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26/01/2023

Lamberti (Acimac): “Legge di Bilancio non aiuta le imprese.Serve un’Ue più unita per fronteggiare le sfide attuali e del futuro”

(Paolo Lamberti, presidente di Acimac)

Il presidente dell’associazione costruttori di macchine attrezzature per ceramica: “Siamo un’eccellenza ma le difficoltà di reperimento dei materiali stanno creando problemi al comparto”

I distretti industriali rappresentano degli elementi caratteristici dell’economia italiana. Da lì escono prodotti per il mercato interno e internazionale, si sviluppano tecniche di lavoro sempre più efficienti, si dialoga tra gli attori della filiera.

Come nel caso del comprensorio della ceramica in Emilia, dove le attività legate alla costruzione di macchine per la ceramica nell’ultimo anno hanno fatturato 2,1 miliardi di euro, mantenendo la leadership con una quota del 50% della produzione mondiale.

È inoltre uno dei settori italiani con la più alta propensione all’export, pari a circa 75% (l’Unione europea resta saldamente in testa come bacino di riferimento per il made in Italy con il 27,4% del fatturato totale, seguita dal mercato asiatico, Sud America, Medio Oriente, Europa Extra UE, Africa, Cina HK Taiwan e Nord America) e conta  140 aziende che danno lavoro a oltre 7.200 addetti.

Ciò nonostante il caro-energia e la difficoltà a reperire le materie prime gettano ombre sul futuro delle imprese del settore.

“Oltre che sulle nostre produzioni, la crisi si ripercuote anche sui nostri clienti perché in questa situazione non riusciamo a fornire loro i prodotti di cui hanno bisogno“, dice Paolo Lamberti, presidente di Acimac (Associazione Costruttori Italiani Macchine Attrezzature per Ceramica). “Si tratta di un vero e proprio peccato - continua - perché i nostri prodotti non hanno eguali al mondo”.

Un problema, questo dei ritardi nell’arrivo della componentistica, che coinvolge anche altri costruttori di macchine per l’industria.

Presidente Lamberti, che giudizio dà alla Legge di Bilancio?

Purtroppo noto scarsa attenzione ai bisogni delle industrie, dato che non si sono visti interventi sul cuneo fiscale e sull’innovazione.

L’innovazione rappresenta una leva fondamentale per competere sul mercato e con questa crisi anche le aziende che vorrebbero modernizzare i propri impianti e i propri processi sono scoraggiate a fare nuovi investimenti”.  

Si ritiene soddisfatto del tetto al prezzo del gas?

Si tratta di un’ottima misura contro la speculazione, anche se servono piani a lungo termine perché non possiamo permetterci ulteriori aumenti di costi.

L’Unione europea dovrebbe intervenire su altri campi per salvaguardare le nostre industrie perché altri paesi concorrenti non rispettano i vincoli ambientali come alcuni situati nei Balcani o l’India e la Cina.

Poi serve una collaborazione più organizzata tra Bruxelles e Roma, in cui le istanze europee tengano conto delle specificità italiane”.  

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Restando nelle dinamiche europee, la convincono i piani di transizione ecologica? 

La politica europea è divisa sull’energia e il caso della Russia ci dimostra che occorre una politica seria perché il gas non può essere una merce di scambio.

Sicuramente i provvedimenti del governo Draghi hanno contribuito alla diffusione delle fonti pulite, ma senza un approccio unitario si rischia di vanificare gli sforzi che il pubblico e il privato stanno facendo per una transizione ecologica”.    

Secondo lei l’offerta formativa scolastica e universitaria necessita di aggiornamenti?

Purtroppo oggi le imprese faticano a trovare personale specializzato, quindi le scuole e le università necessitano di più investimenti. Investire nella formazione significa investire nel futuro e nell’eccellenza italiana.

Ciò nonostante nella nostra zona esistono delle ottime università, come quelle di Reggio Emilia e di Modena che offrono corsi di dottorato specialistici nei settori tecnologici e manifatturieri”.

Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)

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