mer 11 mar 2026

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PoliHub: «Cambiare passo sul credito per l'innovazione: capitali di rischio per giovani tra i più bassi d’Europa»

(Enrico Deluchi, General manager di PoliHub)

Enrico Deluchi, general manager dell’incubatore del Politecnico di Milano che sostiene 200 imprese l'anno: «Sempre più progetti legati alla sostenibilità e intelligenza artificiale». L’Italia è al 29° posto tra i paesi favorevoli alle start-up, obiettivo ridurre il gap

Sostenere l’innovazione per guardare al futuro e colmare il gap con gli altri paesi.

CUOREECONOMICO ha parlato con PoliHub, incubatore per start-up del Politecnico di Milano, che sta sostenendo attività che vanno nel segno del digitale e della sostenibilità.

Dalle tecnologie fotoniche con sistemi di amplificazione in grado di ridurre dimensioni e costi delle reti in fibra ottica, fino alla medicina innovativa, PoliHub conta quasi 1000 progetti valutati ogni anno e più di 200 imprenditori (con un’età che va dai 30 ai 40 anni) aiutati.

«In quest’ultimo anno - spiega Enrico Deluchi, General manager di PoliHub - abbiamo visto progetti di qualità migliore rispetto agli scorsi anni perché il tempo a disposizione dovuto al lockdown ha consentito di rigenerare al meglio le idee».

PoliHub rappresenta un precursore degli incubatori moderni, in cui il dialogo con gli studenti e i ricercatori è al centro della loro azione.

Nato nel 2000, negli anni ha saputo rinnovare la propria mission, tanto che oltre gli azionisti fondatori, dispone anche di un fondo d’investimento partecipato (Poli 360) per sostenere i progetti più innovativi.

«Da noi - spiega Deluchi - sono passate aziende come Fluidmash, che è stata acquisita da Cisco, Isaac, che ha brevettato una tecnologia smart antisismica, e Phononic Vibes che ha brevettato una soluzione deeptech per l’isolamento acustico. Tutte aziende che per noi rappresentano un fiore all’occhiello».

Non sempre però chi ha in mente un’idea riesce a trovare i finanziatori giusti. «Noi - afferma Enrico Deluchi - valutiamo la qualità del gruppo, la determinazione, la bontà del progetto e poi il contenuto scientifico che deve essere in linea con l’esigenza del mercato.

Negli ultimi anni abbiamo sostenuto molti progetti che hanno a che fare con l’energia verde e l’Intelligenza artificiale, a dimostrazione che gli imprenditori hanno compreso i benefici della sostenibilità».

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    Insomma, tutti requisiti che dimostrano che l’università e il mondo dell’impresa possono andare d’accordo, tanto che buona parte delle start-up finanziate provengono da laureati o ricercatori del Politecnico di Milano.

    Oltre ai finanziamenti, Polihub offre servizi di smart-working e di sviluppo di strategie organizzative.

    Se Polihub rappresenta un esempio virtuoso di dialogo tra innovazione e impresa, per la maggior parte dei giovani imprenditori la strada per è ancora in salita, anche per quelli con le idee più innovative che sono costretti a tentare fortuna altrove.

    Secondo lo studio Startup Ecosystem Report 2021, diffuso da StartupBlink, l’ecosistema imprenditoriale italiano ha perso colpi rispetto allo scorso anno, tanto che è finito al ventinovesimo posto nella graduatoria mondiale dei paesi favorevoli alle start-up.

    «Per consentire una piena diffusione dell’innovazione - conclude Deluchi - occorre cambiare mentalità e lavorare in modo da colmare il divario con gli altri paesi.

    Ciò non riguarda solo l’eccessiva burocrazia, ma anche il mondo del credito dato che in Italia i capitali di rischio per i giovani sono i più bassi d’Europa».

    Di Matteo Melani
    (Riproduzione riservata)

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