MULTINAZIONALI ESTERE. Cipolletta (CCIAATorino): “Piemonte apprezzato per capacità innovativa e efficienza delle infrastrutture digitali"

Presentati in i dati relativi all’indagine realizzata dall’ente camerale e da Unioncamere Piemonte sulle imprese multinazionali estere presenti sul territorio regionale (MNE).
Considerato il loro peso sull’economia del territorio, con 1.300 imprese e 5.680 localizzazioni complessive che danno lavoro a 183mila addetti (elaborazioni Osservatorio imprese estere su dati Istat 2022), l’indagine svolta nel 2025 ha avuto come obiettivo quello di delineare le principali caratteristiche delle MNE: oltre alle informazioni strutturali di base, sono stati approfonditi anche aspetti più specifici quali le prospettive di sviluppo, gli investimenti in digitalizzazione e le strategie di sostenibilità.
Come sottolineato da Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino e vicepresidente Unioncamere Piemonte: “I punti di forza che le multinazionali estere apprezzano maggiormente del nostro territorio sono la capacità innovativa, l’efficienza delle infrastrutture digitali, la qualità del sistema formativo e l’eccellenza delle nostre risorse umane, oltre ad un’ottima qualità della vita, tanto che nel futuro prossimo ben il 76% di esse prevede di confermare la presenza in Piemonte e il 15% prevede un ampliamento delle proprie attività. Per queste realtà risulta essenziale il supporto offerto dalle istituzioni locali, dall’attrazione investimenti ai servizi di ascolto e aftercare che contribuiscono al radicamento dell’impresa nel lungo periodo”.
"Con la Camera di commercio di Torino presentiamo la seconda indagine sulle multinazionali estere in Piemonte. Queste realtà costituiscono un asset strategico vitale per l'economia piemontese, garantendo occupazione qualificata e competitività sui mercati globali. Lo studio evidenzia il forte radicamento delle imprese censite e l'attenzione prioritaria ai temi della sostenibilità, della digitalizzazione e dell'innovazione dei processi interni.
Lo studio conferma che il Piemonte continua a rappresentare un terreno fertile per gli investimenti esteri, grazie alla qualificazione delle risorse umane e a sistemi di supporto avanzato. Il Ceipiemonte gioca, in questo scenario, un ruolo fondamentale grazie al lavoro quotidiano negli ambiti dell'attrazione degli investimenti e del marketing territoriale. È la dimostrazione concreta di come il 'modello piemontese' di collaborazione tra le istituzioni funzioni davvero: una sinergia operativa che ci permette di fare sistema per attrarre e trattenere valore. Questi risultati ci stimolano a lavorare costantemente per ridurre le criticità burocratiche segnalate e supportare queste realtà nel loro percorso di crescita" commenta Gian Paolo Coscia, Presidente Unioncamere Piemonte.
Dal punto di vista del numero di addetti il valore medio varia molto a seconda dei settori, dai 295 dell’automotive ai 44 dell’industria tessile. Il 31,2% si caratterizza come media impresa (tra i 50 e i 249 addetti), il 10% come grande impresa con oltre 249 addetti, mentre un quarto delle imprese ha meno di 10 addetti. Il restante si colloca tra i 10 e i 49 addetti.
Dal punto di vista del fatturato, per un terzo delle imprese nel 2024 è stato superiore a 50 milioni di euro, e un’analoga quota ha avuto ricavi tra i 10 e i 49,9 milioni di euro.
La maggior parte delle MNE presenti sul territorio regionale, rispondenti all’indagine, è controllata da imprese europee, con una prevalenza di quelle francesi (20%) e tedesche (19%). Il primo Paese extraeuropeo per presenza di controllanti estere sono gli Stati Uniti, che detengono il 12% delle multinazionali qui insediate.
