mar 28 apr 2026

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Rapporto banche e MPMI: le storiche problematiche del credito

La debolezza delle piccole imprese è nei numeri di bilancio che presentano?

Spesso, si… perché non supportati da documentazioni (business plan) a suffragio delle proprie necessità. E tutto questo rappresenta quella percezione di incertezza e instabilità che si traduce, nelle Micro e Piccole-medie imprese italiane, nell’aver bisogno di accedere a un finanziamento entro poco tempo.

Per arrivare a quel nucleo di società che ne ha urgenza addirittura in pochi giorni!

Soldi che servono a finanziare le normali uscite di cassa e alle volte a coprire fenomeni inattesi come, per esempio, il rincaro improvviso delle materie prime o un’insolvenza.

L’universo delle MPMI italiane rappresenta, dunque, un mondo quasi sconosciuto per la mancanza di dati puntuali, ma interpreta la spina dorsale del Paese con un giro d’affari, calcolato da Sace, di oltre mille miliardi di euro. Queste MPMI generano circa il 40% del PIL nazionale e impiegano più di un terzo di tutti gli occupati. Non solo, spesso sono anche campioni dell’export nei propri settori.

La volatilità, dunque, complica da sempre la complessa gestione della cassa delle MPMI.

Per questo proprio questo nucleo di aziende hanno bisogno di essere supportate nella gestione della liquidità e di conoscere anche le soluzioni alternative ai canali tradizionali (banche).

Infatti, prima la pandemia globale che ha fermato i mercati e poi ha strozzato le catene di approvvigionamento con la ripresa della domanda; poi l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia; infine le tensioni nel Medio-Oriente, si traducono in incertezza e in tempi d’incasso normalmente più faticosi e inevitabilmente più difficili.

A più della metà delle MPMI servono soldi entro poco tempo!

Per farlo usano prevalentemente le soluzioni tradizionali di finanziamento, soprattutto perché le soluzioni alternative sono per loro quasi sconosciute. Il punto dirimente, comunque sull’accesso al credito, sono anche i tassi di interesse: se sono alti, come in questi ultimi trimestri, diventano una barriera d’accesso pressoché insormontabile.

Come detto, le MPMI italiane ricorrono prevalentemente a soluzioni tradizionali: più di 2 terzi si rivolge alle banche, il 20% addirittura al proprio consulente.

Eppure, pur avendo un enorme mercato potenziale, il sistema del credito non hanno ancora sviluppato le caratteristiche necessarie per andare incontro alle loro necessità.

Ed è proprio per questo motivo che CUOREECONOMICO ha deciso di dedicarci un FOCUS e di ritornarci più volte durante l’anno, al fine di poter andare in profondità e cercare di comprendere come si sia arrivati a questo pericoloso ‘dialogo fra sordi’.

#dettofatto di Giovanni Giorgetti 
(Riproduzione riservata)

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