Lavoro e impresa in rosa, serve una svolta culturale: Italia fanalino di coda per le madri

La convention nazionale di Donne Impresa di Confartigianato ha evidenziato le potenzialità delle imprese e dell’occupazione femminile, con le donne italiane fra le più intraprendenti d’Europa, ma ostacolate da un welfare che non le sostiene. Biolatti: “Basta interventi spot, futuro del Paese dipende anche da quanto investiremo sulle donne”. La ministra Roccella: “Rimettere al centro la maternità”
Il lavoro ed i talenti delle donne sono fondamentali per la crescita delle imprese e dunque le istituzioni hanno il dovere di sostenere i progetti in rosa.
Questo è l’appello che è arrivato dalla convention “Femminile, impresa di valore” organizzato da Donne Impresa di Confartigianato a Roma.
Serve una svolta culturale per sostenere il lavoro e l’imprenditoria femminile. Un appello che le rappresentanti del Governo e del Parlamento hanno raccolto con l’impegno comune a creare le condizioni per esaltare il talento delle donne e favorirne la partecipazione al mercato del lavoro.
Moderati da Luigi Galluzzo del TgCom24, ai lavori hanno preso parte esponenti di tutti i partiti politici che si sono confrontate sulle proposte che la presidente Daniela Biolatto ha illustrato in apertura dei lavori, dopo i saluti del presidente di Confartigianato Marco Granelli e di Rosa Gentile, delegata al capitale umano e cultura d’impresa di Confartigianato.
Creare il welfare giusto per favorire l’impresa femminile
“Le imprenditrici e in generale le donne italiane – ha sottolineato la Presidente di Donne Impresa Confartigianato Daniela Biolatto – devono fare i conti con la carenza di politiche a favore dell’occupazione femminile e con un welfare che non aiuta a conciliare il lavoro con la cura della famiglia.
Serve una svolta nelle politiche per il lavoro femminile. Basta con gli interventi-spot: il futuro del nostro Paese dipende anche da quanto e come investiremo, con misure strutturali e stabili, per favorire la piena e duratura partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Anche grazie alle risorse del Pnrr abbiamo l’occasione imperdibile di creare le condizioni per sostenere e valorizzare finalmente il talento delle donne e la loro capacità di contribuire alla crescita economica e sociale”.
Il quadro dell’occupazione femminile
La situazione del lavoro femminile è stata descritta da Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato e da Massimilano Valerii, direttore generale del Censis.
In Italia siamo all’ultimo posto nell’Ue per il tasso di occupazione, pari al 58,1%, delle donne tra 25 e 49 anni in coppia con figli a carico e il 71,2% dei Neet under 35 è rappresentato da 651.000 giovani donne che non studiano, non lavorano e non cercano occupazione.
In questi anni di crisi, tra il 2019 e il 2022, il lavoro indipendente femminile è diminuito del 5,8%. A seguito della pandemia la componente femminile dell’economia ha subito una flessione del 3,6% del valore aggiunto, superiore al -2% della media, con cali più marcati per i settori della ristorazione (28,7%), della moda (-19,9%), dei servizi alla persona (-16,3%).
La crisi energetica ha colpito in particolare le 29.066 imprese guidate da donne nei settori energivori (alimentare, carta, chimica, gomma e plastica, metalli, tessile e vetro, ceramica, cemento).
E ora gli aumenti dei tassi di interesse decisi dalle autorità monetarie potrebbero pesare, su base annua, con 270 milioni di maggiore costo del credito per le 111mila piccole imprenditrici che hanno chiesto prestiti alle banche.
Secondo le rilevazioni dell’Ufficio studi di Confartigianato, la spesa pubblica italiana è fortemente sbilanciata a favore degli anziani a scapito degli interventi per famiglie e i giovani: a fronte di 17,07 euro destinati a sanità e pensioni per gli anziani, soltanto 1 euro va alle famiglie e ai giovani.
Una situazione che ci colloca in 24° posizione nella classifica europea. Gli effetti si vedono, ad esempio sui servizi per l’infanzia, che in Italia sono meno diffusi rispetto alla media Ue: secondo la rilevazione di Confartigianato, sono 3.400 i Comuni italiani con una grave carenza di asili nido.
Inoltre, soltanto lo 0,56% della spesa pubblica e l’1% dei fondi strutturali europei, pari nel totale a 6 miliardi di euro, finanziano interventi per ridurre le disuguaglianze di genere.
