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19/12/2022

Previero (Amaplast): “Il settore tiene, ma ritardi per componenti elettroniche rallentano le consegne”

(Dario Previero, presidente di Amaplast)

Il presidente dell’associazione dei costruttori di macchine per plastica e gomma: “Crescita comunque rallentata, scende l’export verso Iran e Russia. Sostenibilità la sfida, gli impianti di riciclaggio post consumo sono una eccellenza italiana”

Il comparto della produzione di macchine ed apparecchiature per gomma e plastica alla prova dei nuovi scenari economici attuali CUOREECONOMICO fa il punto con Dario Previero, presidente di Amaplast, che traccia il bilancio di un 2022 movimentato e delinea le nuove prospettive di un settore chiave per l’economia italiana.

Come arriva il settore alla fine del 2022 e quali sono le prospettive?

In base alla più recente indagine congiunturale svolta dal nostro Centro Studi, gli indicatori dell’industria italiana costruttrice di macchine per plastica e gomma evidenziano un rallentamento della crescita. Il terzo trimestre 2022, a confronto con lo stesso periodo del 2021, si è chiuso infatti con una crescita del fatturato dell’8% (una progressione meno brillante rispetto ai precedenti trimestri) e un calo degli ordinativi di cinque punti.

In effetti, è una dinamica che non sorprende, sia in considerazione del fatto che si tratta del periodo estivo - quando il livello degli affari normalmente si riduce - sia alla luce del contesto economico generale e delle ben note problematiche che le aziende devono affrontare ormai da molti mesi.

Si osserva un rallentamento più marcato per quanto riguarda i macchinari mentre le vendite e la raccolta ordini di ricambistica mantengono una crescita (+11%).

Dal punto di vista geografico, appare più indebolito il mercato domestico mentre la performance all’estero è migliore. Per quanto riguarda le esportazioni, in base ai dati ISTAT riferiti al primo semestre dell’anno in corso si osserva un’intensificazione dei flussi verso i mercati europei extra-UE, sudamericani e il quadrante asiatico mentre rallentano leggermente l’Unione Europea e il Nord America.

I costruttori italiani ritengono che nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno la raccolta ordini torni piuttosto sostenuta. L’auspicio è che la recente mostra specializzata K di Düsseldorf (19-26 ottobre) possa aver contribuito a sbloccare investimenti rimasti in stand-by in attesa del confronto in fiera.

Parallelamente, l’ultimo quarto dell’anno è normalmente un momento di massimo sforzo per le aziende costruttrici in termini di proposte e offerte.

Per quanto riguarda l’anno complessivo, dopo il rimbalzo registrato nel 2021 si stima un bilancio sostanzialmente favorevole anche per il 2022, a conferma della capacità del comparto di assorbire i contraccolpi delle gravi criticità che si sono manifestate e sovrapposte nell’ultimo triennio.

La produzione complessiva dovrebbe raggiungere la soglia dei 4,5 miliardi di euro, con un incremento di un punto percentuale rispetto al 2021: si tratta di una variazione contenuta che però consolida il recupero messo a segno lo scorso anno, superando anche di due punti il valore del 2019 (pre-pandemia).

Risultano ancora in crescita, seppure di misura, entrambe le componenti della domanda: da un lato le esportazioni – che assorbono il 70% circa della produzione – mostrano un aumento del 2% circa, fino a superare nuovamente i 3 miliardi, dall’altro il mercato interno segna un +1%, anche in funzione di importazioni in progressione del 5%.

In base alla più recente indagine congiunturale svolta tra gli associati, si è verificata  tuttavia una progressiva attenuazione della crescita nel corso di quest’anno”.

Oltre al fronte russo-ucraino, anche la situazione fra Cina e Taiwan e molto tesa: quanto vi preoccupano questi contesti?

Le tensioni e i conflitti internazionali - con le eventuali conseguenti misure restrittive come gli embarghi - hanno ovviamente un impatto significativo sul commercio estero e il settore delle macchine per plastica e gomma può risentirne in misura non indifferente. Infatti, oltre il 70% della produzione italiana è destinato all’export, in tutti i quadranti geografici.

Per esempio, le vendite dei costruttori italiani ai clienti iraniani sono crollate da oltre 65 milioni di euro nel 2005 a meno di 6 nel 2021 e a poco più di 2 nel primo semestre 2022.

