ven 20 mar 2026

Seguici su:

18/07/2023

Logistica, anche la filiera dell’acciaio in sofferenza

(Gian Enzo Duci, amministratore delegato di Esa Group)

Costi e tempi sono tornati al livello pre-pandemico, ma il comparto è alle prese  con una nuova complessità e una catena di approvvigionamento e distribuzione del tutto diversa. Così nel webinar di Siderweb. Duci (Esa Group): “Non abbiamo più la disponibilità di determinati mercati, alcune produzioni si sono spostate: ciò ci chiama a gestire in modo diverso la catena di approvvigionamento e distribuzione”. Mazzucchelli (Zaninoni Holdings): “Reggono soltanto i noli del Mediterraneo”

I costi e i tempi di percorrenza e consegna, dopo gli incredibili aumenti dell’ultimo biennio che hanno messo in seria difficoltà la filiera siderurgica mondiale, si sono ormai assestati sui livelli pre-pandemia, con cali annuali fino al 70% per il bulk carrier e fino all’87% per i container. Ma il trasporto marittimo non è davvero tornato alla normalità.

Secondo Gian Enzo Duci, amministratore delegato di Esa Group e docente di Economia marittima all’Università di Genova, intervenuto al webinar di siderweb dal titolo 'Logistica: tra mercato e rivoluzione green', prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina hanno cambiato tutto.

Non abbiamo più la disponibilità di determinati mercati, alcune produzioni si sono spostate: ciò ci chiama a gestire in modo diverso la catena di approvvigionamento e distribuzione.

Ciò che abbiamo dato per scontato negli ultimi 50 anni, cioè il libero accesso ai mari, soprattutto dopo la caduta del muro Berlino, oggi ci lascia qualche perplessità – ha affermato Duci –. Il Mar Nero ne è un esempio.

E ci sono timori che anche il Mar Cinese Meridionale possa avere qualche problema in prospettiva futura: pensate a quanto successo nel periodo di maggiore scontro tra Cina e Taiwan, quando il canale tra i due Paesi non era sostanzialmente percorribile dalle navi, pur essendo tra i più frequentati al mondo”.

Lo shipping, poi, oggi “sembra essere al servizio di una globalizzazione diversa, con un maggior ruolo del 'friendshoring', con problemi maggiori nei collegamenti per l’accesso ai mari” e scambi complicati dal nuovo protezionismo, che ha creato una situazione completamente nuova e diversa.

La decabonizzazione: una sfida da vincere, ma siamo in ritardo

Altra grande sfida del comparto è la decarbonizzazione. Ci sono stati nei giorni scorsi delle modifiche rispetto al quadro regolativo, con l’International Maritime Organization che ha variato il suo documento programmatico sulla decarbonizzazione, fissando l’obiettivo delle zero emissioni a circa il 2050.

Ma, ha sottolineato Duci, “restano grosse incognite e a oggi non abbiamo le tecnologie per decarbonizzare il trasporto via mare nella misura che ci si è fissati”.

Un punto non è in discussione: “Il trasporto via mare costerà di più anche di fronte a un mercato che oggi sembra aver trovato un nuovo equilibrio tra domanda e offerta, molto simile alla fase pre-pandemica e pre-guerra in Ucraina.

Un maggior costo che probabilmente non sarà quello toccato nel 2021 e 2022, ma che sicuramente non potrà essere quello dei giorni attuali”.

LEGGI DI CATERINA (ALIS): “Logistica efficiente per lanciare l’Italia”

Cambiamenti irreversibili nel settore

È entrato nell’era del “never normal” anche il comparto della logistica in generale, che in Italia vale l’8 percento del Pil nazionale (116,4 miliardi di euro nel 2020), conta circa 82.000 aziende fornitrici di servizi logistici e dà lavoro a oltre 1,4 milioni di addetti.

