La sfida dei Giovani Innovatori: «Il rilancio dell’Italia passa da Under 35 e tecnologia: colmare i ritardi»

(Gabriele Ferrieri, fondatore Associazione Giovani Innovatori)
A colloquio con Gabriele Ferrieri, fondatore e presidente di Angi, già inserito da Forbes fra i migliori imprenditori con meno di 30 anni: «Imprese più lungimiranti dello Stato in tema di innovazione, ma ora occorre tenere il passo. Giusto rimodulare un po’ il Pnrr per le emergenze, ma non vanno abbandonati i cantieri digitali e tecnologici aperti»
L’innovazione come sfida per il rilancio del Paese, con l’occhio di chi è più attento al mondo che cambia.
Questo è lo spirito che muove l’Associazione Giovani Innovatori, una realtà no profit fondata da Gabriele Ferrieri, classe 1992, imprenditore, laureato in Economia e già inserito fra i migliori Under 30 di Forbes.
L’associazione mette in contatto chi guarda al futuro in chiave digitale ed il mondo di aziende ed istituzioni, per una piattaforma dedicata all’innovazione in tutte le sue forme che metta al centro i giovani, come punti cardine del rilancio economico del Paese.
Con Ferrieri, che di Angi è anche il presidente, CUOREECONOMICO fa il punto sullo stato dell’innovazione in Italia.
Pubblica amministrazione in ritardo, imprese lungimiranti
«La commissione europea ha chiamato il Pnrr Next Generation EU non a caso - spiega Ferrieri - perchè la trasformazione digitale e l’innovazione non sono più una opzione, bensì una necessità, per accrescere lo stato di benessere economico e sociale degli stati europei e dei suoi cittadini.
Purtroppo l’Italia sconta un ritardo importante, un divario netto con altri paesi, reso ancora più grande ed evidente dalla pandemia.
Soltanto nell’ultimo biennio c’è stata una accelerazione per costruire basi forti nell’innovazione della pubblica amministrazione, per creare i servizi utili a sburocratizzare le pratiche per imprese e cittadini».
«Per fortuna – prosegue Ferrieri – le aziende invece sono state più lungimiranti: due su tre avevano già investito sull’innovazione.
La domanda che c’è stata da parte dei cittadini, portata sia dalla pandemia che poi dalla crisi energetica, ha evidenziato una maggiore capacità di risposta da parte del mondo delle imprese, ottimizzando i costi e mantenendo le quote di mercato».
Obiettivo 2025: necessario il Pnrr
Un quadro quindi, tutt’altro che roseo, visto che è stata la necessità a stimolare lo slancio verso l’innovazione: «Ora l’Italia - prosegue Ferrieri - è chiamata a mantenere questo passo ed in questo senso il Governo Draghi stava dando un input importante, fermato però dalla sua caduta: non a caso l’indice l’europeo sulla transizione ci vede purtroppo ancora soltanto diciottesimi, nonostante uno scatto in avanti. Ci auguriamo che da qui al 2025, grazie ai fondi del Pnrr si possano raggiungere tutti gli obiettivi delle sei missioni».
Rispondere all’emergenza, non è in antitesi con l’innovazione
Un ostacolo lungo questo percorso che già non è facile per l’Italia è sicuramente la congiuntura economica, con l’inflazione alle stelle e un caro-energia che potrebbe spingere a dirottare il denaro verso missioni più “contingenti”.
Il numero uno di Angi sottolinea: «L’attuale scenario ha portato più soggetti a rivedere il Pnrr in base all’attuale situazione politico economica ed in fondo è anche giusto, perché la situazione è diversa rispetto a quando è stato scritto il Piano.
Rispondere alle esigenze urgenti del Paese è un dovere ed una responsabilità, quindi. Ma i cantieri tecnologici e digitali non vanno abbandonati, perché rispondono all’esigenza di rendere il Paese più aperto ai giovani, agli investimenti, che possa diminuire il cuneo fiscale attraverso incentivi e ritrovare centralità fra i paesi del Mediterraneo».
Prossima missione: fermare la fuga di cervelli
Ma l’Italia è davvero un paese per giovani? “All Young Innovators business forum a Milano - spiega Ferrieri - che si è svolto a giugno a Milano, abbiamo presentato un’indagine: in Italia ci sono 3 milioni di Neet e la fuga di cervelli è aumentata del 40%.
Per disincentivare questo fenomeno serve una riforma strutturale che dia loro opportunità di accesso agli studi, al credito e dare incentivi alle aziende per chi li assume, promuovendo il concetto di staffetta e dando maggiori possibilità agli Under 35».
«In Italia - prosegue - oltre al danno c’è la beffa: si formano nelle nostre università - le famiglie spendono fino a 300.000 euro per gli studi - ma poi devono andare a trovare spazi all’estero perché qui non ne trovano a sufficienza.
Credere nei giovani diventa quindi oggi un obbligo morale. Eppure c’è un mondo di start up innovative, circa 15.000 aziende per un giro di affari da un miliardo di euro, che dimostra come se si investe, le occasioni possono esserci.
Non parlo solo del Governo centrale, ma anche delle regioni, perché sono queste che prendono i soldi dei fondi europei ed avviano i bandi».
Il caro prezzi? Si fa sentire
Ma anche un mondo come quello dell’innovazione paga dazio al momento attuale. Non solo il caro-energia, aggravato dalle ricadute del conflitto in Ucraina, ma anche la forte preoccupazione sul fronte dei microchip, con Taiwan nel mirino della Cina.
«Purtroppo c’è molta sfiducia per quelle che saranno le condizioni economiche e di mercato in autunno – conclude Ferrieri – con l’Italia che dovrà varare la legge di Bilancio e con le situazioni calde a livello geopolitico.
Molti imprenditori hanno denunciato costi insostenibili e rischiano di chiudere. Credo che il nuovo Governo, di qualunque colore esso sarà avrà l’obbligo, come prima cosa, di far fronte a questa emergenza. Come Angi cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno, fornendo strumenti per provare ad andare avanti».
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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