Tre imprese su dieci si sono insediate in Piemonte prima del 2000, ma la maggioranza ha iniziato l’attività tra il 2010 e il 2019 (il 34,1%) e l’8,3% dopo il 2020. Guardando alle modalità di insediamento adottate, in prevalenza le multinazionali hanno scelto di insediarsi attraverso investimenti brownfield, ossia acquisendo il controllo di imprese già esistenti (il 57%). È inferiore (il 43%) la quota degli investimenti greenfield, che presuppongono, invece, la creazione ex-novo dell’attività produttiva (il nuovo stabilimento, la filiale, ecc.). Incrociando l’anno e la modalità di insediamento, si osserva una prevalenza di investimenti “greenfield” per le imprese insediate in Piemonte prima del 2010, mentre successivamente è aumentato il peso degli investimenti “brownfield”.
Oltre la metà delle imprese sono presenti sul territorio in qualità di unità produttive/operative; segue il 37% che è insediato in Piemonte con uffici commerciali.
Dal punto di vista dei settori di attività, quasi un terzo delle imprese (31,8%) converge nell’automotive. Di rilievo anche il peso del commercio (il 18%), della metalmeccanica, del settore della chimica-gomma-plastica (entrambi di peso pari al 13,4%) e delle attività afferenti ai settori dell’aerospazio, ferrotranviario e nautica (l’11,5%).
Analizzando le reti di approvvigionamento si evidenzia che ben l’86% delle MNE acquista prodotti e/o servizi sul mercato italiano. Tra queste l’86,3% si approvvigiona in Piemonte, e il 6,8% in modo esclusivo. Sul mercato nazionale la quota media di approvvigionamenti in Piemonte risulta più alta per il comparto Automotive e per Aerospazio/Ferroviario/Nautica. Spostando lo sguardo sui mercati di destinazione dalle vendite effettuate in Piemonte proviene in media il 15,5% del fatturato, cui si affianca il 50,5% derivante dalle altre regioni di Italia.
I risultati evidenziano una prevalente stabilità, ad eccezione del fatturato, che per quasi il 40% delle imprese ha registrato un incremento dei ricavi, con un saldo complessivo tra aumenti e riduzioni pari a +8%. L’occupazione si è mantenuta solida: oltre la metà delle imprese ha confermato i livelli di organico e circa il 29% li ha aumentati. Per quanto riguarda gli investimenti fissi, invece, il 69% delle imprese li ha mantenuti stazionari, mentre soltanto quasi una su cinque li ha incrementati. Una dinamica simile si è osservata nelle esportazioni, caratterizzate da marcata stabilità e da una crescita solo per il 19% delle imprese. Sulle stesse variabili è stata anche chiesta un’indicazione per il 2025 e, in continuità con quanto dichiarato sull’anno precedente, l’andamento previsto ha confermato un quadro di stabilità, ancorché il saldo fra previsioni di aumento e di riduzione sia risultato favorevole per il fatturato.
Le multinazionali estere presenti sul territorio individuano come principali punti di forza del Piemonte la capacità di offrire un sistema di supporto avanzato per l'innovazione e una base di risorse umane qualificate. La disponibilità di infrastrutture per l'ICT rappresenta il fattore più apprezzato, identificato come un punto di forza dal 44,4% degli intervistati, suggerendo come un buon livello di dotazione tecnologica risulti fondamentale per le operazioni globali delle MNE. La qualità del sistema formativo/professionale (43,5%) e la qualificazione delle risorse umane (38,9%) si posizionano come elementi di notevole attrattiva. Anche la qualità della vita contribuisce positivamente al bilancio, essendo percepita come un punto di forza dal 42,1% delle imprese, un vero fattore chiave per l'attrazione di talenti internazionali. Infine, la posizione geografica e la presenza di centri di R&S, università, incubatori, poli di innovazione vengono percepiti come punti di forza rispettivamente dal 38% e 37,5% delle realtà intervistate, consolidando l'immagine della regione come hub per la ricerca e l'alta formazione.
Il rovescio della medaglia riguarda le inefficienze strutturali e i costi operativi: le procedure burocratiche si confermano la criticità maggiore, percepite come un punto di debolezza dal 39,8% delle MNE. A questo si affiancano notevoli preoccupazioni sui costi dell'energia identificati come criticità dal 34,3% delle imprese.
