L'accesso al credito allarga il gender gap: alle donne 70 miliardi in meno
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(Lando Maria Sileoni, presidente Fabi)
L'analisi della Fabi: il credito concesso alle donne è pari al 20,1 percento del totale contro il 34,5 percento di quello degli uomini, mentre valgono il 45,5 percento i finanziamenti cointestati. In coda Campania, Puglia, Veneto ma anche Lombardia, mentre al primo posto ci sono Valle d'Aosta, Sardegna, Lazio ma comunque sempre non sopra il 25 percento. Sileoni: "È un problema che nasce in banca, ma non è responsabilità delle banche se, purtroppo, esistono queste differenze, che nascono da lontano, da ragioni sociali e anche culturali. Le medesime disparità si riscontrano, tra altro, per quanto riguarda gli stipendi e le pensioni, più basse per le donne, fattori che poi condizionano l’accesso al credito. È necessario studiare tutte le misure possibili per ridurre questi divario"
La disparità di genere trova conferma anche nel credito bancario: agli uomini va quasi il doppio dei prestiti rispetto alle donne.
Lo conferma un'analisi della Fabi, le Federazione autonoma dei bancari italiani. Nell'indagine, Fabi sottolinea come lo stock dei finanziamenti alle famiglie concesso dagli istituti, nel 2023, ammontava a oltre 474 miliardi di euro: di questi 164 miliardi è stato erogato agli uomini, 95 miliardi alle donne e 216 miliardi si riferiscono a contratti di finanziamento cointestati.
Complessivamente, il credit gender gap vale quasi 70 miliardi su scala nazionale: il credito concesso alle donne è pari al 20,1 percento del totale contro il 34,5 percento di quello degli uomini, mentre valgono il 45,5 percento i finanziamenti cointestati.
La distanza tra le donne e il credito non divide però l’Italia in due: il divario risulta omogeneo, infatti, in tutte le aree geografiche del Paese.
La classifica per regione
Le regioni peggiori sono Campania, Puglia, Veneto, Sicilia, Basilicata, Lombardia, Piemonte e Calabria, dove il credito concesso alla clientela femminile non supera la media nazionale di circa 20 percento.
Le tre migliori, invece, sono Valle d’Aosta, Sardegna e Lazio dove i finanziamenti bancari per le donne arrivano rispettivamente al 25 percento, 23,2 e 22,9. In Molise, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Trentino-Alto Adige, Abruzzo, Toscana e Liguria le quote rosa del credito vanno dal 20,8 al 22,4 percento.
La mappa del credito bancario mostra quanto l’accesso ai finanziamenti, in Italia, sia prevalentemente maschile e quanto il fenomeno sia diffuso in tutto il territorio nazionale.
Da Nord a Sud, agli uomini viene concesso molto più credito rispetto alle donne, e se il primato della discriminazione di genere è tutto meridionale, il mercato del credito in favore della clientela femminile stenta a decollare anche nei territori settentrionali.
Le ragioni di questa disparità sono comuni: tasso di occupazione più basso, stipendi e pensioni ridotte, contenuta attitudine al rischio, minori dotazioni patrimoniali (immobili in particolare) necessarie per le garanzie bancarie.
Sono otto su 20 le regioni dove i numeri del credito bancario in favore delle donne stenta a superare un quinto del totale. Il primato del divario di genere è assegnato alla Campania, maglia nera con il 16,6 percento del credito erogato alle donne, rispetto al 32,3 riconosciuto alla clientela maschile e con una differenza di genere che si traduce in quasi 5 miliardi di euro in meno.
Tra le otto peggiori regioni, cinque sono al Sud, dove in media alle donne è stato riconosciuto solo il 18% dei mutui e prestiti mentre agli uomini il 35% in media sul totale. In queste regioni, il divario medio, in termini economici, si attesta a 3 miliardi di euro, partendo da un minimo di mezzo miliardo in meno concesso alla clientela bancaria femminile in Basilicata, passando a 4,3 miliardi di Sicilia e Puglia, fino ad arrivare a quasi 5 miliardi in Campania, mentre in Calabria si attesta a 1,1 miliardi di euro.
Chi dà più spazio nel credito alle donne è, in assoluto, la Valle d’Aosta, con il 25 percento dei prestiti concessi in favore della clientela femminile, ben superiore di cinque punti base rispetto alla media nazionale del 20 percento.
In questa regione, su un totale di 1,1 miliardi di euro, alla clientela femminile spettano circa 290 milioni di euro, con un gap di genere di soli 100 milioni rispetto alla clientela maschile.
Differenze anche al Nord
Differenze significative di genere anche nell’area settentrionale del Paese, dove prevalgono le regioni come il Veneto, con un solo 18 percento dei prestiti riconosciuto alle donne – pari a 7,7 miliardi – contro quasi il 35 percento attribuito alla clientela maschile (pari al doppio in termini economici ovvero a 14,7 miliardi di euro) e la Lombardia, dove agli uomini spetta il 34% del credito erogato mentre a quella femminile corrisponde solo il 19,2 percento.
