L’Estonia, il paese più digitale al mondo e con meno burocrazia d’Europa: “Per fare impresa basta una card”

Bochese, presidente della associazione Estonian-Italian Chamber: “Eppure le imprese italiane qui non investono ancora, serve più conoscenza”
Il paese più moderno d’Europa? L’Estonia. Da repubblica di retroguardia dell’Urss, in soli 20 anni l’Estonia è divenuta la nazione con meno burocrazia d’Europa, la terza al mondo per numero di startup (Skype è nato lì, per dire) ed il World Economic Forum l’ha definita la nazione più imprenditoriale d’Europa.
In questo contesto opera la Camera di Commercio italo-estone, che non è un ente camerale riconosciuto bensì soltanto una associazione senza scopo di lucro che mette in contatto le imprese italiane e quelle estoni. Parlando col presidente Luca Giorgio Bochese, che vive e lavora in Estonia, si scopre però che attualmente non ci sono imprese italiane operanti sul territorio.
La Camera di Commercio italo-estone fa quindi sostanzialmente un lavoro di intermediazione: «Ci sono imprenditori italiani che operano comunque in questo mercato attraverso agenti e rivenditori – spiega – Noi veniamo in loro soccorso con traduzioni semplici e giurate, visure camerali, rapporti sul credito, informazioni su potenziali partner, ricerche di mercato e altro».
(Luca Giorgio Bochese, presidente Camera di Commercio italo-estone)
Non esiste ancora invece un ente camerale italiano riconosciuto: «C’è la Koda, che è la camera di commercio estone, ma è solo locale. Di creare un soggetto italiano se ne parla da oltre vent’anni».
Ma che vantaggi ci sono nel fare impresa in Estonia? «Tassazione agevolata, le imprese non pagano imposte sul reddito, solo al momento di ritirare i dividendi, si paga il 25% - sottolinea Bochese - Un individuo può aprire una Srl in pochi minuti in modo digitale, apprendere in modo autonomo come gestire la contabilità e le dichiarazioni, incluse le dichiarazioni Intrastat.
Per le attività non complesse non c’è bisogno di commercialista: lo stesso sito dell’erario a soli 5 euro al mese offre un software di contabilità.
Tutto è controllato molto velocemente, in caso di discrepanze l’erario chiama o manda una mail e, gentilmente, spiega come correggere. Se ci si registra come dipendente della propria azienda, per usufruire della sanità pubblica, la tassazione è molto elevata.
L’impresa paga il 33% di tasse sociali (molto elevato) e il dipendente paga una Irpef al 20%, più altri importi per l’assicurazione sul lavoro.
Inoltre c’è bassissima burocrazia e gli stipendi dei dipendenti statali - soprattutto a livello dirigenziale - sono calmierati e pari ad un terzo (in qualche caso addirittura un quinto) rispetto agli omologhi italiani. E c’è una grande differenza di prezzo per gli atti notarili: 600 euro in Estonia, fino a 8000 in Italia».
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IL PAESE DEL DIGITALE
Sino al 2017, era possibile acquisire da qualunque parte del mondo una e-residency estone con 100 euro (dal 2014 oltre 50.000 persone da 150 paesi lo hanno fatto): oggi il progetto è stato congelato per via di alcuni furti di identità che hanno costretto le banche a non concedere più l’apertura di conti a chi viene dall’estero, ma intanto consentito l’apertura in Estonia di oltre 6000 startup e di gestirle da qualunque parte del globo, in maniera totalmente e completamente digitale, senza mai mettere piede in Estonia: «La Polizia – spiega Bochese – richiede informazioni, e dopo qualche settimana rilascia una carta d’identità digitale senza foto, che permette di usufruire di tutti i servizi digitali, ma che non costituisce residenza fiscale: i residenti digitali continuano a pagare le tasse nel paese in cui vivono e devono, eventualmente, versare in Estonia le imposte sulle imprese se, attraverso la e-residency, hanno basato qui la loro società.
Inoltre, tutto il programma ha generato parecchi nuovi posti di lavoro, garantendo un gettito fiscale diretto che ha già superato i soldi investiti dal governo».
«Il made in Italy, ovviamente in Estonia funziona: «Il mercato principale è quello del cibo, food and beverage – dice Bochese – L’importazione di prodotti agroalimentari dall´Italia si attesta intorno al 3% delle importazioni totali. Ma è un mercato che si sta saturando».
L’Estonia dunque come nuova meta per il mercato? Accanto ad una politica di sviluppo, l’Estonia ha lavorato molto per affrancarsi dalla Russia in modo netto (tanto che nei primi anni dopo l’indipendenza, alla minoranza russofona era persino vietata la cittadinanza): «Questo approccio negativo verso i russi li ha penalizzati – dice Bochese – li ha un po’ condannati ai margini, mentre avrebbero potuto diventare un ponte tra Europa e Russia.
Quindi secondo me oggi l’Estonia – ma ci metto anche la Lettonia – è un paese ottimo come base per operare, ma non come mercato di destinazione».
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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