L’Italia invecchia e le filiere perdono lavoratori, Gregorini (Cna): “Stimolare i giovani fin dalle scuole”

(Otello Gregorini, segretario generale Cna)
L’allarme della Cgia di Mestre: nei prossimi 4 anni quasi 3 milioni di italiani andranno in pensione ma gli ingressi saranno appena 1 milione. Agroalimentare, manifattura e sanità i settori che rischiano maggiori perdite. Il segretario generale della Cna: “Favorire recupero della natalità e riavvicinare le nuove generazioni alle Pmi: determinante il ruolo degli istituti scolastici. Aprire a flussi regolari di immigrati”
Il lavoro, nei prossimi anni non mancherà. Le aziende avranno ancora molto bisogno di personale. Quello che continua a mancare sono le specializzazioni. Ma non solo. L’Italia invecchia e il ricambio generazionale non è così immediato.
Lo dice la Cgia di Mestre, su dati del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal, che segnala come a legislazione vigente nei prossimi 5 anni quasi il 12% degli italiani lascerà definitivamente il posto di lavoro per aver raggiunto il limite di età.
Il dato in dettaglio
Fra il 2023 ed il 2027, in generale, il mercato del lavoro italiano richiederà 3,8 milioni di addetti: di cui 2,7 milioni (pari al 71,7% del totale) in sostituzione delle persone destinate ad andare in pensione e più di un milione di nuovi ingressi (il 28,3% del totale) legati alla crescita economica prevista in questo quinquennio.
Dei 2,7 milioni di addetti totali che nei prossimi anni scivoleranno verso la quiescenza, la metà, poco meno di 1,4 milioni, interesserà i dipendenti privati e oltre 670.000 ciascuno il pubblico impiego e il mondo del lavoro autonomo.
Tuttavia, se si calcola l'incidenza della domanda sostitutiva sul totale del fabbisogno occupazionale in ciascuna delle tre posizioni professionali analizzate (dipendenti privati, dipendenti pubblici e indipendenti), il valore più elevato, pari al 91,6% del totale, riguarderà il pubblico impiego.
Le filiere rischiano la crisi
Chi rischia di rimetterci in maniera più forte sono le filiere produttive. Al primo posto fra le filiere che saranno interessate dall’esodo verso la pensione, in termini assoluti scorgiamo la salute (331.500 addetti), attività immobiliari, noleggio/leasing, vigilanza/investigazione, gli altri servizi pubblici e privati (pulizia, giardinaggio e pubblica amministrazione che non include la sanità, l'assistenza sociale e l'istruzione) con 419.800 unità e, in particolar modo, il commercio e il turismo (484.500).
Se, anche in questo caso, misuriamo l'incidenza della domanda sostitutiva sul fabbisogno occupazionale, i settori che entro i prossimi 5 anni si troveranno maggiormente in "difficoltà" saranno la moda (91,9%), l'agroalimentare (93,4%) e, in particolar modo, il legno-arredo (93,5%).
I principali settori del made in Italy rischiano di non poter più contare su una quota importante di maestranze di qualità e di elevata esperienza.
A livello regionale, nel prossimo quinquennio l'incidenza percentuale della domanda sostitutiva sul fabbisogno occupazionale totale interesserà, in particolare, il Veneto (73,4%), il Molise (78,5%), il Piemonte/Valle d'Aosta (82%), l'Abruzzo (82,5%) e la Liguria (85,5%). La regione d'Italia più investita da questo fenomeno sarà la Basilicata (88,3%).
Gregorini (Cna): artigianato rischia forte crisi di manodopera
Fra coloro che maggiormente hanno lanciato l’allarme c’è Otello Gregorini, segretario generale della Cna: “Mancano centinaia di migliaia di lavoratori nell’artigianato. Il tema, però – ha detto parlando a Rai News 24 – va affrontato in profondità, in unaa logica contingente e prospettica.
Per far fronte alla carenza di figure professionali, che sta diventando un’emergenza, dobbiamo agire sulle due possibilità che abbiamo: da un lato, dobbiamo fare in modo che i tutti i giovani che in questo momento sono nelle liste, in attesa o sono a casa, siano stimolati a intraprendere un percorso lavorativo e bisogna creare le condizioni affinché ciò avvenga; dall’altro lato, vista la carenza così importante di personale, dobbiamo uscire dal dibattito squisitamente politico sul tema dell’immigrazione e affrontarlo in maniera più strutturata, guardando ai flussi regolari”.
E aggiunge: “Più in prospettiva, oltre a favorire in qualche modo un recupero della natalità, c’è bisogno che si compia un’azione complessiva, a partire dalle famiglie e dalle scuole, in cui si valuti positivamente l’esperienza lavorativa anche nelle piccole imprese: bisogna avvicinare il mondo della scuola a quello dell’attività produttiva per fare in modo che questo match permetta l’ingresso nel mondo del lavoro”.
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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