Rinnovabili, clima e biodiversità: le grandi sfide green del 2023

Il Governo Meloni, ma anche il resto d'Europa, sono attesi a grandi impegni sul fronte della sostenibilità e della transizione ecologica. Ma il fallimento della Cop27 dimostra come la strada è ancora molto lunga
Spingere sulle rinnovabili nonostante la crisi energetica e la tentazione di puntare sul gas; varare finalmente i due fondi internazionali di aiuti ai paesi poveri per il clima; cominciare ad ampliare le aree protette, per arrivare al 30% di terra e mare tutelati al 2030. Sono le tre grandi sfide ambientali per il 2023. Tutte sfide chiave per l’economia non solo italiana, ma anche del mondo.
Chiaro però che in questo scenario, l’Italia sarà l’osservata speciale, visto che dopo i due anni del Governo Draghi, la nuova maggioranza è chiamata a conciliare una sicuramente minore sensibilità su alcuni temi – soprattutto da parte di singoli esponenti, benchè di peso – con la necessità di non mollare la presa, pena l’assenza dei soldi del Pnrr e quindi la frenata a sviluppo e risorse.
Rinnovabili: la corsa dell’Italia (ma non solo)
Quella delle rinnovabili è la più grande. Alla Cop27 di Sharm el-Sheikh dello scorso Novembre, tutti i paesi del mondo hanno confermato l'impegno a tenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi di aumento dai livelli pre-industriali.
Un impegno che era stato preso alla Cop26 di Glasgow nel 2021, e che riprendeva l'obiettivo più ambizioso dell'Accordo di Parigi sul clima.
Il problema è che nel frattempo è scoppiata la crisi energetica, e questa ha scombussolato tutti i piani. Dopo lunghissime trattative, a Sharm si è deciso di mantenere comunque il target di 1,5 gradi evitando accuratamente di dare prescrizioni su come arrivarci.
In sostanza, si è lasciata mano libera agli stati sulle politiche energetiche. I paesi ricchi del G7 e quelli emergenti come Cina e India hanno cominciato una corsa per accaparrarsi tutto il metano che c'è sul mercato, hanno ripreso a bruciare carbone, e spendono miliardi di dollari per calmierare le bollette delle loro imprese e dei loro cittadini.
In questo quadro, gli investimenti per decarbonizzare le economie e centrare gli obiettivi di Parigi e Glasgow rischiano di passare in cavalleria, di essere visti come un lusso che per ora non ci si può permettere.
Ma la crisi energetica ha anche un effetto opposto. Quando il prezzo del gas sale alle stelle ed espone gli stati alla dipendenza da altri stati, spesso inaffidabili, le fonti rinnovabili diventano un formidabile strumento di politica energetica.
Eolico, solare e tutte le altre garantiscono prezzi bassi della corrente e indipendenza dall'estero. L'Agenzia internazionale per l'energia (Iea) prevede che nel quinquiennio 2022-2027 saranno installati nel mondo 2.400 gigawatt di nuova potenza rinnovabile.
E' il 30% in più di quello che era stato previsto solo un anno fa, prima della guerra in Ucraina. Andare verso le fonti pulite di energia, e non tornare indietro verso gli idrocarburi, sarà la sfida ambientale più grande del 2023.
I fondi per il clima e l'accordo di Parigi
La seconda grande sfida è far partire finalmente i due grandi fondi di aiuti per il clima previsti nell'ambito dell'accordo di Parigi. Il primo è quello deciso nel 2015 da 100 miliardi di dollari all'anno, per sostenere i paesi poveri nella mitigazione e nell'adattamento al cambiamento climatico.
Uno strumento che doveva nascere nel 2020, ma che non ha mai visto la luce, perché i paesi ricchi non hanno mai tirato fuori tutti i soldi necessari.
A Sharm si è detto che potrebbe finalmente partire alla Cop28 di Dubai, nel dicembre del 2023. Il secondo fondo è quello per i ristori delle perdite umane e dei danni materiali causati dagli eventi meteo estremi generati dal riscaldamento globale (loss and damage).
E' stato deciso quest'anno a Sharm, e il progetto esecutivo deve essere approvato alla Cop28. Ma anche qui, i paesi ricchi hanno cominciato a sollevare obiezioni, e non sembrano molto intenzionati a finanziarlo, preferendo strumenti di aiuti più piccoli e controllabili.
L'impegno sulla biodiversità
La terza e ultima sfida ambientale del 2023 è cominciare a realizzare l'impegno preso a dicembre dai paesi dell'Onu alla Conferenza di Montreal sulla biodiversità, la Cop15: rendere area protetta il 30% della terraferma e il 30% dei mari entro il 2030, il cosiddetto obiettivo 30x30. Al momento sono protette solo il 17% delle terre e l'8% dei mari.
Redazione Cuoreeconomico
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