Patrizi (Federterziario): “Accompagnare la transizione italiana e si investa correttamente nella formazione”

(Nicola Patrizi, presidente di Federterziario)
Il numero uno della federazione che riunisce la imprese del terziario: “Italia in ritardo rispetto ad altri Paesi, necessità di più tempo o ne uscirà penalizzata. Bene le misure per il settore previste nella legge di bilancio”
Insieme alle costruzioni il terziario è stato uno dei settori che ha trainato l’economia nel 2022. Secondo i dati di Eurostat, lo scorso anno il valore delle vendite legato al commercio, trasporti, alberghi e ristorazione è aumentato +10,4%, riparazione di beni per la casa e altri servizi (+8,1%) e attività immobiliari (+4,5%.
“Ritengo positivi gli interventi come l’assegno unico per le famiglie, l’avvio di una riduzione l’avvio di una riduzione seppur minima del cuneo fiscale e le agevolazioni per i premi di produzione per i lavoratori e la misura relativa alla flat tax al 15% per le nuove attività e la revisione o ottimizzazione di alcuni bonus”, dice Nicola Patrizi, presidente di Federterziario.
Presidente Patrizi, fra le nuove misure economiche c’è la riforma del Superbonus. Cosa ne pensa?
“Il Superbonus è un intervento costruito per dare respiro e consentire la ripresa del sistema dell’edilizia gravato da una lunga crisi aggravata dalla pandemia e è nato sulla base di presupposti che in corso d’opera sono stati cambiati.
Basato sul concetto di credito fiscale, è stato trasformato in uno strumento finanziario incentrato su un sistema di credito di imposta non più ancorato al lungo periodo, ma scontabile nell’immediato e soprattutto aperto anche a chi accede senza un debito fiscale. Un sistema molto vicino a quello dei sub-prime, dove un credito diventa moneta di scambio parallela.
In generale ritengo che la stagione dei bonus debba lasciare il passo a interventi strutturali pensati in ottica di sistema, altrimenti continueremo a dare risposte che rincorrono le emergenze senza più avere la capacità di programmare nuove strategie”.
Di recente avete firmato il Manifesto per la tassonomia sostenibile. Crede che gli obiettivi di Fit 55 siano fattibili?
“La normativa europea sul clima per ridurre le emissioni dell'UE di almeno il 55% entro il 2030 è ormai un obbligo giuridico che colloca l’Europa come continente attualmente più sostenibile e che spinge a conseguire l’obiettivo ancora più ambizioso di rendere l'Ue climaticamente neutra entro il 2050.
Le scelte radicali che sono oggetto di discussione sulla mobilità elettrica e sull’impatto energetico degli edifici rischiano di generare per l’Italia delle serie criticità.
Ci troviamo di fatto a competere con nazioni che, non ponendosi gli stessi obiettivi, godranno di un effetto dumping che avrà ripercussioni sull’occupazione e sulle imprese.
Anche all’interno dell’Europa le condizioni di partenza sono diverse, perché ci sono stati che si sono portati avanti con gli investimenti sostenibili e stanno già gestendo la transizione governando le lobby europee e i decisori politici, soprattutto sulla spinta della finanza che orienta gli investimenti internazionali.
Il cambio delle tecnologie indotto dalla transizione verde necessita di più tempo per consentire a paesi come il nostro di assecondare i nuovi processi di investimento, preparare il mercato del lavoro e continuare ad essere competitivo nella fase di passaggio”.
Crede che la digitalizzazione della Pubblica amministrazione stia andando nella giusta direzione?
“Si parla di digitalizzazione della Pubblica amministrazione da oltre trent’anni, ma deve essere affrontata in un contesto di riforma complessiva nel senso che la semplificazione e la sburocratizzazione per il cittadino.
Non si può considerare la digitalizzazione della Pa come un mero processo di innovazione di sistemi informativi, ma deve essere calata un contesto di cambiamento culturale guidato da una revisione procedurale e un’adeguata formazione delle risorse umane.
Non basta creare sistemi informativi se non ci sono le persone pronte e capaci di governare i processi secondo logiche organizzative moderne ed in grado di rispondere a cittadini ed imprese nel modo atteso”.
Rimanendo in tema di formazione, secondo lei il modello italiano deve essere aggiornato?
“La formazione deve essere completamente ridisegnata secondo una visione capace di considerare gli apprendimenti come elementi strategici per la competitività.
La formazione ai diversi livelli deve essere garantita in maniera corretta per arrivare ad avere lavoratori consapevoli ed utili ai sistemi produttivi del futuro.
Con il calo demografico e il mutamento del mercato del lavoro post-covid la formazione diventa il principale fattore di competitività per le persone e occorre considerare le scuole e le università come delle infrastrutture per la crescita economica del nostro paese.
Per i prossimi anni il sistema Italia ha a dispozione più di 300 miliardi tra Pnrr e Fondi strutturali della coesione che devono essere investiti nella maniera giusta”.
Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)
Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 70234751
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com







.jpg?1709636458503)



