Lionti (Uil Sicilia): «Rischiamo desertificazione e svuotamento, servono investimenti per stimolare la crescita»

(Luisella Lionti, segretaria generale Uil Sicilia)
La segretaria regionale del sindacato: «Occorre una chiara idea di sviluppo dell’isola, l’isola resterà solo una zattera per gli immigrati. Senza progetti perché le aziende dovrebbero venire ad investire qui?»
Il mondo del lavoro siciliano alla prova della ripartenza nel 2022 e le prospettive in vista del Pnrr.
CUOREECONOMICO ne ha parlato con Luisella Lionti, segretaria generale della Uil Sicilia.
Come arriva la Sicilia al 2022 dopo un anno che avrebbe dovuto segnare la ripresa? Cosa si vede all’orizzonte?
«La Sicilia ci arriva in un momento disastroso perché la pandemia continua a mettere in difficoltà la vita ed il lavoro dei siciliani. Molti albergatori non hanno più riaperto e adesso con le ulteriori restrizioni ci saranno ulteriori ricadute.
La pubblica amministrazione si è svuotata già prima del Covid e adesso non riesce a gestire l’ordinario, perché ha poco personale e quel poco che ha non riesce a metterlo in smart working perché gli uffici non sono pronti.
Si lavora da casa in tutta Europa da anni, solo noi non siamo pronti. Per non parlare della sanità.

«Noi pretendiamo che queste risorse arrivino in Sicilia. Qui non vediamo soldi da tanto tempo, abbiamo opere incompiute da anni.
Pretendiamo che le amministrazioni vengano messe in condizioni di presentare progetti, visto che i 31 presentati l’anno scorso sono stati tutti bocciati. Serve una regia chiara per tutto questo».
Anche perché senza una redistribuzione del denaro, l’Italia continuerà a viaggiare a due velocità…
«Occorre che ci sia una chiara idea di sviluppo dell’Isola. Partendo, dalle strade, dai ponti, per passare all’edilizia, alle scuole che stanno crollando a pezzi e che non riescono a garantire la Dad, agli ospedali che mancano di posti letto.
Nessuno ha mai pensato a costruire ospedali di campo per il momento delicato, oppure strutture dedicate al momento. Siamo pronti a scendere in piazza di nuovo domani mattina».
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Sul fronte della transizione ecologica e digitale qual è lo stato dell’arte?
«Non si possono mettere paletti che non si possono rispettare, è ora di pensare ad una transizione ecologica che metta in primo piano i poli industriali che hanno bisogno di tempo e risorse, altrimenti da qui se ne vanno.
Penso al petrolchimico di Siracusa: se i russi o gli algerini non hanno assicurazioni sugli investimenti relativi alla transizione, perché dovrebbero rimanere da noi?»
Altro tema caldo è quello delle moratorie sui mutui. Lei come vede questa situazione?
«La forbice continua ad allargarsi ed accedere al mutuo non è così semplice: lo possono testimoniare i nostri Caf, che accolgono persone che trovano difficoltà nelle banche.
Questa situazione ha reso tutto ancora più difficile. L’unica cosa che può rilanciare l’economia è il lavoro».

«Bisogna saper spendere bene i soldi, e le istituzioni devono essere in grado di proporre progetti che siano in grado di essere finanziati. Noi non siamo in grado di produrre energia e la andiamo a prendere da fuori.
Secondo me c’è qualcosa che non funziona, c’è un progetto che mira alla desertificazione industriale della zona, stiamo assistendo allo svuotamento totale.
L’esempio classico è il Corridoio 1 Palermo-Berlino che ora diventa Palermo-Malta e ci taglia fuori da qualunque cosa: l’isola resterà solo una zattera per gli immigrati.
Se nulla passerà più da noi, perché le aziende dovrebbero venire ad investire qui? Il Ponte sullo Stretto era chiave, per lo sviluppo dell’Isola e non si fa, la Catania-Ragusa procede con inaugurazioni di tratti di strada lunghi due metri. Così non va».
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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