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13/11/2023

Piccola industria: "Mancano 508.000 addetti, se ne troveranno la metà"

(Giovanni Baroni, presidente Piccola Industria di Confindustria)

Forum delle Pmi a Pavia. Il presidente Baroni: "La politica, il governo e il Parlamento, non devono mai far venir meno l'attenzione sulla scuola, che purtroppo dobbiamo dirlo, è troppo spesso dimenticata. Adesso tocca anche a noi". Il numero uno degli imprenditori Bonomi: "Senza l'industria non c'è l'Italia. Non vorrei che un giorno ci svegliamo e non ci sono più posti di lavoro"

Durante il Forum Piccola Industria 2023 a Pavia, Giovanni Baroni, presidente della Piccola Industria di Confindustria, lancia un grido d'allarme sull'attuale crisi di competenze in Italia, affermando che "l'Italia sta perdendo una generazione".

Baroni esprime la sua preoccupazione per l'attenzione insufficiente sull'istruzione e la formazione. Sottolinea che il mondo delle imprese ha compreso forse troppo tardi quanto sia essenziale avere un ruolo nella definizione dei percorsi formativi.

"La politica, il governo e il Parlamento, non devono mai far venir meno l'attenzione sulla scuola, che purtroppo dobbiamo dirlo, è troppo spesso dimenticata.

Adesso tocca anche a noi. Come mondo delle imprese, forse ci siamo accorti un po' tardi di quanto sia fondamentale avere un ruolo nella definizione e nell'attuazione dei percorsi formativi".

Carenza di competenze: un problema urgente per le imprese

La carenza di competenze emerge come una vera emergenza per le imprese italiane. Baroni sottolinea che il mismatch tra domanda e offerta di lavoro riguarda quasi la metà delle posizioni, con un bisogno previsto di almeno 508.000 addetti nel settore tecnico-scientifico entro il 2027.

Tuttavia, il 45 percento di questa cifra sarà difficilmente reperibile, raggiungendo persino il 50 in alcuni settori. Questa situazione è caratterizzata da un senso di urgenza, poiché il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente.

Critiche alla Manovra 

Durante gli interventi, si sono sentite critiche nei confronti delle politiche attuali. Si evidenzia la necessità di rafforzare immediatamente il "credito d'imposta formazione 4.0," venuto meno nel 2023, con una richiesta esplicita affinché un nuovo "Credito formazione 5.0" sia reintrodotto nell'accordo sulla riscrittura del Pnrr.

Baroni sottolinea l'assenza di decisioni sul "piano Industria 5.0" nella manovra e la sua importanza per sostenere gli investimenti necessari per le transizioni verso la sostenibilità.

Baroni sottolinea la sua preoccupazione per la caduta degli investimenti e l'importanza di un impegno tempestivo per evitare un costo significativo per il Paese. Sottolinea la necessità vitale di riorganizzare i processi produttivi con investimenti che incorporino tecnologie sostenibili.

"Abbiamo un bisogno vitale di reingegnerizzare e riorganizzare i nostri processi produttivi con investimenti che consentano di adottare tecnologie capaci di aumentare la produttività e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.

L'efficacia di questi investimenti è però più che mai legata alla rapidità con cui saremo in grado di appropriarci e utilizzare al meglio le tecnologie che introdurremo in azienda. Ecco perché le persone e la loro formazione sono davvero la chiave del successo". Da qui l'urgenza della richiesta degli industriali per un nuovo credito di imposta per la formazione.

(Carlo Bonomi, presidente Confindustria)

Le parole di Bonomi

Non meno dura la presa di posizione del presidente degli industriali Carlo Bonomi: "Senza l'industria non c'è l'Italia. Non vorrei che un giorno ci svegliamo e non ci sono più posti di lavoro.

Bonomi esprime preoccupazione per l'apparente disinteresse nei confronti del settore industriale e sottolinea che il tema dell'industria sembra essere trascurato"

Bonomi riconosce la ragionevolezza della legge di bilancio rispetto agli annunci iniziali, ma critica la mancanza di stimoli agli investimenti. Sottolinea il bisogno di decisioni immediate sugli investimenti, indicando che gli stimoli promessi con la revisione degli obiettivi del Pnrr sono ancora incerti.

Ricorda l'ampio stanziamento di 39 miliardi per il piano Industria 4.0, sottolineando che i 5 miliardi proposti per affrontare le transizioni digitale e green sembrano insufficienti.

Bonomi evidenzia la necessità di considerare la delega fiscale, sottolineando le difficoltà derivanti dalla sua attuazione. Con l'economia in rallentamento, il commercio internazionale in crisi e incertezze su revisioni contrattuali fondamentali, Bonomi sottolinea l'importanza di prestare molta attenzione agli stimoli agli investimenti.

Critica una legge di bilancio orientata solo verso la domanda, ignorando l'offerta, affermando che la storia dimostra come il Pil si sia rimesso in moto quando si è lavorato sull'offerta.

Attenzione maggiore al mondo delle imprese

Bonomi chiude il suo intervento richiamando l'attenzione sul mondo delle imprese. Sottolinea che l'Italia ha sorpreso il mondo dopo la crisi pandemica grazie all'industria manifatturiera, ricordando che per generare ricchezza nel paese è essenziale sostenere questo settore.

Nonostante il ruolo cruciale dell'industria, Bonomi osserva con amarezza che, durante il periodo pandemico, mentre i medici erano considerati eroi, il mondo industriale era oggetto di critiche.

Conclude esprimendo l'invidia verso i medici e ribadendo che, nonostante le sfide, il settore industriale continuerà a fare il proprio dovere, ma è cruciale un cambiamento di prospettiva per garantire una crescita sostenibile.

Bonomi chiude il suo intervento con un appello a riforme strutturali, sottolineando la necessità di volontà politica per programmare a medio e lungo termine, focalizzandosi sul lato dell'offerta. Esprime la sua preoccupazione sulle attuali mancanze in questo approccio strategico alla crescita economica.

Redazione Cuoreeconomico
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