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22/05/2024

Innovazione, dall’Ue arriva la prima norma che regola l’intelligenza artificiale

Con il via libera del Consiglio europeo il Regolamento sull’intelligenza artificiale (IA Act) è ufficialmente entrato in vigore. Da diversi anni si dibatte sull’intelligenza artificiale e dei suoi rischi sulla privacy e sulla sostituzione dei lavoratori, ma da Bruxelles è arrivata la prima norma al mondo che ne stabilisce i limiti sia per le singole persone che per le imprese.

Il regolamento, infatti, promuove la sicurezza e l’innovazione salvaguardando i principi stabili dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Con le nuove norme verranno considerate fuorilegge tutte quelle applicazioni che ledono i diritti dei cittadini europei come i sistemi di biometrica basati su caratteristiche sensibili e l'estrapolazione indiscriminata di immagini facciali da internet o dalle registrazioni dei sistemi di telecamere a circuito chiuso per creare banche dati di riconoscimento.

Vietati anche i sistemi di riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro e nelle scuole, i sistemi di credito sociale, le pratiche di polizia predittiva (se basate esclusivamente sulla valutazione delle caratteristiche di una persona) e i sistemi che manipolano il comportamento umano o sfruttano le vulnerabilità delle persone.

Le uniche eccezioni riguardano le forze dell’ordine per i soli casi previste dalla legge. Un freno anche per i contenuti deepfake che dovranno essere classificati come tali.

Le norme in questione avranno effetto due anni dall'entrata in vigore, con l'eccezione dei divieti, che scatteranno dopo sei mesi, dei controlli sui sistemi di intelligenza artificiale per finalità generali, compresa la governance (12 mesi) e degli obblighi per i sistemi ad alto rischio (36 mesi).

Per tanti settori l’intelligenza artificiale è già una realtà (basti pensare al settore del credito e del commercio online), ma per rendere l’innovazione accessibile a tutti occorre assistere le imprese nel proprio percorso e il Regolamento ha stabilito che i paesi dell’Ue dovranno riservare spazi meccanismi di prova in modo che PMI e start-up possano sviluppare sistemi innovativi prima di immetterli sul mercato.

Redazione Cuoreeconomico
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