Rovere (Assoimmobiliare): “Casa ancora sinonimo di sicurezza, ma occorre favorire l’edilizia sostenibile”

(Silvia Rovere, presidente di Assoimmobiliare)
La presidente dell’associazione aderente a Confindustria: “Real estate settore che tiene, ma l’Italia è in ritardo sul fronte dell’efficientamento energetico: servono politiche a sostegno. Il nuovo Governo continui l’azione di Draghi”
In tempi di difficile congiuntura economica, anche la casa come status di sicurezza rischia di essere messo in discussione. Ma come arriva il settore a questo momento complesso?
CUOREECONOMICO ne parla con Silvia Rovere, presidente di Assoimmobiliare.
Il “mattone” è sempre stato uno dei punti di forza italiani, perché offre uno status di sicurezza: è ancora così? Qual è la situazione del settore nella parte finale del 2022?
“L’investimento immobiliare rappresenta da sempre un elemento importante nell’impiego del risparmio; il patrimonio immobiliare del Paese, infatti, è pari a circa 6.400 mld di euro.
L’esposizione degli italiani alla proprietà immobiliare non avviene però come forma di “copertura” a tutela del risparmio dal rischio inflattivo, ma permane prevalentemente sotto forma di investimento diretto, con tutti i rischi di deprezzamento e sbilanciamento nella composizione patrimoniale che questo comporta.
Questo è vero, a maggior ragione, proprio in un momento come questo, dove la ripresa post-pandemica si scontra con i rischi legati al peggioramento del quadro macroeconomico. Le prospettive di fine dell’anno alimentano i timori di rallentamento dell’economia.
L’impennata inflativa rischia di determinare una riduzione nel percorso di recupero dei livelli di attività persi nel biennio 2020/2021, che nel primo semestre del 2022 aveva registrato investimenti a livelli record nel settore del commercial real estate - pari a 6,2 miliardi di euro - in crescita dell'84% rispetto allo stesso semestre del 2021.
Su base storica, i primi sei mesi di quest’anno hanno rappresentato il primo semestre migliore di sempre”.
Quanto vi preoccupa il rialzo dei tassi di interesse voluto dalla Bce? Quanto sta influendo sui mutui ed in generale sulla voglia di “casa” degli italiani?
“L’aumento dei tassi di interesse comporta un effetto negativo sulla domanda di mutui ed immobili. È quindi probabile che nel breve periodo l’aumento del costo dei mutui provocherà una discesa dei prezzi nominali, a cui si sommerà anche l’aumento dell’inflazione, rendendo alcuni investimenti immobiliari fonte di rischio, in particolare se sbilanciati su un singolo asset, come accade nell’investimento diretto.
Al fine di rendere l’investimento immobiliare una vera copertura contro l’inflazione, è utile favorire in Italia, come avviene negli altri Paesi europei, l’ampliamento dell’offerta di prodotto immobiliare gestito professionalmente.
Il real estate gestito infatti, rappresenta una leva di crescita economica e presidio di stabilità verso un patrimonio che ad oggi non presenta quei caratteri utili a proteggerne il valore nel tempo e che dunque rischia di esporre i risparmi dei cittadini a situazioni di instabilità”.
Un recente studio di Siape-Enea sottolinea come l’Italia sia molto in ritardo sul fronte dell’efficientamento energetico delle case. Come procede la transizione ecologica e quanto sta incidendo il caro-energia?
“Il nostro Paese dovrà affrontare nei prossimi mesi una partita importante: quella di una reale transizione in senso sostenibile del patrimonio immobiliare italiano.
Enea con la quale abbiamo stretto un protocollo di intesa lo scorso maggio proprio per rafforzare gli strumenti informativi a disposizione degli operatori di mercato, ricorda giustamente il ritardo - lato efficientamento energetico - del nostro patrimonio immobiliare rispetto agli obiettivi che ci siamo dati in sede europea.
Occorrerà infatti avviare un processo di decarbonizzazione di tutto il parco immobiliare UE che, tradotto, significherà ammodernare dalla classe G alla F il 15% del patrimonio edilizio entro il 2027 per gli edifici non residenziali ed entro il 2030 per gli edifici residenziali. Questo viene tradotto, per il nostro Paese, in 5,3 milioni di alloggi da riqualificare nei prossimi anni.
Visti i numeri, è evidente come - se si vogliono orientare i comportamenti di acquisto e di sostituzione edilizia in senso sostenibile - sia necessario introdurre politiche che favoriscano strutturalmente la realizzazione e il possesso di immobili nella migliore classe energetica: ad esempio l’Italia è ancora oggi l’unico Paese europeo che non incentiva l’acquisto di nuove case in classe energetica A+”.
Quali sono le nuove sfide del settore?
“Il mondo del real estate sta attraversando un momento di forte trasformazione: le nuove capacità tecnologiche, stanno modificando il rapporto che le persone hanno con gli edifici in cui vivono per domicilio, lavoro o svago.
Stiamo assistendo ad una domanda più matura da parte dei cittadini e delle imprese, accelerata dagli eventi che hanno segnato gli ultimi due anni e che premia le soluzioni più coraggiose e innovative.
Stanno nascendo quindi nuovi attori in grado di rinnovare la catena del valore del real estate e, conseguentemente, nuove figure lavorative capaci di coniugare un approccio trasversale all’intera filiera immobiliare.
Pensiamo al mondo del lavoro. Le modalità di utilizzo dei buildings ha visto l’introduzione di modalità di utilizzo ibrido, con soluzioni che prevedono l'utilizzo del co-working e degli “uffici distribuiti”.
Grazie a ciò, le esigenze di attenzione alla salute, al benessere e al work-life balance dei lavoratori possono trovare risposta.
Oppure pensiamo alle caratteristiche riferite ad un edificio moderno. Le connessioni digitali sono ormai considerate una commodity, al pari dei servizi idrici ed elettrici, e la possibilità di accedere a servizi e infrastrutture connesse all’abitazione rappresentano un elemento fondamentale.
Inoltre, modalità di consumo energetico efficiente, e attenzione rispetto alla sostenibilità e agli impatti sulle prossime generazioni, guidano verso nuove modalità di realizzazione degli immobili”.
Cosa chiedete al nuovo Governo?
“Il nuovo Governo dovrà, necessariamente, essere in grado di garantire una maggiore stabilità - anche rispetto ai pur buoni risultati ottenuti dall’Esecutivo guidato da Mario Draghi - perché si troverà ad operare in un contesto caratterizzato da una gravissima crisi energetica, da una pesante inflazione e da un conflitto armato alle porte dell’Europa.
A questi fattori si lega, inevitabilmente, anche il forte aumento dei prezzi di commodity come acciaio, petrolio, gas, carbone e cemento, che incidono da un lato sui costi diretti e indiretti delle imprese, dall’altro sulla capacità di spesa delle famiglie.
Tutto questo si può fronteggiare se e solo se al timone c’è un governo capace di dare a cittadini, mercati e osservatori internazionali un indirizzo chiaro e la capacità di portare a compimento il PNRR, offrendo una leva anticiclica all’economia.
Ci si attendono, quindi, credibilità, solidità, concretezza.
Nello specifico, per il settore real estate, sarà fondamentale portare a termine con successo alcuni importanti dossier già avviati nella scorsa legislatura, quali la definizione di una legge quadro per la rigenerazione urbana e degli investimenti su Roma Capitale, e di avviare il rilancio del settore residenziale in locazione, fortemente atteso da parte degli operatori”.
Di Emanuele Lombardini
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