Nonostante questi ostacoli, le donne italiane sono le più intraprendenti d’Europa: il nostro Paese conta infatti 1.469.000 imprenditrici e lavoratrici autonome, il numero maggiore tra i Paesi Ue, con un grado di istruzione superiore ai colleghi maschi: il 41,1% è infatti laureato, una percentuale quasi doppia rispetto al 21,4% degli uomini.
E proprio per sostenere questa propensione delle donne a fare impresa sono necessari interventi che ne facilitino l’accesso a strumenti per investire e creare occupazione, che consentano di conciliare lavoro e famiglia, che eliminino le disparità di trattamento tra lavoro autonomo e lavoro dipendente.
Le parole della ministra Roccella e delle parlamentari
Su questi fronti si è impegnata la Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Maria Roccella, la quale, impossibilitata a intervenire alla Convention per concomitanti impegni in Parlamento, ha inviato alla Convention un messaggio nel quale condivide “la necessità di politiche attive che agevolino la presenza femminile nel lavoro e nell’imprenditoria.
C’è bisogno di rimettere al centro il tema della maternità. Per il mio Ministero e per l’intero Governo questa è una priorità.
Ne abbiamo dato prova già in occasione della legge di bilancio, tirando dalla parte della famiglia una coperta resa cortissima dalle contingenze.
E ne daremo prova con gli interventi strutturali che intendiamo mettere in campo per promuovere quella conciliazione tra lavoro di cura e lavoro extra-domestico che è indispensabile per rilanciare al tempo stesso la natalità e il lavoro femminile.
Il mio Ministero – scrive la Ministra Roccella – può svolgere una importante funzione di stimolo e di raccordo: con gli altri ministeri, con le imprese e le categorie professionali, con il terzo settore, con gli enti locali, per mettere in rete le buone pratiche e fare del “fattore familiare” un criterio preminente nei vari ambiti dell’azione dell’esecutivo.
Stiamo predisponendo iniziative per incentivare la conciliazione e rendere la vita più semplice alle donne che vogliono diventare madri senza per questo rinunciare alla propria vocazione professionale.
Intendiamo ricostruire quella rete di assistenza, servizi e solidarietà che un tempo era rappresentatada una rete parentale oggi molto sfibrata e può essere rimessa in piedi attraverso il welfare di prossimità, utilizzando anche le potenzialità delle nuove tecnologie.
Partecipiamo inoltre con il Dipartimento delle Pari Opportunità all’attuazione della misura del Pnrr dedicata all’imprenditoria femminile, che mette a disposizione 400 milioni di euro.
Serve un salto culturale, che restituisca alla maternità il suo valore sociale. Ma questo salto culturale ha bisogno di iniziative molto concrete, ed è la concretezza la cifra che intendiamo imprimere al nostro agire.Una concretezza,è il caso di dirlo, da artigiani”.
All’impegno della Ministra Roccella si affianca quello dichiarato dalle parlamentari intervenute alla Convention: le deputate Ilaria Cavo (Noi Moderati), Sara Ferrari (Pd), Patty L’Abbate (M5S), Catia Polidori (Forza Italia), Laura Ravetto (Lega), le Senatrici Isabella Rauti (Fratelli D’Italia), Raffaella Paita (Italia Viva).
Tutte d’accordo nel voler intensificare il confronto con Confartigianato per raccogliere proposte da condividere in iniziative parlamentari trasversali ai tutti i gruppi politici in nome della parità di genere e del superamento degli ostacoli che frenano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Altrettanto determinata a sostegno delle pari opportunità anche Isabella Tovaglieri, europarlamentare, intervenuta in videocollegamento.
(Stella Bevilotti, Presidente movimento Donne Impresa di Confartigianato Toscana)
Bevilotti: Interventi strutturali per valorizzare il lavoro femminile
Era presente all'incontro anche la Presidente del movimento Donne Impresa di Confartigianato Toscana Stella Bevilotti che ha commentato: "In Toscana oltre il 23% delle imprese sono guidate da donne.
Servono interventi strutturali per sostenere e valorizzare il lavoro femminile, che contribuisce in modo essenziale alla crescita economica e anche sociale, non interventi occasionali.
Occorre favorire la conciliazione tra lavoro e cura della famiglia aumentando i servizi e le reti di welfare. In Toscana - prosegue la Presidente - le donne hanno grande capacità di fare impresa ma serve meno burocrazia e occorrono agevolazioni per investimenti e per creare occupazione. Per le donne il lavoro è libertà e opportunità".
Redazione Cuoreeconomico
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