Mantovani (ManagerItalia): “Sul Pnrr ruolo di dirigenti è fondamentale. Le imprese cambino mentalità”

(Mario Mantovani, presidente di ManagerItalia)
Il presidente di Manager Italia a CUOREECONOMICO: “Molti ritardi sono legati alle situazioni territoriali, occorre una cabina di regia con le giuste figure tecniche per aiutare lo sviluppo dei progetti. Serve un sistema che garantisca la formazione continua per i lavoratori del futuro e per quelli di oggi”
Con l’inflazione diverse associazioni di categoria si sono mosse per rinnovare i contratti dei loro iscritti. Come ManagerItalia, che insieme a Assologistica ha sottoscritto il rinnovo del contratto nazionale di lavoro per i dirigenti delle aziende di logistica, magazzini generali, magazzini frigoriferi terminalisti portuali, interportuali e aeroportuali.
Il contratto riguarda circa 250 aziende associate con circa 70.000 dipendenti diretti ed indiretti e prevede un importo “Una Tantum” di 1.000 euro da corrispondere nel 2023 a un aumento contrattuale di 450 euro lordi mensili entro luglio 2025.
È inoltre prevista la destinazione di 1.500 euro annui alla Piattaforma welfare dirigenti terziario, spendibili in beni e servizi di welfare.
“Si tratta dell’ultimo di una serie di rinnovi contrattuali, dato che l’ultima modifica del il contratto dei manager risale a 2 anni fa.
Abbiamo deciso di puntare sullo spirito delle politiche attive e sul welfare aziendale”, dice Mario Mantovani, presidente di ManagerItalia, l’organizzazione di riferimento per i manager e le alte professionalità del terziario.
“Il nostro obiettivo - è quello di valorizzare la figura del manager come guida per la crescita delle imprese”.
Presidente Mantovani, come valuta il Decreto Lavoro del Governo?
“Il Decreto affronta bene alcune questioni, ma ne tralascia altre che sono importanti come la differenza retributiva tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendente che oggi sono da giudicare come anacronistiche. Altri provvedimenti sono positivi come l’attenzione al welfare aziendale”.
Crede che siano necessari interventi anche sul fronte della formazione?
“Sì, perché in Italia i risultati della formazione non sono sufficienti sia da parte delle scuole e delle università che delle aziende.
Manca la qualità dell’offerta formativa perché le scuole e le università sono distanti dal lavoro e dalle imprese e ciò le rende lontane dalla società. Serve un sistema che garantisca la formazione continua per i lavoratori del futuro e per quelli di oggi come avviene in altri paesi”.
Secondo lei servono politiche europee migliori per la diffusione delle nuove tecnologie?
“Più che a livello europeo occorrono politiche nazionali per incentivare l’innovazione, perché Industria 4.0 ha dato i suoi frutti ma non basta dare fondi solo alle aziende della manifattura: occorre sostenere anche quelle che lavorano in altri settori.
Poi, per la diffusione delle nuove tecnologie non basta fare investimenti ma occorre sviluppare le giuste competenze, soprattutto quelle legate ai software.
Credo che l’approccio all’innovazione debba essere diverso, perché siamo tra i primi paesi per acquisti di nuove tecnologie ma non sempre ci dimostriamo capaci a sfruttarne a pieno le potenzialità”.
Sul Pnrr pensa che si sarebbe potuto fare diversamente per evitare gli attuali ritardi?
“I ritardi sono legati alla dimensione territoriale ed erano prevedibili, tanto che in passato le piccole realtà non hanno avuto alcun vantaggio anche se rientravano nei piani nazionali per lo sviluppo delle infrastrutture.
Sarebbe stato più giusto attuare una cabina di regia con i comuni per trovare le figure tecniche e manageriali per attuare i progetti.
Così come un collegamento tra Pubblica amministrazione e imprese sarebbe utile per realizzare le infrastrutture di telecomunicazioni indispensabili per l’Italia come il 5G o la fibra ottica”.
Restando su questo tema, qual è il suo giudizio sul Fondo made in Italy istituito dal Governo?
“L’iniziativa è positiva, anche se tanti stranieri conoscono bene il nostro paese e le sue capacità. Per garantire più fluidità degli investimenti esteri tante imprese dovrebbero cambiare il loro assetto aziendale, perché risultano ancora troppo arretrate e poco disposte sia alle nuove forme di aumento di capitale che di partecipazione a progetti pubblici”.
E l’aumento dei tassi d’interesse che effetto sta dando?
“Le variazioni sui tassi ci sono sempre state ma negli anni scorsi i tassi sono stati più bassi e quindi era conveniente sottoscrivere prestiti e mutui.
Adesso la situazione si è rovesciata e tante aziende preferiscono evitare ulteriori indebitamenti per non rischiare. Comunque i tassi di oggi sono legati all’inflazione e gli effetti sulle imprese sono limitati”.
Di Matteo Melani
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