È un eufemismo definire complesso questo mercato, continuamente sotto stress – ha detto Massimo Marciani, presidente del Freight Leaders Council –. Il Covid, la nave che si è incagliata nel Canale di Suez, il conflitto in Ucraina l’hanno fatto entrare in una dinamica di complessità nella quale ciò che abbiamo conosciuto prima del Covid, con una certa stabilità, sta mutando in quello che viene definito 'never normal'. La situazione non sarà mai più uguale al mercato che abbiamo conosciuto e ai trend consolidati nel tempo”.

Non registriamo solo una carenza di autisti e di manodopera – ha sottolineato Marciani –, ma anche di figure professionali avanzate, che siano in grado di gestire la complessità del settore. Penso a chi si occupa di intelligenza artificiale, di data anlaysis, di digitalizzazione e automazione”.

Perché la logistica “si sta trasformando da 'muscolare' a 'cerebrale'. La logistica 4.0 viene costruita attraverso automazione, digitalizzazione e analytics. E il fattore umano non è secondario in questo scenario”.

In questo contesto, “dobbiamo aprirci a una visione di tipo strategico. È necessario creare un ecosistema di collaborazione con i fornitori e con i clienti finali. L’obiettivo è arrivare a collaborare anche con i nostri concorrenti. Nel caso dell’acciaio, serve una visione di filiera”.

Gli operatori: fermi alcuni mercati e costi altissimi

Alcuni operatori del settore hanno poi descritto la situazione.

Per rendere più efficiente la catena logistica, e sostenere lo spostamento modale a favore del ferro, è auspicabile una revisione della regolamentazione partendo dalla razionalizzazione delle forme di sussidi, secondo una logica intermodale, che può contribuire al riequilibrio a favore della transizione green”, ha detto Nadia D’Isanto, responsabile Vendita siderurgia di Mercitalia Rail - Polo logistica - Gruppo FS italiane.

Oggi, ad esempio, il pedaggio nel trasporto merci su ferro incide tra il 13% e il 23% sul totale dei costi di produzione, mentre nell’autotrasporto il pedaggio rappresenta meno del 7%.

Il trasporto ferroviario, inoltre, si fa carico dei costi di gestione dell’infrastruttura pagando il pedaggio lungo l’intera tratta e per le soste superiori ai 60 minuti, mentre quello su gomma può contare su un’ampia rete stradale e aree a sosta gratuite.

Tra le misure necessarie, quindi, c’è la riduzione delle differenze normative e di pedaggio tra il trasporto su gomma e quello su ferro per creare, da un lato, le condizioni e i presupposti per una competizione più equa e, dall’altro, per un’evoluzione del settore che tenga conto di fattori come la sostenibilità ambientale, la sicurezza, i costi esterni del trasporto”.

Oggi siamo decisamente al di sotto di una situazione di normalità - ha affermato il presidente di Zaninoni Holding, Sergio Mazzucchelli -. I noli da novembre-dicembre in poi hanno avuto diminuzioni esorbitanti. Oggi si vedono addirittura dei noli negativi in Asia, vuol dire che il commercio verso queste aree è completamente fermo”.

Prendendo in considerazione le spedizioni dalla Cina verso l’Europa, “siamo passati in pochissimi mesi da 14-15.000 euro per un container a meno di 2000”.

Ma anche “altre destinazioni stanno subendo lo stesso drammatico movimento: drammatico perché non dà sicurezza né a chi vende, né a chi compra. L’unico mercato che regge con noli abbastanza stabili è il Mediterraneo”.

Mazzucchelli ha poi aggiunto che “si parla di settembre come del mese in cui ci sarà un riavvio delle attività. Speriamo sia veramente così, perché un mercato come quello attuale fa danno a tutti, sia per quanto riguarda i noli, sia sotto l'aspetto della produzione e della movimentazione merci”.

Redazione Cuoreeconomico
(Riproduzione riservata)

Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 70234751
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com