Musacci (Giovani Confcommercio): “Vecchi mestieri rilanciati dall’innovazione dei giovani, ma vanno messi in condizione di fare impresa”

(Matteo Musacci, presidente del Giovani Imprenditori di Confcommercio)
Il presidente dei giovani di Confcommercio a CUOREECONOMICO: “I giovani restano all’estero perché dopo aver investito soldi per formarsi, trovano stipendi che gli fanno tornare indietro quanto speso. In Italia c’è un ingresso nel mondo del lavoro che non regala soddisfazioni da questo punto di vista. Inflazione e mutui alle stelle fanno il resto. Oltre al fatto che senza una famiglia o finanziatori, è difficile per loro avere credito”
I giovani dovrebbero essere il motore della società del futuro e quindi anche dell’economia. Eppure fare impresa per loro è una corsa ad ostacoli. Lo ha certificato l’Istat nel suo rapporto annuale, che va ancora più a fondo spiegando come per i giovani sia difficile non solo intraprendere ma anche semplicemente lavorare e quindi mettere su famiglia.
Eppure nessuno sembra veramente interessarsi al problema e quando si tratta di dare garanzie alle giovani generazioni, raramente si va oltre la retorica parolaia.
Con Matteo Musacci, presidente del Giovani Imprenditori di Confcommercio, CUOREECONOMICO prova a fare il punto della situazione per capire quali soluzioni reali potrebbero essere messe in campo.
Partiamo anzitutto da un quadro generale. Come ha superato il giro di boa dell’anno solare l’impresa italiana ed in particolare il settore del commercio e quello dei servizi?
“Ci arriva con le ossa rotte, perché molti settori continuano a soffrire, sotto la morsa dell’inflazione. L’aumento dei mutui si riversa ovviamente anche sulle famiglie, perché l’impresa fa andare avanti l’economia familiare, per cui chi è imprenditore ha costi doppi.
I margini sono ridotti, gli stipendi sono fermi nonostante le migliorie introdotte dal Governo, è molto difficile far fronte alle spese.
Questo nonostante il dato generale, nel contesto macroeconomico sia in miglioramento. Però è una crescita di fatturato, non sul benessere sociale”.
Il Governo ha certificato il ritardo nell’attuazione del Pnrr ed ha chiesto una rimodulazione molto forte dello stesso. Vi preoccupa?
“Il primo problema vero è che comunque sia ne esce una immagine negativa, come sempre quando si rimandano le cose: agli occhi di chi osserva – e l’Italia in queste situazioni è un osservato speciale – questo non fa bene all’economia ed agli imprenditori, che sperano molto nel Pnrr. Abbiamo grandi emergenze, prima fra tutte quella delle infrastrutture, che andrebbero risolte in fretta”.
Il ruolo dei giovani è chiave, anche per la maggior attenzione all’innovazione. Ma oggi fare impresa per un giovane è una corsa ad ostacoli. Cosa serve per un salto di qualità?
“Non è tanto l’innovazione che rende giovane un’impresa, anzi in questo momento i giovani stanno tornando a fare i mestieri di un tempo come macellai, calzolai e quant’altro.
Ci sono sempre più giovani, che attraverso gli strumenti moderni, stanno riabilitando questi mestieri: li stanno rimettendo sul mercato sia dal punto di vista fisico, ma anche con l’innovazione e nel digitale. La piccola e micro impresa familiare legata alla terra, all’artigianato ed al commercio tiene ancora.
Rimane il problema del fare impresa. Se già per un giovane è difficile pagare un affitto o fare un mutuo, senza capitali o una famiglia alle spalle, chiaramente diventa complesso fare impresa. In più c’è un problema enorme di denatalità: ci sono sempre meno giovani e quelli che ci sono decidono di lasciare il Paese”.
Per l’appunto questa è una notazione del recente rapporto dell’Istat. Denatalità, invecchiamento della popolazione in età lavorativa, gap formativi nelle università e altissimo numero di Neet…
“All’estero si trovano sicuramente attenzioni diverse per i giovani. Ma si diventa anche genitori molto più giovani, mentre in Italia oggi aumenta il numero di chi diventa genitore dopo i 30 o addirittura 35 anni.
I giovani restano all’estero perché dopo aver investito soldi per formarsi, trovano stipendi che gli fanno tornare indietro quanto speso. In Italia c’è un ingresso nel mondo del lavoro che non regala soddisfazioni da questo punto di vista.
Poi il fenomeno dei Neet è allarmante e la pandemia lo ha acuito. Se ne parla poco ed invece dovrebbe essere un focus”.
Come stanno vivendo la transizione e quindi in generale la sostenibilità i giovani imprenditori?
“Il bilancio di sostenibilità purtroppo è ancora molto sconosciuto al gran parte delle micro imprese, quindi su questo c’è da lavorare.
Ma la sostenibilità ha tanti aspetti: sicuramente non è più possibile fare impresa senza rendere sostenibili le proprie azioni, qualunque esse siano. I giovani hanno in più il fatto che vivono in un’epoca nella quale stanno subendo le mancanze del passato su questo fronte.
Quello che noi ci aspettiamo e vogliamo fare è portare questo tema all’attenzione anche di quelle imprese che non sono guidate da giovani”.
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 70234751
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com












