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18/11/2023

Quando il lavoro non basta: un italiano su 10 non ha un livello di vita dignitoso

I dati allarmanti del rapporto Caritas: nel 2022 ci sono 5,6 milioni di poveri assoluti e cresce la percentuale di "Working poors", coloro cioè che nonostante abbiano un lavoro non riescono a sopravvivere. Aumenta il numero di persone a rischio esclusione sociale, si abbassa l'età media. L'Italia è il Paese in Europa in cui la trasmissione inter-generazionale delle condizioni di vita sfavorevoli risulta più intensa

"Dopo quasi trent'anni dalla prima uscita del Rapporto, il fenomeno della povertà può dirsi completamente stravolto nei numeri e nei profili sociali.

Si contano oltre 5.674.000 poveri assoluti (+357.000 rispetto al 2021), pari al 9,7 percento della popolazione: un residente su dieci oggi non ha accesso a un livello di vita dignitoso. È un fenomeno ormai strutturale e non più residuale come era in passato".

Lo dice il Rapporto 2023 su Povertà ed esclusione sociale in Italia di Caritas, diffuso in questi giorni. A rischio povertà ed esclusione sociale sono invece 14.304.000 persone, il 24,4 percento della popolazione totale.

Un dato sicuramente allarmante, che fa il paio con quello dell'Istat che si concentrava sulle famiglie ma sostanzialmente confermava questi dati

Working poor e povertà economica

Nel 2022, secondo il rapporto, nei soli centri di ascolto e servizi informatizzati (complessivamente 2.855) le persone incontrate e supportate sono state 255.957. Nell'insieme i centri di ascolto e i servizi Caritas hanno supportato durante l'anno l'11,7 percento  delle famiglie in povertà assoluta.

Complessivamente il peso degli stranieri tra i beneficiari si attesta al 59,6 percento, con punte che arrivano al 68,5 e al 66,4 percento nel Nord-Ovest e nel Nord-Est. L'età media è 53 anni per gli italiani e 40 anni per gli stranieri. 

La giornata mondiale dei poveri, che la presentazione del rapporto anticipa è incentrata quest'anno su enomeno dei 'working poor', ossia di quelle situazioni di povertà personali e familiari, in cui non manca il lavoro, ma il reddito non è sufficiente a una vita dignitosa

Il Rapporto sottolinea poi la nuova realtà della "povertà energetica": "nel 2022 il 19,1 percento degli assistiti Caritas ha ricevuto un sussidio economico, degli oltre 86.000 sussidi economici erogati dalla rete Caritas nel 2022 il 45 percento è stato a supporto di 'bisogni energetici', ovvero bollette".

Scorrendo ancora i dati emerge che: "Le persone di cittadinanza straniera risultano prevalentemente coniugate. Gli assistiti italiani invece appaiono divisi tra coniugati, celibi/nubili, separati/divorziati; tra loro, dunque, lo stato di povertà appare molto correlato a forme di fragilità familiari.

Si conferma in tal senso l'esistenza di 'eventi svolta' che possono segnare i corsi di vita e le storie individuali contribuendo allo scivolamento verso una condizione di vulnerabilità sociale.

Tra gli eventi svolta il diventare genitori: i due terzi degli utenti ha figli (il 65,6 percento) e tra loro l'80 percento vive con figli minori. Ciò sta a significare che circa il 52% delle persone che si rivolge alla rete Caritas ha figli minori".

"Un fattore che accomuna la gran parte degli utenti - prosegue il Rapporto - è il basso livello di istruzione (il 66,5 percento di loro ha al massimo la licenza media inferiore) e la fragilità occupazionale. Quest'ultima si esprime per lo più con condizioni di disoccupazione (48 percento) e di 'lavoro povero' (22,8 percento)". 

"Rispetto alla storia assistenziale - continua - c'è una forte eterogeneità dei casi seguiti. Accanto alle nuove povertà che pesano per il 45,3 percento del totale si aggiunge un'ampia fetta di persone che sono seguite da più tempo e che fanno fatica a risollevarsi: il 21 percento è seguito da 1-2 anni, il 9,3 da 3-4 anni, il 24,4 da cinque anni e più.

Tra gli assistiti esiste quindi uno zoccolo di povertà croniche". Per quanto riguarda l'indagine qualitativa sui "working poor", " 'sopravvivere' - afferma il Dossier - è la parola più citata dai lavoratori poveri: una condizione che mette in rilievo la consapevolezza di non avere aspettative con un presente che si dilata senza tempo, impossibile da cambiare in modo significativo, nonostante l'impegno personale.

Chi sono i lavoratori poveri? Lavoratori in nero, in grigio, part time forzati, con contratti regolari ma tutti con salari inadeguati".  

Forte rischio di esclusione sociale

Il rapporto avverte anche su un altro dato allarmante: "La persistenza, e in molti casi il peggioramento, di tante situazioni di deprivazione e di esclusione sociale - si legge - appare inaccettabile -. La presenza di oltre 2,1 milioni di famiglie povere può dirsi una sconfitta per chi ne è direttamente coinvolto, ma anche per l'intera società, che si trova a dover fare i conti con la perdita di capitale umano, sociale, relazionale che produce gravi e visibili impatti anche sul piano economico.

Tutti possiamo dirci vinti di fronte a 1,2 milioni di minori in condizione di indigenza, costretti a rinunciare a tante opportunità di crescita, di salute, di integrazione sociale, e il cui futuro sarà indubbiamente compromesso". 

"L'Italia - sottolinea anche il Report - risulta essere il Paese in Europa in cui la trasmissione inter-generazionale delle condizioni di vita sfavorevoli risulta più intensa. Chi nasce povero molto probabilmente lo rimarrà anche da adulto.

Questo costituisce un'alterazione dei principi di uguaglianza su cui si fondano le nostre democrazie occidentali. Rispetto a questo punto perde anche la nostra Costituzione repubblicana, e in particolare l'articolo 3, che continua a restare inapplicato".

Inoltre, secondo il Rapporto, sono "evidenti le disuguaglianze tra italiani e stranieri residenti, acuite negli ultimi dodici mesi".

Redazione Cuoreeconomico
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