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17/09/2022

Meccanica, cresce l’export, ma il 7% delle imprese rischia di chiudere

(Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica)

L’indagine congiunturale di Federmeccanica: esportazioni al 16%, ma caro energia condiziona. Il direttore generale Franchi: “L’economia riparta da noi: servono ulteriori aiuti”

Segnali contrastanti sulla produzione metalmeccanica. La guerra in Ucraina ha infatti mitigato la ripresa dopo la pandemia. Lo dice Federmeccanica, presentando l’indagine congiunturale 2022.

Secondo quanto emerge, l’export sfiora il 16%, ma nei primi 6 mesi del 2022 la produzione cala del 3,2% e il 7% delle imprese si dichiara a rischio chiusura.

Nel secondo trimestre 2022, pur con una variazione positiva dell'1%, i volumi sono mediamente diminuiti dell'1,2% rispetto al 2021.

Per il terzo trimestre le imprese prevedono che continuerà questa tendenza: solo il 27% è soddisfatto del portafoglio ordini rispetto al 33% della precedente rilevazione.

Pesano per il 79% delle aziende i costi di materie prime e dell'energia che per i l 52% delle imprese hanno comportato la riorganizzazione del lavoro e dell' attività produttiva e una riduzione del Margine Operativo Lordo (68%).

I comparti che funzionano e quelli in crisi

Vanno bene il comparto di computer, radio TV, strumenti medicali e di precisione (+7,4%), quella di macchine e apparecchi meccanici (+2,5%) e degli altri mezzi di trasporto (+1,4%).

Dati negativi invece per la metallurgia (-3,6%), le fabbricazioni di autoveicoli e rimorchi (-3,0%), di macchine e apparecchi elettrici (-2,5%) e di prodotti in metallo (-2,4%).

Tra gennaio e giugno, l'export è aumentato del 15,8%, ma i numeri sono minori rispetto al precedente trimestre. Positivo il trend verso i Paesi Ue (+18,9%), mentre diminuisce verso Cina (-12,5%) e Russia (-13,3%).

Verso un ridimensionamento della produzione

Il 54% delle aziende è intenzionata, secondo l'indagine a ridimensionare la produzione, mentre il 7% rischia di interromperla a causa dei rincari su materie prime ed energia.

Nella scorsa rilevazione erano solo il 4%. Anche se più della metà, il 68%, intende investire ancora per capannoni, attrezzature e sostenibilità aziendale.

Continuano anche le difficoltà nel trovare i profili professionali necessari: dal 56% al 71% rispetto al 2021. Si fatica a trovare competenze tecniche di base (per il 46% delle imprese intervistate) e quelle tecnologico-digitali (per il 22%).

Scendono dal 15% al 10% la percentuale di imprese che si dichiarano di poter assumere nuove risorse.

Le richieste al governo

"Apprezziamo gli aiuti del governo, anche quelli che abbiamo chiesto con i sindacati, ma serve ben altro per i rincari dell' energia, una prospettiva sul futuro per un paese che mira ad essere una grande manifattura. - dice Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica” - Bisogna ripartire da noi. Senza l'industria non c'è sviluppo".

Anche per Diego Andreis, vice presidente di Federmeccanica serve "una visione energetica a livello italiano e europeo. Quando non si lavora in modo strutturale ci si fa cogliere da situazioni e questa situazione poteva essere evitata".

Redazione Cuoreeconomico
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