Licordari (Assobalneari): «Concessioni, a rischio 30mila imprese con multinazionali che vorranno le nostre coste»

(Fabrizio Licordari, presidente Assobalneari)
Il presidente dell’associazione aderente a Confindustria: «Troppa incertezza, nessuno di noi farà investimenti. Non siamo noi ad aver fatto i prezzi del canone, ma lo Stato. Oltre a questo c’è il caro-energia»
Con la stagione estiva appena iniziata settore dei balneari è uno di quelli più in vista, anche alla luce delle recenti disposizioni sulle concessioni per gli stabilimenti balneari, ovvero la volontà di applicazione della direttiva Bolkestein, attiva dal 2010, ma in realtà mai recepita prima dall’Italia, con la quale viene riaperta la concorrenza sulle concessioni, tramite un bando.
CUOREECONOMICO ha ascoltato il punto di vista di Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari, l’associazione di settore aderente a Confindustria.
L’estate 2022 può essere la stagione del rilancio dopo due anni difficili?
«Avrebbe potuto esserlo, c’erano tutti i presupposti, visto che è anche la prima senza restrizioni. Ma non essendo stata sufficiente la pandemia, il Governo ci ha voluto mettere del suo, con l’approvazione della normativa sulle concessioni demaniali, che ora è all’esame della Camera dei Deputati.
Invece di dare tranquillità ad imprese che non hanno chiesto sussidi ma solo di poter lavorare, il Governo le getta in un periodo di totale insicurezza peggio del Covid, creando il presupposto per l’esproprio di 30.000 imprese.
Diventerà difficile competere con le multinazionali, i grossi gruppi o i fondi di investimento che vorranno impadronirsi delle nostre coste.
Invece del rilancio, veniamo lanciati dalla finestra. Nessuno di noi farà investimenti: del resto, chi cambierebbe i mobili di casa sapendo che potrebbe andare via?».
I sostenitori della direttiva Bolkestein dicono che le concessioni sono a prezzi troppo bassi rispetto a quanto potrebbe guadagnare lo Stato…
«Non siamo noi che abbiamo fatto i prezzi del canone. Noi siamo in “affitto”. Se il padrone di casa, cioè lo Stato, ritiene di dover guadagnare di più, ci si doveva mettere attorno ad un tavolo, con le associazioni di categoria.
Lo Stato avrebbe potuto dirci: voglio più soldi, se ti va bene è così, altrimenti vai via. Così invece si mettono in cattiva luce le imprese ed impoverisce la nostra offerta a favore dei nostri competitor stranieri, che invece hanno avuto garanzia d’impresa da parte dei loro governi.
Dire che va applicata la direttiva perché i canoni sono troppo bassi è la dimostrazione che è stata organizzata una campagna mediatica per screditarci e giustificare questa operazione.
Le imprese pagano poco? E’ colpa dello Stato. Se lo Stato non è capace di amministrare un bene pubblico e di metterlo a regime, con chi se la prende?».
Quanto può pesare l’assenza di alcuni “big spenders” come i russi?
«I russi sono una nicchia del turismo balneare italiano. Ci sono località dove la loro assenza peserà di più rispetto anche ad altre, ma non sono loro che determinano il calo, è una questione internazionale.
Mi riferisco soprattutto caro-energia, il caro-prezzi in generale: noi trasportiamo tutto su ruote e oggi il carburante è raddoppiato.
Tutto pesa di più sul portafoglio delle famiglie: se devi fare dei tagli, quello di cui ti privi prima è di qualche giorno di vacanza».
Abbiamo una inflazione al 6.9%: quanto inciderà sulla stagione?
«L’esperienza di Draghi è come banchiere, come socio di banche d’affari, non come economista, quando invece servirebbero soluzioni per far ripartire davvero l’economia.
Invece si mette in crisi un settore.E con noi anche tutti i fornitori: penso ai produttori di ombrelloni, di sdraio.
Piccole aziende italiane, artigiani che producono quello che voi vedete sulle spiagge. Non si è tenuto conto dell’indotto: con questa direttiva non spendiamo più nulla: è questa la vera crisi».
Di Emanuele Lombardini
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