Mascarino (Federalimentare): “Settore ha retto la crisi, crescita sostenibile nuova sfida”

(Paolo Mascarino, presidente Federalimentare)
Il presidente della federazione di Confindustria che riunisce le associazioni dell'industria alimentare a CUOREECONOMICO: “Nella media, le aziende hanno saputo stringere i denti senza far ricadere tutto l’aumento dei costi sui propri prezzi. Ci aspettiamo ancora un periodo di alta inflazione nel primo semestre del 2023. Tutelare Made in Italy e usare bene il Pnrr sarà fondamentale”
Le imprese del settore alimentare hanno saputo affrontare in modo efficace le criticità legate alla crisi energetica senza scaricare l’aumento dei costi legati a energia e materie prime sui consumatori e senza sacrificare posti di lavoro.
A tracciare questo quadro è il presidente di Federalimentare Paolo Mascarino, che ha inoltre parlato con CUOREECONOMICO della grande opportunità legata alle risorse del Pnrr e dell’importanza di un’adeguata valorizzazione del Made in Italy, un comparto che in poco più di venti anni ha fatto crescere l'export del 293%.
Come la crisi energetica e l'aumento dei costi delle materie prime ha impattato sul settore alimentare in un contesto che vede i consumatori alle prese anche con l’aumento dei tassi dei mutui? Qual è la situazione attualmente?
“Le famiglie stanno facendo i conti con prezzi che aumentano per tutti i prodotti e servizi, elaborando nuove abitudini di acquisto e di consumo, più prudenti.
Le imprese, a fronte dello straordinario aumento dei costi a due cifre, stanno trovando un equilibrio tra il bisogno di contenere gli aumenti di prezzo per i consumatori e quello di salvaguardare la propria sopravvivenza e i posti di lavoro dei dipendenti.
I dati del settore indicano che, nella media, le imprese alimentari sanno stringere i denti senza far ricadere tutto l’aumento dei costi sui propri prezzi.
I prezzi dei generi alimentari sono infatti in media aumentati meno dei costi di produzione. Ci aspettiamo ancora un periodo di alta inflazione nel primo semestre del 2023 e speriamo che nella seconda parte dell’anno si torni gradualmente alla normalità”.
Quale opportunità può rappresentare il Pnrr per il settore alimentare? Come sfruttare al meglio queste risorse?
“Il Pnrr rappresenta per il settore alimentare un’occasione cruciale di realizzazione delle riforme e degli investimenti strutturali, finalizzata al rilancio del nostro sistema economico-sociale: dalla sburocratizzazione e semplificazione della vita delle imprese, all’eliminazione di forme di tassazione e contribuzione nazionale che penalizzano le aziende italiane rispetto ai competitor degli altri Stati membri (come ad esempio la “Plastic tax” e “Sugar tax”); fino all’ammodernamento delle infrastrutture digitali e a un possibile ulteriore miglioramento dell’impatto ambientale del settore agroalimentare, peraltro già a livelli di assoluta eccellenza a livello mondiale.
Accanto a questi punti chiave, si collocano una serie di interventi in aree prioritarie per l’agroalimentare: lo sviluppo e l’innovazione del Made in Italy; il rafforzamento, la crescita dimensionale e l’internazionalizzazione delle filiere e delle aziende; ma anche politiche mirate all’incremento del tasso di autoapprovvigionamento nazionale di materia prima di qualità a costi competitivi; e il potenziamento delle infrastrutture di ricerca, dei partenariati allargati e dei meccanismi di trasferimento tecnologico.
La sfida è raggiungere questi obiettivi senza prescindere dal rispetto degli standard di sicurezza e di qualità alimentare che sono nel Dna del nostro food & beverage, garantendo la sostenibilità economica e sociale delle misure adottate e non alterando le condizioni di concorrenza del mercato”.
Come valuta la proposta del Regolamento Ue sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio? Quali criticità rileva per il settore alimentare?
“Federalimentare condivide la posizione assunta dal Governo italiano e ritiene che tale proposta della Commissione Ue rischi di danneggiare fortemente il settore dell’industria alimentare.
Inoltre, il cambio di rotta verso il riuso potrebbe compromettere ulteriormente investimenti e risultati del nostro settore in tema di imballaggi sostenibili e non tiene minimamente conto dei rilevanti risultati nutrizionali, sanitari, sociali ed economici resi possibili dall’impiego degli imballaggi nel settore alimentare.
L’imballaggio alimentare, rispetto ad altri settori meno “essenziali”, non è un semplice “contenitore”, ma riveste una funzione cruciale per mantenere la conservazione, la qualità, la sicurezza del prodotto alimentare lungo tutta la filiera, nonché in ottica di prevenzione degli sprechi alimentari tipici nella fase di manipolazione domestica”.
Qual è l'importanza di un'adeguata valorizzazione del Made in Italy? Quali sono le principali sfide legate a un'adeguata promozione dell'eccellenza italiana nel settore alimentare?
“Valorizzare i prodotti alimentari Made in Italy significa valorizzare un'industria riconosciuta in tutto il mondo, che in poco più di venti anni ha fatto crescere l'export del 293%.
Questo risultato dipende dal fatto che i prodotti italiani sono unici e inimitabili, di qualità e gusto straordinari, e dal fatto che piacciono ai consumatori di tutto il mondo.
Le principali sfide sono due: promuovere una sempre maggiore presenza dei nostri prodotti sui mercati internazionali, e tutelarci da diverse forme di concorrenza sleale.
Sul primo punto, sarà importante proseguire l’impegno congiunto pubblico-privato nel percorso di internazionalizzazione delle imprese e promuovere ulteriormente gli accordi di libero scambio di ultima generazione.
Per tutelarci, invece, da azioni che ostacolano il nostro potenziale di sviluppo sui mercati esteri, è cruciale combattere su diversi fronti.
Nell’ambito del dibattito avviato dalle Nazioni Unite sui aistemi alimentari, dobbiamo difendere il modello secolare basato sulla Dieta Mediterranea e sulle altre culture alimentari tradizionali contro la proposta di una dieta unica universale di tipo vegano.
Dobbiamo inoltre impedire l’affermazione dei fuorvianti schemi di etichettatura nutrizionale fronte pacco di tipo semaforico, che vogliono ingiustamente classificare i cibi distinguendo tra “sani” e “non sani”: solo le diete sono sane e non sane, non il singolo alimento.
Infine, è necessario contrastare su tutti i livelli l’Italian sounding, ovvero l’uso di parole, immagini, riferimenti cromatici o geografici e marchi che evocano l’Italia per promuovere prodotti che in realtà non hanno nulla a che fare con il Made in Italy”.
Di Monica Giambersio
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