PROTESTA. Cia in piazza a Montecitorio, la crisi tutta sulle spalle di agricoltori e cittadini. Fini: “Serve un’alleanza contro le distorsioni di filiera e rifinanziare i crediti d’imposta”

Gli agricoltori incassano sempre meno, mentre i cittadini pagano sempre di più.

E i costi continuano a salire per entrambi. È qui che “i conti non tornano” ed è da qui che parte oggi, davanti a Montecitorio, la mobilitazione nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, con la prima di cinque giornate di presidio a Roma. Una protesta che non è solo di categoria, ma mette insieme agricoltori e cittadini contro gli squilibri di un sistema che sta scaricando sui due anelli più deboli – chi produce e chi acquista – il peso di rincari e distorsioni.

A settembre l’inflazione è salita al 4,2%, ai massimi da tre anni, e gli italiani hanno dovuto fare i conti con un balzo del 5,5% dei prezzi degli alimentari freschi rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel frattempo, i prezzi riconosciuti agli agricoltori sono crollati: -50% per l’olio extravergine d’oliva, -30% per le susine, -25% per albicocche e uva da tavola, -24% per il latte spot, -22% per pesche e pere, -15% per le mele e -5% per il pollo.

 “Siamo dentro una tempesta perfetta, colpiti dagli effetti delle guerre e del cambiamento climatico -dichiara il presidente di Cia, Cristiano Fini-. Ma la crisi dell’agricoltura non riguarda solo noi: coinvolge tutti i cittadini, perché chiama in causa la sicurezza alimentare, la tutela ambientale e il presidio dei territori”. Eppure, in questo momento “gli agricoltori stanno lavorando con prezzi che in molti casi non coprono neppure i costi di produzione, mentre nelle famiglie il carrello della spesa pesa sempre di più -continua Fini-. Questo non è più sostenibile. Non possiamo accettare che chi produce cibo venga pagato sempre meno e chi lo compra sia costretto a pagarlo sempre di più”.

 

 

LA FORBICE DAL CAMPO ALLA TAVOLA – Analizzare i prezzi riconosciuti all’origine e quelli spesi al dettaglio dà la misura di un divario inaccettabile. A settembre, per i prodotti ortofrutticoli italiani, le carote sono passate da 0,28 euro al chilo sul campo a 1,46 euro al chilo sulla tavola (+421%); l’uva da tavola da 0,58 euro al chilo a 2,99 euro (+416%); le melanzane da 0,62 a 2,75 euro (+344%); le pesche da 0,74 a 2,88 euro (+290%); i peperoni da 0,92 a 3,15 euro (+242%); le pere Abate da 1,18 a 3,22 euro (+173%); le zucchine da 1,05 a 2,82 euro (+168%) e la lattuga romana da 1,68 a 3,48 euro (+107%).

IL CARO-VITA – A rendere ancora più grave il quadro è la contestuale impennata dei costi operativi. Ad agosto 2026, rispetto all’estate precedente, i carburanti agricoli sono aumentati del 40% e i fertilizzanti del 12%, mentre per le famiglie il gasolio per autotrazione è cresciuto del 27%, la benzina del 16% e le spese per abitazione, acqua, elettricità e gas del 9%. Per le imprese agricole, il confronto con il 2021 – prima dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente – restituisce la vera portata dello shock: il gasolio agricolo è passato da 0,48-0,70 euro al litro a 1,50-1,70 euro al litro (+143%). Nello stesso arco di tempo, i concimi e fertilizzanti, a seconda delle tipologie, hanno registrato rincari dal 40% fino al 100%.

LE RIVENDICAZIONI DI CIA – “Agricoltori e cittadini sono sulla stessa barca. Da una parte ci sono imprese che non riescono più a sostenere i costi produttivi e dall’altra famiglie che vedono eroso il loro potere d’acquisto. Per questo -osserva il presidente di Cia- dobbiamo unire le forze in un’alleanza strategica, per spezzare la catena della speculazione e chiedere politiche capaci di sostenere il reddito e la tenuta sociale del Paese. È una battaglia per il diritto a un cibo sano, equo, accessibile, e per la dignità del lavoro agricolo”.

“Con il presidio di Montecitorio -conclude Fini- chiediamo di intervenire sulle distorsioni della filiera, rafforzando le aggregazioni produttive e il ruolo delle interprofessioni, monitorando i prezzi e contrastando le pratiche sleali, valorizzando il Made in Italy e la filiera corta. Chiediamo inoltre di rifinanziare il credito d’imposta sul gasolio agricolo, fermo a maggio; utilizzare le risorse già stanziate per i fertilizzanti anche per far fronte agli altri rincari produttivi; rifinanziare Agricoltura 4.0. Non chiediamo privilegi: chiediamo che i conti tornino, per chi produce e per chi consuma. Perché difendere l’agricoltura significa difendere tutti”. 

 

di redazione CUOREECONOMICO
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