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28/11/2022

Liti (Fim Cisl Umbria): “Siderugia, progetti ed idee per non perdere i soldi del Pnrr”

(Simone Liti, segretario regionale Fim Cisl Umbria)

Il segretario regionale dei metalmeccanici: “Regione eccellenza del settore sul fronte della transizione. A livello nazionale chiediamo al Governo di riaprire tutti i tavoli di crisi”

La siderurgia e la metalmeccanica sono settori strategici per l’economia Italia ed ha nell’Umbria uno dei suoi centri focali, vista la presenza degli stabilimenti di Acciai Speciali Terni, da poco passati sotto il controllo del gruppo Arvedi e tutta una serie di aziende di livello internazionale

Fra caro-prezzi, carenza dei materiali e transizione ecologica, anche il comparto è alle prese con nuove sfide. CUOREECONOMICO ha chiesto a Simone Liti, segretario regionale della Fim Cisl il grandangolo dal punto di vista umbro.

A che punto siamo con la transizione ecologica?

Siamo in linea come le altre regioni. L’Umbria ha due eccellenze, come la Rampini, che produce bus elettrici e le acciaierie di Terni, che fanno entrambe una bandiera della sostenibilità e ne fanno la chiave per il futuro.

Ma non ci sono solo loro: tantissime altre aziende contribuiscono finalmente a rendere davvero l’Umbria come lo slogan che da 40 anni la caratterizza ovvero “cuore verde d’Italia”, anche per i modelli di produzione con i modelli di sostenibilità ecologica, sociale ed economica”.

Non c’è il rischio che questo particolare momento socio-economico, nel quale l’emergenza-bollette è diventata la priorità per famiglie ed imprese, possa in qualche modo rallentare o addirittura fermare il processo?

Sicuramente il prezzo dell’energia sta rallentando molto il processo, ma se noi vogliamo bene al pianeta, non possiamo assolutamente permetterci di fermarlo.

Anzi, con maggior forza deve trovare la spinta propulsiva per essere messo in atto”.

Come vede il futuro della siderurgia? Non solo in Umbria, ma in tutta Italia.

Non è possibile fare un quadro unico, perché le situazioni sono varie nelle regioni italiane e ognuna ha delle problematiche differenti da affrontare.

Solo per citare le acciaierie, Cremona, Genova, Terni, Piombino e Taranto hanno tutte situazioni differenti. Una cosa però le accomuna tutte: per anni questo settore è stato etichettato come nemico dell’ambiente.

Adesso è ora di cambiare questa prospettiva, finalmente c’è l’occasione di sfatare questo paradosso tutto italiano secondo il quale industria, ambiente e salute non possono andare di pari passo”.

Sono arrivati altri 21 miliardi dal Pnrr. L’Italia non brilla per capacità di spesa. A suo dire dove bisogna agire?

Ecco un altro paradosso italiano: abbiamo un sacco di soldi da spendere ma ci mancano progetti ed idee. Se noi non siamo in grado di mettere in campo niente, i soldi torneranno indietro e noi avremo perso l’ennesima occasione di risollevare questo Paese.

Come Cisl abbiamo presentato un documento a tutti i partiti, affinchè prendessero nota di quello che c’è da fare in modo da poter spendere bene quei soldi”.

E nello specifico, invece, cosa chiede la Fim Cisl al Governo?

Riapriamo i tavoli di crisi: non solo la siderurgia, ma anche l’automotive che è in una fase delicatissima della transizione perché il 2035 è l’anno in cui verrà conclusa la produzione di motori endotermici. Bisogna passare dalle parole ai fatti, per una transizione giusta che tuteli il lavoro e i lavoratori”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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