 105 province italiane. In Sardegna la dotazione infrastrutturale è pari a 50,5 punti (su 100) contro il 78,8 che si registra nel resto del mezzogiorno. Inoltre, la Sardegna è l’isola europea geograficamente più isolata rispetto al continente; ha un mercato interno molto ridotto (un milione580mila residente) e disperso (68 abitanti per km quadrata). È pertanto caratterizzata da insularità e perifericità non solo rispetto al resto del paese, ma anche al suo interno. Ciò produce non solo un incremento dei costi, ma crea anche discontinuità, ritardi e debolezze nelle connessioni e nei processi di diffusione dello sviluppo. Nello specifico l’isola occupa, in termini di infrastrutturazione, il 177° posto in Europa su 244 regioni; La Sardegna pur essendo l’unica regione priva di autostrade, presenta ancora infrastrutture ferroviarie fatiscenti penalizzate dalla mancanza di reti elettrificate, di stazioni di livello superiore e dalle limitazioni conseguenti al binario unico e non elettrificato. Nonostante questi livelli di arretratezza non risulta essere beneficiaria di alcun intervento infrastrutturale di sistema improntato allo sviluppo delle reti e della mobilità; la Sardegna è inoltre l’unica regione italiana a non disporre del metano, condizione che fa del caro energia un’altra componente rilevante in termini di penalizzazione per la competitività del sistema produttivo”.
Quali sono le priorità per migliorare le infrastrutture materiali?
“Servono da un lato investimenti che, per dimensione e scala, necessitano di un maggior impegno politico e finanziario da parte dello Stato, almeno paragonabile a quello di Francia e Spagna per le loro Isole maggiori ( il grande tema dell’insularità , della continuità territoriale - persone e merci -) dall’altro è necessaria come CNA sostiene da tempo una migliore qualità Istituzionale da parte della Regione Sardegna, condizione fondamentale per migliorare l’efficienza della governance e dell’amministrazione pubblica nell’allocare in maniera virtuosa le risorse pubbliche, chiamate a produrre effetti e ricadute positive nel medio lungo periodo nei processi di sviluppo; E’ questo uno dei punti nodali che maggiormente hanno influito e spiegano, in parte, le ragioni del sottosviluppo della Sardegna come delle altre regioni meridionali. L’indice EQI, (European Quality of Government Index) della Commissione Europea che misura la qualità amministrativa a livello locale, suggerisce l’esistenza di un problema nella qualità della governance della Sardegna assegnandole un gap quantificabile in oltre 10 punti percentuali rispetto alla già deficitaria situazione italiana, (solo il 10% delle regioni europee mostra un indice inferiore a quello della Sardegna). Basti pensare che la fotografia attuale della programmazione del Piano di Sviluppo e Coesione dell’isola 2000-2020 che - come noto - raggruppa tre cicli di programmazione FSC, ci dice che solo il 47% di quanto stanziato è stato speso e che circa 300 milioni di interventi verranno definanziati”.
E per quanto riguarda le infrastrutture immateriali, a che punto è la Sardegna?
“È noto, ancor più oggi, nel pieno di un processo di straordinaria accelerazione della evoluzione tecnologica impressa dalla transizione ecologica e digitale come le infrastrutture immateriali siano fondamentali per il rafforzamento e lo sviluppo del tessuto imprenditoriale, agevolare l’attività delle aziende presenti a livello locale, incidere sulle scelte di insediamento delle persone (residenti, lavoratori, turisti) e di nuove attività produttive, nonché sulle convenienze logistiche delle imprese, per attrarre nuovi investimenti. Il digital divide è ostacolo ai processi di sviluppo socio - economico; la banda larga è fondamentale per chi utilizza internet per lavoro o per il tempo libero. Da questo punto di vista la Sardegna è una delle regioni più penalizzate. Secondo i dati Eurostat, in Sardegna la connessione veloce riuscirebbe a raggiungere circa 84% degli abitanti. Per quanto riguarda la fibra ottica al contrario sono ancora molte le aree, in particolare dell’interno prive del servizio. C’è da dire che è in corso da anni in Sardegna uno sforzo significativo con molti programmi di investimento che da ultimo sono confluiti nella nuova Strategia Nazionale (Strategia Italiana per la Banda Ulta Larga2023-2026) che intende contribuire alla digitalizzazione del paese anche attraverso il rilancio del settore Telco, per rispondere alla necessità e bisogni di cittadini-utenti e imprese, supportando l’offerta e la domanda di connettività e servizi innovativi a cui è affidato l’obbiettivo di riduzione del digital divide tra le aree metropolitane o urbane più grosse e le aree periferiche e rurali. Il totale delle risorse previste in Sardegna ammonta a 2,8 mld. di euro, la maggior parte delle quali già potenzialmente disponibili (2,4 mld di euro) da varie fonti di finanziamento (Piano Nazionale Complementare, Fondi Strutturali, Fondi di Sviluppo e Coesione e PNRR) mentre vanno reperiti ulteriori 400 milioni di euro”.
Quali soluzioni propone CNA?
“CNA opera e svolge una funzione di stimolo, di analisi e di riflessione attraverso la promozione di studi, di momenti di confronto con le Istituzioni, Regione Sardegna in primis, affinchè la programmazione economica e le strategie infrastrutturali sui diversi orizzonti temporali, tengano conto delle reali esigenze del mondo imprenditoriale. Il processo di trasformazione infrastrutturale e logistica che - CNA chiede - sia sostenuto da una visione organica di medio lungo periodo come fattore strategico per la crescita; tutto questo non può prescindere da una visione che metta allo stesso tavolo stakeholder economici, Istituzionali, del mondo della ricerca e della società civile con le rappresentanze economiche che possono e devono agire da facilitatore”.
Claudia Boccucci
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