Il mercato del lavoro mostra, infine, la percezione più eterogenea: se il 51,9% delle realtà lo definisce come fattore ininfluente del sistema regionale, il 23,1% lo ritiene un vantaggio competitivo, mentre il 25% degli intervistati lo classifica come un punto di debolezza. Questo suggerisce che, nonostante l'alta qualificazione delle risorse umane, le MNE segnalano la presenza di alcune difficoltà legate al mismatch tra domanda e offerta di lavoro, alla flessibilità del mercato e alle politiche attive esistenti.
Le imprese multinazionali estere che operano in Piemonte dimostrano una visione a lungo termine e un impegno sul territorio stabile, concentrando gli sforzi sul potenziamento delle risorse produttive e umane. Nel triennio 2022-2024 8 aziende su 10 hanno effettuato investimenti sul territorio, quota in crescita rispetto all’indagine dell’anno scorso (il 77,6%).
L’area di investimento predominante è il rinnovo e l’ammodernamento delle capacità produttive e fisiche: gli investimenti in macchinari/attrezzature/mezzi di trasporto sono di gran lunga i più diffusi, citati dal 61,9% delle imprese (50,2% nel 2024). Questo dato, unito alla percentuale di investimenti in impianti fissi (32,1%) e costruzioni, fabbricati, terreni (21,4%), evidenzia un forte impegno delle MNE nel mantenere e potenziare la base produttiva fisica sul territorio. Il secondo ambito di intervento è rappresentato dalla formazione, indicata dal 44% delle imprese, in forte crescita rispetto alla precedente edizione dell’indagine (29,2%).
L’analisi delle strategie di investimento per il triennio 2025-2027 evidenzia una chiara tendenza delle multinazionali estere a rafforzare o mantenere la propria presenza nel territorio piemontese: il 76,2% delle imprese intende, infatti, confermare l’insediamento in regione, a fronte di un ulteriore 15,2% che prevede attivamente un ampliamento e/o diversificazione delle attività, segnalando una potenziale crescita del perimetro operativo regionale
Le MNE in Piemonte attribuiscono un'utilità molto alta ai servizi di supporto a loro dedicati, in particolare l'accesso a finanziamenti e l'orientamento nel complesso panorama burocratico. Il servizio ritenuto più valido è il supporto per l'identificazione di eventuali incentivi regionali, nazionali e/o europei, considerato utile dal 66,7% delle imprese. Il supporto per l'identificazione di potenziali fondi/partner/fornitori è considerato utile dal 54,6% delle realtà intervistate. Anche l'assistenza per la ricerca e l'assunzione di personale è molto apprezzata, ritenuta utile dal 54,1% delle MNE, un segnale che, nonostante l'alta qualità della formazione, il matching tra domanda e offerta nel mercato del lavoro resta una sfida prioritaria.
Le MNE presenti in Piemonte stanno integrando i paradigmi della sostenibilità e della digitalizzazione nei propri processi aziendali, benché con intensità differenti.
I cambiamenti in tema di digitalizzazione, attuati nel biennio 2023-2024 dal 68% delle imprese, sono stati trainati principalmente dalle necessità di ottimizzazione interna e gestione del capitale umano. L'area delle risorse umane, attraverso la formazione digitale, si distingue come la più attiva, con il 48,1% delle realtà che ha già apportato cambiamenti e l’11,4% che ha in previsione di farlo. Anche l'area dell’amministrazione finanza e controllo, con l'automatizzazione dei processi amministrativi, ha visto un'implementazione significativa (al 39% delle imprese che ha già attuato cambiamenti si aggiunge il 16,7% che ha in previsione di farlo).
L'impegno sui temi ESG e di sostenibilità è, invece, quasi universale: l'88,5% delle imprese ha intrapreso almeno un'azione di sostenibilità. L'area di maggiore intervento è l'ambiente, dove il 79,4% ha apportato cambiamenti, seguita dalla governance (75,6%). I cambiamenti in materia di responsabilità sociale (CSR) e comunicazione sono diffusi, ma meno prioritari, attestandosi rispettivamente al 51,4% e 58,9%.
Redazione CUOREECONOMICO
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