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13/03/2023

Parenti (Commissione Ue): “Pnrr è la sfida dell’Italia, ma c’è in ballo anche il futuro dell’Europa”

(Antonio Parenti, direttore della rappresentanza italiana della Commissione Europea)

Il direttore della rappresentanza della Commissione Europea in Italia: “Realizzare le opere previste per portare sviluppo nei territori. La crisi ci insegna: bisogna accelerare sulle rinnovabili, ma occorre sburocratizzare”

Le nuove sfide dell’Italia su fronte del Pnrr. Un tema sempre caldo e che adesso diventa di strettissima attualità. Recentemente, se n’è parlato in un incontro a Perugia, alla presenza degli stakeholder locali, nazionali ed europei.

CUOREECONOMICO nel parla con Antonio Parenti, direttore della rappresentanza italiana della Commissione Europea.

A che punto è l’Italia sul fronte dei “compiti a casa” per l’attuazione del Pnrr?

“In questo momento siamo in fase di implementazione. Le rendicontazioni semestrali che sono preludio ai pagamenti sono avvenute, per cui su questo fronte stiamo bene, perfettamente in linea con le aspettative e con le richieste di Bruxelles e sta rispettando i tempi.

Adesso però siamo alla fase cruciale. Per ora si è lavorato nella parte legislativa, adesso siamo giunti a quella infrastrutturale, è giunto il tempo di mettere a terra le opere ed è qui che dovremo capire come funzionerà.

Ci aspettiamo che anche questa seconda fase vada molto bene. Non è una cosa da poco, perché realizzare queste opere, porterà sviluppo per i territori.

Non bisogna sprecare nulla, nemmeno un centesimo, perché l’Italia - va ricordato - è il Paese maggiormente beneficiario del Pnrr e da come spenderà i soldi l’Italia dipenderà anche il futuro dell’Europa” .

Lei teme che questa fase particolare del Paese, nella quale il Governo è stato costretto a far fronte alla crisi energetica ed ai rincari che ne sono derivati drenando denaro sull’emergenza, possa in qualche modo ostacolare questo processo e la transizione?

“Non credo, anche perché le risorse del Pnrr non hanno a che fare con la crisi energetica, ma derivano in parte da risorse aggiuntive che l’Unione Europea ha messo a disposizione attraverso il piano Repower EU.

I fondi che sono stati messi in cantiere per la transizione digitale ed energetica restano lì ed in teoria non dovrebbero esserci impatti.

Anzi, la crisi dovrebbe farci pensare che è il caso di accelerare sulle rinnovabili, perché sono l’unica forma di energia che siamo in grado di poter produrre autonomamente, senza doverla importare dall’estero”.

Le imprese spingono su questo fronte, preoccupate ovviamente che i rincari mettano in difficoltà tutto il sistema economico, però la burocrazia frena tantissimi progetti in Italia. L’alleanza per il fotovoltaico ne ha censiti 500, ma recentemente anche il presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile Ronchi lanciava questo allarme proprio dalle colonne di CUOREECONOMICO....

“C’è un problema chiaro ed è per questo che alcuni processi di semplificazione vengono addirittura pensati a Bruxelles e speriamo di poter fare qualcosa presto.

Ma è importante iniziare a snellire le procedure anche in Italia e fare una distinzione fra quello che è patrimonio artistico da tutelare e patrimonio energetico da sfruttare”.

La questione dei rigassificatori, con le proteste di Piombino in questo senso è emblematica…

“Bisognava rassicurare la popolazione sulla tranquillità di queste opere ed è stato fatto. I rigassificatori esistono in tutto il mondo e sono impiantati in modo coerente con l’ambiente ed il territorio. Poi va tenuto conto che sono opere temporanee e saranno tolte dopo l’emergenza” .

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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