Piana (Liguria): «Agroalimentare spinge la ripresa: 5mila occupati in più dal 2017. Continuiamo a investire»

(Alessandro Piana, vicepresidente e Assessore all’Agricoltura della Regione Liguria)
L’assessore regionale all’Agricoltura: «Coniugare tradizione e territorio. Obiettivo trasferire l’innovazione dai laboratori di ricerca ai campi e alle serre delle aziende agricole. Startup strategiche»
L’agroalimentare spinge l’economia ligure tanto che gli occupati nel comparto salgono di oltre 5000 unità dal 2017 a oggi.
Alessandro Piana, vicepresidente e Assessore all’Agricoltura della Regione Liguria ne ha parlato a CUOREECONOMICO.
L’agricoltura italiana ha da poco raggiunto il traguardo dei 50 milioni di export. Com’è la situazione in Liguria?
«L’agroalimentare ha spinto la ripartenza: il food è la prima e consacrata ricchezza d’Italia per un valore pari al 25% del PIL con circa 538 miliardi di euro lungo l’intera filiera, dal campo alla tavola.
Anche in Liguria si registra una crescita e la cartina tornasole che ho più a cuore è la quota di occupati nella nostra Regione. Il dato era pari a 8.574 nel 2017 mentre nel 2020 si è attestata su 13.317, quasi raddoppiandosi.
Un altro dato riguarda gli agriturismi: se confrontiamo le presenze connazionali nei mesi estivi del 2021 rispetto agli stessi del 2019 la crescita è a doppia cifra, del 27% circa sia a giugno sia a luglio, toccando picchi plebiscitari di oltre +75% nel mese di luglio nell’imperiese.
Un settore supportato a partire dai mesi più difficili della pandemia con un sostegno temporaneo eccezionale, con 6 milioni e 200 mila euro, e ancora oltre 1 milione per i danni per gli eventi atmosferici dell’ottobre 2020».
Quali sono i settori più trainanti?
«Sono quelli identitari, che coniugano tradizione e territorio e si rivelano portabandiera del gusto. Basilico, olio e vino sono protagonisti del progetto Food Ambassador by Liguria realizzato con Agenzia “in Liguria” per far crescere la consapevolezza e l’importanza del portare prodotti certificati in tavola e nella ristorazione, grazie anche a campagne con food influencer e esperienze interattive digitali.
Prodotti che garantiscono tracciabilità, controlli e qualità, tramite l’Enoteca Regionale della Liguria, il Consorzio di Tutela dell’Olio EVO DOP, il Consorzio di Tutela del Basilico DOP. Ottimi i riscontri, come alla recente Milano Wine Week davanti ad un parterre selezionatissimo.
Non posso non citare poi la floricoltura ligure. Secondo gli ultimi dati disponibili del Distretto Florovivaistico della Liguria la floricoltura ha una produzione lorda vendibile di circa 400 milioni di euro l’anno ed esporta circa l’80% del proprio prodotto.
La piana di Albenga produce oltre 100 milioni di piante in vaso l’anno tra aromatiche e fiorite che hanno come sbocco principale i mercati europei, soprattutto di Germania e Nord Europa.
Mentre il fiore reciso sanremese ha un mercato mondiale che raggiunge giornalmente tutte le principali città del Nord America, del Medio e dell’Estremo Oriente».
Tradizione e innovazione, qual è lo stato di salute dell’agroalimentare ligure?
«L’innovazione è da sempre sostenuta dai Programmi di Sviluppi Rurali (PSR) per una maggiore competitività delle imprese, ma anche per favorire la sostenibilità ambientale.
Parlando di finanziamenti e di messa in campo operativa delle idee politiche già realizzate, gli uffici di mia competenza hanno evaso oltre 2mila domande nel 2020 e oltre 1350 nel 2021 tra indennità compensative, misure agroambientali e strutturali.
La tradizione invece, per tornare alla domanda, ci connota da tempi antichissimi ed è tangibile: basti pensare alle circa 300 eccellenze (conserve, frutti pregiati o rari, pesce, dolci, pasta, vini, olio, pesto, formaggi, salumi, piatti preparati e così via) segnalate nell’Atlante regionale dei prodotti tradizionali, catalogati per zona e tecnica di produzione».
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Nell’ultimo periodo sono aumentate o si sono sviluppate nuove start up innovative?
«Le start-up sono il nostro futuro, penso alle ultime in Liguria dedicate ai fiori eduli, allo zafferano, alla lavanda, ai prodotti che creano strette sinergie con l’artigianato alimentare.
Ad ogni modo trasferire l’innovazione dai laboratori di ricerca ai campi e alle serre delle aziende agricole è una operazione complessa che richiede tempo, competenza e impegno da tutte le parti in gioco. Tra gli impegni moralmente necessari, le innovazioni nel campo della cosiddetta “economia circolare” ed in quello della riduzione dell’inquinamento da plastica.
Nel grande settore dell’economia circolare, c’è il programma operativo Interreg Marittimo. È il caso del Progetto “Eco-Circus” (http://www.cersaa.it/interreg-marittimo-ecocircus/), di cui CeRSAA, diretto da Giovanni Minuto, è partner, i cui obiettivi generali sono i modelli di business maggiormente sostenibili, resilienti e competitivi come il compostaggio e il riuso economico delle biomasse.
Allo stesso modo, grazie al progetto Interreg Marittimo “Citrus” (http://www.cersaa.it/interreg-marittimo-citrus/), sarà possibile favorire lo sviluppo di imprese innovative nel settore del turismo esperienziale e delle preparazioni agro-artigianali.
Sul fronte della progressiva riduzione dell’uso delle plastiche anche in agricoltura, si può poi menzionare l’ambizioso progetto “Filiera 4.0” (http://www.cersaa.it/psr-misura-16-02/), che vede Liguria Digitale capofila di un partenariato costituito da CeRSAA e dalla Cooperativa Ortofrutticola. Sostituire gli oltre 150 milioni di vasi in polipropilene con materiali compostabili è finalmente possibile».
È soddisfatto dei fondi assegnati alla Regione per l’attuazione dei PSR per questo biennio?
«Possiamo contare su oltre 104 milioni di euro, con il via libera della Commissione Europea. Di fatto inizia un nuovo periodo di investimenti con attenzione ai giovani agricoltori, all’ambiente, all’innovazione, ai piccoli Comuni, alla competitività delle filiere agro-forestali e allo sviluppo dell’entroterra.
Un’ottima notizia che ci consente di accompagnare ulteriormente lo sviluppo del settore primario».
Di Andrea Merola
(Riproduzione riservata)
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