Quelle alla Russia, che nel 2007 avevano sfiorato il picco storico di 210 milioni, hanno successivamente mostrato alti e bassi tra i 60 e i 100 milioni di euro e nel gennaio-giugno 2022 si sono fermate al di sotto dei 30.

Le problematiche che coinvolgono Cina e Taiwan non sembrano avere per il momento particolari conseguenze per il comparto: le esportazioni verso la Cina, dopo una lieve flessione nel 2020 in conseguenza della pandemia, nel 2021 hanno abbondantemente superato i livelli pre-crisi e nel primo semestre 2022 già mostravano un trend molto positivo.

La politica “zero-Covid” adottata dal Governo cinese ha ovviamente reso finora più complicati i contatti diretti con i clienti locali e le partecipazioni fieristiche ma il flusso delle vendite non ne ha risentito in misura rilevante.

Le forniture a Taiwan presentano un valore decisamente più contenuto, spesso al di sotto dei 10 milioni di euro all’anno”.

Voi avete recentemente indicato una serie di priorità al ministro dello sviluppo economico. Quali sono le urgenze per il settore?

Le criticità maggiori per il nostro settore sono le medesime con cui si confronta l’industria manifatturiera nel suo complesso.

In primo luogo, i tempi di approvvigionamento della componentistica elettronica, il cui dilatarsi causa ritardi nelle consegne, con pesanti implicazioni per i clienti che, tra l’altro, attendono i macchinari (entro il 31 dicembre 2022) per poter beneficiare degli incentivi fiscali.

Il problema del “caro-bollette” non riguarda così direttamente i costruttori di macchine – che ormai nella maggior parte dei casi si limitano ad assemblare gli impianti – quanto i clienti trasformatori (ovvero produttori di manufatti in plastica e gomma), per i quali i consumi energetici rappresentano una quota rilevante sull’insieme dei costi di produzione.

Infine, la “famigerata” plastic tax: al di là di rinvii e sospensioni, se ne auspica la cancellazione definitiva.

Recentemente Amaplast ha inviato al neoministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso una lettera congiunta con Acimac e Ucima - rispettivamente le Associazioni che rappresentano i costruttori di macchine per ceramica e per imballaggio e confezionamento, con cui da oltre due anni è in atto una sinergia operativa - per congratularsi per la sua nomina e per la nuova dicitura che identifica il Ministero, auspicando che torni ad avere un ruolo incisivo sulla tutela e la promozione del Made in Italy.

Ma soprattutto sono stati chiesti interventi urgenti per le rispettive filiere, alla luce delle criticità che si sono susseguite e sovrapposte nell’ultimo periodo”.

Come sta affrontando il settore la transizione ecologica? Temete che questa fase in cui molti soldi sono dirottati sull’emergenza-bollette possa fermare o rallentare il processo?

La sostenibilità è il punto centrale della transizione ecologica e l’elemento fondamentale per lo sviluppo dell’industria del Paese in generale; la filiera della plastica non fa eccezione, anzi presenta caratteristiche peculiari in tal senso.

Per esempio, tra gli spunti che emergono dal Rapporto Strategico recentemente elaborato da The European House-Ambrosetti (commissionato dalle Associazioni che rappresentano i vari segmenti della filiera) dal titolo "La circolarità della plastica: opportunità industriali, innovazione e ricadute economico-occupazionali per l'Italia" vi è il ruolo di primo piano giocato dalla fase del recupero della plastica: esso in Italia vale più del doppio della media europea; inoltre, negli ultimi 5 anni è la componente che ha dimostrato il maggior dinamismo, anche grazie al contributo degli impianti per il riciclo meccanico, che hanno ormai raggiunto un alto grado di sofisticazione.

Infatti, le aziende che si dedicano alla produzione di impianti di riciclaggio post-consumo rappresentano un’eccellenza non solo a livello italiano ma anche internazionale, esportandoli in tutto il mondo. Anzi, in tale specifico ambito all’industria italiana viene riconosciuta una vera e propria leadership anche nei confronti della concorrenza tedesca.

Parallelamente, già da anni i costruttori italiani di macchinari per la trasformazione della plastica sono in grado di fornire soluzioni volte a migliorare la sostenibilità ambientale dei vari processi di trasformazione: macchine a ridotto consumo di energia che consentono anche la produzione di articoli di sempre minor peso ma con pari caratteristiche tecniche”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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