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24/11/2022

Porti, De Cet: “Settore nautico motore del Pil, ascoltare i players e non il sentiment”

(Vasco De Cet, support manager di Marinedi)

A colloquio col comandante, consulente di Assomarinas e manager del settore: “Ministero del Mare è una risorsa, ma senza deleghe sarà anatra zoppa. Investire sulle peculiarità del Made in Italy per attrarre dall’estero”

Consulente di Assomarinas (l’associazione nazionale dei porti turistici), support manager di Marinedi e former Manager di Marina di Portisco, il Comandante Vasco De Cet ha una vision chiara sul futuro della portualità turistica, segnata da evidenze inconfutabili nonché frutto di una contingenza difficoltosa.

Tra il 2015 e il 2021 c’è stato un decremento di 10.000 unità, un dato che ci attendevamo per il 2025”, spiega De Cet.

Il dato negativo è arrivato, insomma, prima del previsto, presentando un calo in termini di unità da diporto abbastanza raggelante. La copiosa produzione nautica italiana va a gonfie vele, ma va principalmente all’estero.

A risentirne sono i marina nazionali che si troveranno sempre di più con posti barca vacanti o di difficile gestione, perché soggetti alle esigenze particolari delle “società di bareboat (locazione a scafo nudo) e charter.

Le cause che impattano in questo modo su un segmento particolarmente importante del settore nautico da un punto di vista nazionale, vanno viste nella “forbice reddituale” cambiata, con sempre meno persone che possono permettersi uno yacht sia in Italia che in Europa.

Però si consolida il segmento “luxury” e ne giova di conseguenza il segmento super yacht: “è un mercato che tiene, con circa 5.500 super yacht in giro per il mondo, dei quali circa il 40% in Mediterraneo”, spiega De Cet.

I Marina, quindi, devono adeguare l’offerta e fare posto a barche più grandi, sviluppando le Dry Stack Storage (darsene a secco), formula già largamente adottata in Europa e Nord America dove si registrano analoghe tendenze decrementali.

Intervistato da CUOREECONOMICO, Vasco De Cet contribuisce inoltre alla discussione sul ministero del Mare, dal quale i player di settore si attendono molto e sperano possa incidere positivamente l’economia nautica.

Quanto vale la nautica sul Pil?

Ogni euro investito o speso nella nautica ne attiva sette nell’economia reale complessiva. Sono questi i dati che in via generale stimolano ingannevolmente la produzione di nuovi posti barca.

Ogni posto di lavoro nella nautica ne attiva 9 nel mercato del lavoro. Per le ragioni dette, però, occorre ponderare con molta prudenza lo sviluppo di ulteriore portualità turistica, anche perché, tra progetti in fase di esecuzione e di avvio, sono già realizzandi oltre 80.000 posti barca”.

Cosa deve fare l’Italia per migliorare l’economia dei suoi marina?

Intercettare la domanda internazionale di ormeggi che è, nel suo insieme, un serbatoio ovviamente maggiore di quello nazionale.

Un porto turistico deve cercare i clienti fuori dall’Italia, promuovendo le peculiarità che distinguono ciascun Marina nell’alveo dell’accoglienza made in Italy.

Le caratteristiche principali devono comprendere la prossimità con gli snodi di comunicazione, un water front ricco ed attrattivo e la prossimità con i punti topici di bellezza nautica e paesaggistica”.

Un commento sul nuovo ministero del Mare, cosa si aspetta?

Qualunque segnale nei confronti del nostro settore è apprezzabile. Bisognerà vedere se il ministero del Mare troverà spazio, come si assesteranno le deleghe e se poi il ministero saprà sintetizzare le problematiche che riguardano il mare e il nostro settore in particolare.

Va tenuto presente che la nautica italiana genera delle cifre sì importanti ma principalmente generate dall’export. Il ministero del Mare può essere una grande opportunità per mettere a fuoco il comparto”.

Il nuovo dicastero riuscirà a gestire le direttive europee?

Si, se il decisore politico percepirà veramente cosa è la nautica da diporto: quasi 200.000 lavoratori, migliaia di imprese, un considerevole indotto; tutti comunque soggetti alla contrazione del numero complessivo delle unità da diporto.

E’ indifferibile il riordino della normativa sulle concessioni demaniali e sui canoni e va definitivamente esclusa l’applicabilità della Direttiva Servizi (Bolkenstein) alle Concessioni Demaniali che sono assimilate alla locazione di beni.

Mi aspetto che il ministero del Mare concorra a mettere ordine, e spero che ottenga le deleghe, per poi cogliere  la realtà del nostro comparto dai players e non dal sentiment”.

E se il ministero non avrà le deleghe?

Se non avrà le deleghe, ma il tutto rimarrà dentro al comitato interministeriale, con alcune competenze chiave come quella della Guardia Costiera allocate altrove, avremo forse un’anatra zoppa.

Ci tengo a precisare che questa ultima è una mia opinione del tutto personale”.

Di Andrea G. Cammarata
(Riproduzione riservata)

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