Rigassificatori: in Germania sono già al quinto, mentre in Italia c'è chi dice no

Il Comune di Piombino ha presentato il primo parere negativo e si appresta ad ostacolare il processo autorizzativo. Intanto gli altri Paesi corrono
La differenza fra l’Italia e il resto d’Europa? Altrove si viaggia veloce mentre il nostro è il Paese del ‘no’. Lo testimonia in maniera paradossale la questione rigassificatori.
La Germania ha inaugurato il quinto rigassificatore galleggiante. Si viaggia spediti verso l’indipendenza dal gas russo, fra l’altro anche grazie ad una società, ovvero Tes (Tree Energy Solutions) di cui è amministratore delegato un italiano, Marco Alverà.
"Il rigassificatore galleggiante avrà una capacità di importazione annuale di circa 5 miliardi di metri cubi (che coprirà circa il 5% del consumo annuale in Germania) e contribuirà a rafforzare la sicurezza energetica dell'Europa e della Germania.
Importando gas naturale liquefatto, ci rendiamo meno dipendenti dalle importazioni di gas russo via gasdotto. E tutte le misure che ci liberano il più rapidamente possibile dall'incertezza delle importazioni russe sono più che mai necessarie in questi tempi", spiega il ministro federale dell' Economia della protezione del Clima, Robert Habeck.
Piombino verso lo stop?
In Italia invece, ci si muove a due velocità. Se quello di Ravenna viaggia abbastanza spedito, il rigassificatore di Piombino continua a trovare ostacoli.
Il Comune di Piombino ha inviato alla Regione parere negativo sulla collocazione al porto, annunciando che poi farà lo stesso sul tema di sicurezza ed ambiente e per far emergere tutte le criticità in sede autorizzativa.
Poco importa insomma se la struttura serve all’Italia e se, come ha detto Snam nella relazione presentata al commissario straordinario per l’opera, sarà un investimento che porterà 1591 posti di lavoro.
L'impatto economico nella fase di realizzazione è stimato in 87 milioni (con 978 posti di lavoro tra diretto e indotto solo per questa fase).
Lo studio si concentra anche sulla fase di operatività: il costo medio di un anno di esercizio è di 29 milioni, il valore aggiunto diretto è stimato in 46 milioni nell'arco dei tre anni (il tempo dell'accordo Snam-Regione) di operatività della nave rigassificatrice in porto.
Nelle due fasi il valore aggiunto totale è di 252 milioni per l'Italia e, si legge nel documento, "si è stimato che circa 8 mln potrebbero essere prodotti in maniera diretta a Piombino dalle aziende affidatarie dei subappalti locali in fase di realizzazione dell'investimento".
Le risposte di Snam sul fronte ambientale
Ancora, sul fronte ambientale Snam, rispondendo alle osservazioni avanzate da Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana), spiega che il quantitativo di cloro libero residuo allo scarico, "sarà al di sotto del limite di 0,2 mg/l indicato dalla normativa vigente".
Su quello della sicurezza per i rischi di impatto all' interno del porto - la richiesta di chiarimenti era arrivata dai vigili del fuoco di Livorno - Snam riferisce invece che "lo studio è ancora in corso" mentre sullo scenario della rottura di uno dei tubi dello scambiatore (con perdita di gas) si afferma che "al di là della credibilità l'evento comporterebbe un rilascio di una miscela di acqua mare e gas naturale in cui la percentuale di Gn sarebbe molto bassa".
Redazione Cuoreeconomico
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