Monticco (Cisl Friuli Venezia Giulia): “Territorio ha resistito bene alla crisi energetica. Ora investire su giovani e competenze”

(Alberto Monticco, segretario generale Cisl Friuli Venezia Giulia)
Il segretario generale del sindacato regionale a CUOREECONOMICO: “Stiamo cercando di favorire il processo di ripresa lavorando in modo sinergico con la Regione e con gli altri sindacati. L‘obiettivo è arrivare a gestire emergenze e criticità in una prospettiva di lungo periodo. Per quanto riguarda la transizione ecologica, una sfida da affrontare è quella del nucleare di ultima generazione”
Crisi energetica, valorizzazione dei talenti, transizione ecologica e PNRR. Di questi temi abbiamo parlato con Alberto Monticco, segretario generale della Cisl del Friuli Venezia Giulia, che ha spiegato a CUOREECONOMICO come, in tema di energia green una sfida interessante da affrontare in modo mirato sia quella legata al nucleare di ultima generazione.
Quale impatto hanno avuto sulle imprese del vostro territorio la crisi energetica, l’aumento dei costi delle materie prime e l’incremento dei tassi dei mutui? Come hanno reagito le imprese?
“La regione in questo ultimo anno e mezzo ha resistito abbastanza bene. A testimoniarlo è anche l'ultimo report sullo stato occupazionale, da cui emerge un incremento del numero di occupati. Naturalmente bisogna poi fare le dovute precisazioni sulla tipologia di contratti e sui settori in cui le persone vengono occupate.
Tuttavia, in generale, possiamo dire che c’è stato un saldo positivo per quanto riguarda le assunzioni anno su anno. Un dato negativo è invece quello relativo alle stabilizzazioni a tempo indeterminato.
In sintesi quindi abbiamo una situazione che vede da un lato il saldo positivo di incremento occupazionale e, dall’altro, un delta negativo relativo ai contratti a tempo indeterminato.
In generale, il nostro territorio si caratterizza sia per grandi gruppi industriali sia per un numero elevato di Pmi nel settore dell’artigianato, che rappresentano l’ossatura della regione e si trovano principalmente nei territori di Udine e Pordenone.
Con la crisi del 2008-2009 a soffrire è stato soprattutto il settore edile e metalmeccanico. Solo per dare qualche numero, la Cassa Edile aveva registrato la metà dei dipendenti nel biennio 2014-2015. C’è stata poi una modesta ripresa nel 2018-2019, ma questo questo timido trend positivo è stato nuovamente bloccato dal Covid.
Oggi, facendo un bilancio complessivo, si può dire che la regione ha resistito e si sta posizionando nuovamente bene in settori come quello turistico e metalmeccanico. C'è inoltre una ripresa dell’edilizia.
Lo credo che i prossimi 12- 24 mesi saranno decisivi per capire se si sta configurando un trend di uscita dal tunnel o meno.
Stiamo cercando di favorire il processo di ripresa lavorando in modo sinergico con la Regione e con gli altri sindacati. La sfida principale è quella di cercare di gestire emergenze e criticità in un quadro di sistema.
Non bisogna mettere in atto interventi emergenziali tarati sulla singola crisi, ma piuttosto cercare di trovare le soluzioni nel quadro più ampio di un disegno di sistema su base regionale, caratterizzato da una visione lungimirante”.
A che punto sono le imprese del territorio per quanto riguarda le sfide poste dalla transizione energetica e digitale?
“In tema di digitalizzazione sarà cruciale affrontare in modo mirato le criticità legate alla diffusione della banda larga e le problematiche delle zone montane, dove ci sono i maggiori problemi. Inoltre sarà fondamentale esplorare tutte le potenzialità legate al connubio turismo e digitale.
Un’altra sfida di particolare importanza è quella legata all’uso del digitale come perno su cui far leva per realizzare percorsi vincenti di internazionalizzazione delle imprese, con particolare attenzione ai mercati dell’Est. In quest’ottica il Pnrr riveste un ruolo centrale.
Dobbiamo sfruttare al massimo le risorse messe a disposizione dal piano per dotare la regione di tutte quelle infrastrutture logistiche che oggi mancano. Mi riferisco ad autostrade, rete ferroviaria, ma anche aeroporti, tutti interventi finalizzati a promuovere il più possibile l’intermodalità.
Per quanto riguarda le sfide legate alla transizione green, io credo che una sfida interessante da affrontare sarà quella del nucleare di ultima generazione. Sarebbe intelligente riflettere sui vantaggi di questa fonte energetica, perché il problema dell’approvvigionamento energetico continuerà a essere centrale.
Abbiamo poi diversi progetti sul fotovoltaico e sull’eolico. Da questo punto di vista bisogna fare un discorso mirato, essere lungimiranti e realizzare solo progetti che realmente servono, ovvero basati sull’analisi del reale fabbisogno del territorio e incentrati sulla salvaguardia del suolo agricolo”.
Sul fronte occupazionale quale importanza ha la valorizzazione dei talenti e delle competenze? E soprattutto come bisogna agire per cercare di affrontare la questione dello skill mismatch?
“Oggi abbiamo delle generazioni di studenti che stanno studiando per dei mestieri che saranno obsoleti nel momento in cui questi ragazzi entreranno nel mondo del lavoro. Credo che sul tema lavoro sia necessario mettere in atto delle azioni di sistema.
Bisognerebbe avere un quadro preciso di dove siamo e dove vogliamo andare, per capire quali sono le competenze che mancano e cercare di colmare queste mancanze. In questo scenario un elemento chiave è quello contrattuale.
Attualmente abbiamo più di 900 contratti nazionali depositati al Cnel. Credo che le professionalità e le competenze del mercato del lavoro debbano essere orientate nel quadro di una retribuzione corretta e di un’adeguata gestione della contrattualistica, che possa incentivare percorsi formativi di qualità, laddove possibile, attraverso forme anche sperimentali che oggi però si vedono molto poco”.
Quale opportunità rappresenta il Pnrr per un Paese all’avanguardia?
“Come dicevo prima, il piano può rappresentare uno strumento fondamentale per colmare alcuni gap infrastrutturali e logistici, ma anche per valorizzare i giovani nell’ambito di progetti che sappiano sfruttarne al meglio le competenze.
Il nostro Paese ha il problema della fuga dei talenti all’estero e quello della denatalità. Credo che per valorizzare la professionalità e le competenze delle giovani generazioni lo strumento principe sia la contrattualistica.
Non è possibile che ci siano ragazzi che dopo aver completato brillantemente i loro percorsi universitari non abbiano la possibilità di avere degli sbocchi adeguati alle competenze acquisite. Dobbiamo intervenire su questa situazione.
Al di là della questione giovani, io ritengo che, sul Pnrr sia fondamentale avere una visione olistica caratterizzata da progetti tarati non semplicemente sulla rendicontazione dell’utilizzo di risorse, ma su progettualità che vadano oltre il breve periodo.
Il rischio è infatti quello di avere dei progetti che magari utilizzano le risorse del piano, ma che non sono utili allo sviluppo del territorio in una prospettiva di lungo termine”.
Di Monica Giambersio
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