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07/03/2023

Marattin (Az-Iv): “Pnrr e seria riforma fiscale chiavi per l’Italia. Ma la questione lavoro va presa seriamente”

Il deputato del Terzo Polo a CUOREECONOMICO: “Draghi aveva dato autorevolezza al Paese in Europa, ora scene poco edificanti. Next Generation  EU occasione per velocizzare, vanno aiutati tutti i territori. Un pezzo di Paese non trova lavoro, investire su competenze”

Il Pnrr, ma anche la sfida per un’alternativa a centro destra e centro sinistra e le proposte per cambiare l’Italia.  CUOREECONOMICO prosegue il giro di opinione con gli esponenti politici sui temi caldi dello sviluppo economico.

Dopo Camilla Laureti, europarlamentare del Pd e il suo omologo leghista Antonio Rinaldi e dopo il ministro Francesco Lollobrigida, è la volta di Luigi Marattin.

Economista, docente universitario, attualmente deputato di Italia Viva-Azione, lo incontriamo a margine di un incontro pubblico a Terni sulle prospettive del Terzo Polo.

Le sfide dell’Italia

Marattin elenca subito le sfide alle quali è chiamata l’Italia: “La prima sicuramente è il Pnrr - abbiamo un obiettivo chiaro, che è quello di attuare in fretta i progetti, aiutando i piccoli comuni a non restare indietro.

Questa è una grande occasione. Prima del Pnrr per realizzare un investimento di taglia medio-grande, ci volevano 15 anni, qui ci viene chiesto di farlo in 15 mesi.

E’una sfida difficile, che il Governo Draghi aveva bene avviata. Ora sta sulle spalle del Governo Meloni portarla a termine.

Certamente bisogna tenere conto di tante piccole realtà, nelle nostre regioni, che fanno fatica e quindi bisogna metterle in condizioni di poter crescere. L’Europa e l’Italia sono fatte anche dei piccoli territori, non dobbiamo dimenticarlo.

Ma non c’è solo questo: Bisogna prendere di petto il mercato del lavoro perché c’è un pezzo di Paese che non trova lavoratori e un pezzo di potenziali lavoratori che non trovano occupazione.

C’è proprio qualcosa che non funziona nel nostro mercato del lavoro, su formazione, competenze, mobilità.  Poi bisogna fare una seria riforma fiscale, una volta per tutte.

Ma non con la flat tax, che è inattuabile, bensì una vera riforma che renda il sistema più semplice - perché la complessità è un costo per famiglie ed imprese - ma allo stesso tempo stimoli la crescita economica che è la prima emergenza del Paese. Quella che abbiamo proposto noi del Terzo Polo si fa andando a modificare le prime quattro imposte italiane”.

Lo spazio per i liberali

Sul piano strettamente politico, Marattin è impegnato con tutta la compagine di Azione ed Italia Viva a costruire il partito Liberaldemocratico, sotto l’ombrello di Renew Europe, la cui Costituente è andata in scena nelle scorse settimane a Milano.

Marattin spiega: “C’è un grande spazio per il Terzo Polo, perché il quadro politico italiano è sempre più diviso fra una destra  che insegue i populisti e una sinistra che insegue i Cinquestelle, che sono populisti pure loro.

C’è una grossa domanda per un soggetto centrale nella politica italiana che non prenda su tutto quello che c’è ma semplicemente disegni un’idea di società nella quale le persone si possano riconoscere.

Un partito che non venga votato solo per le persone o da chi si riconosce nelle idee, ma anche da chi vuole cambiare e dare un’alternativa al Paese.

La sfida  è convincere gli italiani che quella che al momento ad alcuni pare un velleitario tentativo di sradicare un bipolarismo strutturato ed efficiente è in realtà un progetto che diventerà sempre più competitivo fino a divenire maggioritario. Ci vorrà del tempo, forse arriveranno altre sconfitte, ma dobbiamo partire subito”.

L’autorevolezza dell’Italia

Intanto però il partito fa opposizione al Governo Meloni, che anche in Europa sta provando a raccogliere l’eredità di Draghi.

Quando si parla di autorevolezza del paese di fronte alle questioni più importanti. Marattin scuote il capo: “Sono sinceramente un po’preoccupato, perché quello che è successo nei giorni scorsi al Consiglio Europeo, con l’attacco a Francia e Germania non è edificante per il nostro Paese.

Non sono la persona che festeggia, quando le cose vanno male perché a me interessa il bene dell’Italia. Quanto all’autorevolezza del Paese in Europa - conclude - Sicuramente possiamo dire che con Draghi l’Italia lo era maggiormente. Sono i fatti a dimostrarlo”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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