Rampelli (Fdi): ‘Penso che questo DPCM non ci salverà dalla pandemia e affosserà gli autonomi‘

(Fabio Rampelli , vicepresidente della Camera e membro della commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione)
La situazione sarà molto dura soprattutto per coloro che sono privi di garanzie. Bisognerebbe dare un riconoscimento anche a chi non accede alla cassa integrazione, incentivando quelle aziende virtuose e coraggiose che provano a non chiudere
Il coronavirus ha ricominciato a mordere e palazzo Chigi si è visto costretto ad intervenire di nuovo, con l'ennesimo Dpcm a sancire un semi-lockdown che inevitabilmente andrà ad aggravare problemi economici in parte ereditati dalla prima quarantena, in parte preesistenti perché l'economia italiana è arrivata all'appuntamento con la pandemia già debilitata. Per cercare di tamponare questi guai l'esecutivo ha anche approvato il cosiddetto 'decreto ristori'.
Ma la rabbia delle categorie più danneggiate dalle esternalità negative dall''antivirus' attivato dal governo Conte non si placa, insieme al timore che gli aiuti finanziari si rivelino – di nuovo – insufficienti. Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con Fabio Rampelli (Fdi), vicepresidente della Camera e membro della commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione.
Rampelli lamenta in primo luogo che in una situazione così pesante Giuseppe Conte non coinvolga l'opposizione. Un'accusa non nuova la vostra. E' da quando è apparso il Covid-19 che tacciate l'esecutivo di snobbarvi…
"E' la prima volta che accade una cosa del genere. All'epoca del terrorismo ci fu la solidarietà nazionale con il governo di allora che coinvolse il leader del Pci Enrico Berlinguer. Ma persino in tempi più recenti, quando ci fu l'emergenza terrorismo legata all'Isis Matteo Renzi, allora presidente del Consiglio, convocò un tavolo permanente a palazzo Chigi con tutti i capigruppo di Camera e Senato, a cominciare da quelli dell'opposizione. L'unica cosa che ha fatto Conte sono state invece chiamate mortificanti ai tre leader dell'opposizione tre minuti prima della conferenza stampa indetta per illustrare l'ultimo Dpcm".
Dpcm che a voi non piace neppure nel merito…
"Penso che queste misure non ci salveranno né dalla pandemia, né dalla necessità di assistere i malati perché siamo senza posti letti e terapie intensive, né possono salvare l'economia. Chiudere i ristoranti alle 18 non ha senso, e può voler dire due cose: o che te la vuoi prendere con un segmento sociale e produttivo ben preciso che non ti 'appartiene' elettoralmente, e che quindi non perderai, oppure che ti serve qualcuno da sacrificare sull'altare di una presunta efficienza per fingere di stare facendo qualcosa, anziché intervenire su quello che non hai fatto. Mi auguro che non stiano facendo le prove generali per un secondo lockdown nazionale, perché sarebbe devastante".
Stavolta però, a differenza di marzo quando il paese impaurito si strinse attorno al premier, l'aria sembra diversa nei confronti dell'esecutivo
"L'unica cosa che ho ascoltato in tutta Italia diffusamente è indignazione nei confronti del governo, perché nessuno ha capito queste misure e nessuno le condivide. Conte dovrebbe spiegarci cosa ha fatto il suo governo in questi otto mesi, perché a parte la buona volontà che tutte le forze politiche, comprese quelle di opposizione, hanno dimostrato per affrontare la prima aggressione da parte del virus di marzo, - voglio ricordare che noi, come Fdi e come centrodestra, abbiamo votato tutti gli scostamenti di bilancio - nei mesi successivi non è stato fatto quello che bisognava fare".
A questo punto cosa ritiene che si dovrebbe fare?
"La situazione sarà molto dura soprattutto per coloro che sono privi di garanzie. Bisognerebbe dare un riconoscimento anche a chi non accede alla cassa integrazione, incentivando quelle aziende virtuose e coraggiose che provano a non chiudere. Dare aiuti a fondo perduto veri, che coprano ogni spesa incluse le bollette, con cifre paragonabili a quelle francesi. Invece vengono ancora colpevolizzate le partite Iva, gli autonomi, i piccoli commercianti, le palestre, i circuiti culturali, forse perché dal punto di vista numerico non rappresentano una massa di elettori sufficiente per poter impensierire chi governa. A fronte di quello che lo Stato non riesce a fare sui mezzi di trasporto pubblico, il governo se la va a prendere con coloro che hanno attuato tutte le norme sanitarie necessarie. Questo non è accettabile".
Di Alessio Garofoli
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