Rispetto all’ammontare complessivo, quantificabile in 106,7 miliardi, i prestiti al femminile in quella regione valgono 20,4 miliardi contro i 36,3 miliardi concessi alla clientela maschile.
Una situazione di disparità meno accentuata si registra solo nelle regioni del Centro, dove il divario di genere raggiunge il picco di 5,9 miliardi nel Lazio, seguito dalla Toscana con 4,2 miliardi e con una media di area del 22 percento dei finanziamenti assegnato alle donne contro un 34,6 percento alla clientela maschile.
La situazione dei prestiti
Rispetto al totale dei finanziamenti bancari erogati ai privati, alle donne è arrivato solo un quinto (20,75 percento ) dei 474 miliardi di euro, cifra che contempla anche i 216 miliardi di finanziamenti con contratto cointestato a un cliente uomo e a una cliente donna.
I contratti di prestiti intestati ai soli uomini valgono 164 miliardi contri i 95 miliardi di credito rosa. Se il primato della discriminazione di genere è tutto meridionale, il mercato del credito in favore della clientela femminile stenta a decollare anche nei territori del Nord.
In testa alla classifica delle regioni con più alto credit gender gap, si trova la Campania, dove alla componente femminile della clientela bancaria vengono concessi solo 4,9 miliardi di euro contro i 9,7 miliardi di prestiti riconosciuti agli uomini.
In termini percentuali, alle prime spetta una fetta pari al 16,6 percento del totale credito erogato, rispetto al 32,3 percento riconosciuto alla clientela maschile e con una differenza di genere che si traduce in quasi 5 miliardi di euro in meno.
Seguono, sempre al Sud, la Puglia, con il 17,4 percento del credito concesso alle donne, rispetto al 34,7 percento affidato agli uomini e dove sul totale dei prestiti concessi – pari a 24,9 miliardi di euro – solo 4,3 miliardi spettano alle donne. In Sicilia, il gap ammonta a circa 4,5 miliardi e ad un credito erogato a donne e uomini, rispettivamente del 18,9 e del 36,6.
Infine, la marcata prevalenza della componente maschile nel credito nell’area meridionale è evidente anche nelle regioni Abruzzo (21,6 percento alle donne e 38,4 agli uomini), Molise (20,8 percento alle donne e 38,7 agli uomini) e Calabria (20 percento alle donne e 35,2 agli uomini), dove il divario di genere raggiunge il picco di 1,2 miliardi.
Il divario dei prestiti in queste regioni vale circa 2,5 miliardi: in Abruzzo, alle donne vanno 1,6 miliardi contro 2,8 miliardi agli uomini; in Molise 290 milioni contro 541 milioni; in Calabria, 1,5 miliardi contro 2,6 miliardi. In fondo alla classifica troviamo la regione Sardegna, dove la percentuale di credito erogato alle donne si attesta al 23,2% e un divario di genere tradotto in 975 milioni.
Sileoni: "Ancora lavoro da fare"
Lando Maria Sileoni, presidente Fabi, commenta: "È un dato di fatto che la parità di genere passi anche per l’accesso al credito e se questo funge ancora da leva per soddisfare aspirazioni e progetti delle famiglie italiane, la disuguaglianza finanziaria corre il rischio di differenziarne la realizzazione. la distanza tra credito e donne non divide l’Italia in due ma ne amplia la discriminazione di genere e se l’inclusione finanziaria rappresenta ancora un pilastro per la crescita economica e sociale del Paese, anche il fattore “denaro” deve fare la differenza. In tutta Italia, invece, si riscontra una ampia disparità tra uomini e donne nell’accesso al credito bancario.
È un problema che nasce in banca, ma non è responsabilità delle banche se, purtroppo, esistono queste differenze, che nascono da lontano, da ragioni sociali e anche culturali. Le medesime disparità si riscontrano, tra altro, per quanto riguarda gli stipendi e le pensioni, più basse per le donne, fattori che poi condizionano l’accesso al credito.
È necessario studiare tutte le misure possibili per ridurre questi divari. La parità di genere non deve restare solo uno slogan, ma deve partire concretamente dall’inclusione finanziaria. Le banche, dal loro punto di vista, potrebbero fare la loro parte aumentando i prestiti dedicati a tasso agevolato.
Suggerisco due proposte: potrebbero essere valutate forme di garanzia pubblica specifiche per le donne, non solo quelle imprenditrici, oppure potrebbero essere studiati incentivi fiscali, per esempio per incrementare le detrazioni sugli interessi pagati alle banche".
Redazione Cuoreeconomico
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