Lavoro, l’inverno freddo delle assunzioni: nessuna regione in positivo

L’analisi di Unioncamere ed Anpal: ad ottobre dati già negativi, che anticipano la caduta marcata prevista per fine anno. Tengono Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta. Continua la difficoltà a repeerire personale specializzato da parte delle imprese
L’annunciata gelata autunno-inverno sulle assunzioni, che avevano visto diversi trimestri di crescita sull’onda del forte aumento del Pil post-pandemia, è arrivata, in linea con i venti di recessione che tirano.
In Italia gli avviamenti al lavoro nelle imprese scendono a ottobre 2022, rispetto allo stesso mese del 2021, del 5,4% (da 504.910 a 477.510, -27.400 avviamenti al lavoro), mentre nel trimestre ottobre-dicembre il calo previsto è assai più marcato, -10,4%, che vuol dire 141mila 300 assunzioni in meno rispetto a quelle che c’erano state nello stesso trimestre dello scorso anno.
Nel trimestre ottobre-novembre tutte le regioni mostrano il segno meno, anche se Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta riescono a contenere di molto le perdite (rispettivamente -1,7%, -3,1% e -3,6%), che appaiono poca cosa rispetto al profondo rosso di regioni come Molise, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Basilicata e Veneto.
Nello specifico mese di ottobre, invece, pur con il -5,4% del dato medio nazionale, ci sono regioni che riescono ancora a incrementare le assunzioni (Sicilia +4,1%, Lazio +2%, Emilia Romagna +1,1%, Basilicata +0.9%, Liguria +0,3%, Calabria +0,1%) e altre che mostrano cali contenuti, a cominciare dall’Umbria (-1,6%).
Sembra insomma che, finita la spinta propulsiva del turismo estivo, il motore degli avviamenti al lavoro abbia iniziato una brusca frenata.
E si aggrava sempre più la difficoltà delle imprese a reperire personale: a ottobre le assunzioni “di difficile reperibilità” nella media nazionale sono il 45,5%, oltre due punti percentuali in più rispetto a settembre (43,3%) e ben nove punti in più rispetto a ottobre 2021 (36,5%)
Il quadro emerge dalla nuova rilevazione del Sistema Informativo Excelsior, realizzata da Unioncamere in accordo con l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (Anpal) e diventata da anni un punto di riferimento essenziale per quanto riguarda le previsioni sulle assunzioni da parte delle imprese sia a livello nazionale che circoscrizionale e regionale, lavorando sul campo con un ampio campione rappresentativo del totale delle aziende.
L’andamento delle assunzioni nelle regioni
Guardando al trimestre ottobre-dicembre, dove come detto tutte le regioni mostrano il segno meno rispetto allo stesso trimestre 2021, le regioni che evidenziano i risultati migliori sono Sicilia (-1,7%), Umbria (-3,1%), Valle d’Aosta (-3,6%), Lazio (-4,9%) ed Emilia Romagna (-5,6%).
Il resto è da semaforo rosso, con il profondo rosso nelle ultime cinque regioni della graduatoria nazionale: Molise (-17,7%), Friuli Venezia Giulia (-16,7%), Trentino Alto Adige (-15,7%), Basilicata (-14,5%) e Veneto (-14,4%).
A guardare l’andamento delle circoscrizioni territoriali, è evidente come la gelata degli avviamenti al lavoro sia più pesante nel cuore produttivo del Paese (Nord-Ovest -12,5%, Nord-Est -11,8%), a dimostrazione delle difficoltà che stanno vivendo, dopo i forti aumenti della produzione di beni e servizi nel 2021 e nel primo semestre 2022, il settore manifatturiero e alcuni pilastri chiave dei servizi, a cominciare dal commercio.
Per il Centro nel trimestre si prevede un calo delle assunzioni del 7,1% e nel Mezzogiorno d’Italia (Sud+Isole) dell’8,8%.
Nel Nord-Ovest la regione che scende meno è la Valle d’Aosta (-3,1%), mentre quella che cala di più è la Lombardia (-13,4%), anche se viste le dimensioni della sua economia è pur sempre la regione italiana dove nel trimestre si assume di più (previsti 258mila 510 avviamenti).
Nel Nord-Est la migliore è l’Emilia Romagna (-5,6%), che continua a dimostrare una notevole resilienza del suo tessuto economico, mentre la peggiore è il Friuli Venezia Giulia (-16,7%).
Nel Centro come detto è l’Umbria quella che scende meno (-3,1%), mentre le Marche sono fanalino di coda dell’Italia centrale (-12,7%).
Il Lazio fa -4,9%, dimostrando anch’esso una buona capacità di resilienza. Nel Mezzogiorno ultimo il Molise (-17,7%), mentre la regione che tiene più botta è la Sicilia (-1,7%).
Le imprese continuano a non trovare il personale di cui hanno bisogno
La difficoltà delle imprese a reperire il personale nel mese di ottobre fa un ulteriore balzo in avanti, a ulteriore dimostrazione che si tratta ormai di un fenomeno strutturale.
Nel quintetto di regioni più afflitte da questo problema appaiono, nell’ordine, Valle d’Aosta (qui, segnala Excelsior, il 55,7% delle assunzioni previste dalle aziende è considerato di difficile reperimento), Friuli Venezia Giulia (43,9%), Veneto (52%), Umbria (51,6%) e Toscana (49,8%).
Le regioni che invece, pur presentando valori elevati, si presentano come quelle con le percentuali minori di difficoltà delle aziende a reperire personale sono Lazio (37,9%), Campania (39,4%), Sicilia (39,5%), Calabria (40,7%) e Molise (41%).
Redazione Cuoreeconomico
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