Santoro (Federazione Pizzaioli): «Caro-prezzi e inflazione, la cena in pizzeria perde appeal»

L’imprenditore e manager, presidente dell’associazione: «Ho lavorato in giro per il Mondo, sono cresciuti tutti tranne l’Italia. La pizza Margherita? Nessuno ha compreso Briatore…»
Il cibo più amato dagli italiani, vale a dire la pizza, è alle prese con i rincari delle materie prime ma anche dell’energia, che stanno mandando in crisi un settore molto florido.
Se non c’è il rischio che la pizza venga a mancare sulla tavola degli italiani è chiaro che produrre a prezzi “popolari” è sempre più difficile.
Giuseppe Santoro, messinese di Giardini Naxos, è da poco tornato in Italia dopo aver girato il mondo. Ha lavorato e lavora sia in proprio che per diversi brand ed è il presidente della Federazione Italiana Pizzaioli. Chi meglio di lui dunque per fare il punto della situazione sul simbolo dell’Italia nel mondo.
Il quadro che dipinge, come è evidente, è tutt’altro che roseo: «Le conseguenze della guerra ha fatto aumentare tutto ed i conti non tornano - dice- le bollette sono aumentati anche di cinque, sei, sette volte e questo ha generato una reazione a catena, con ricariche inevitabili sui prezzi al cliente.
In realtà però il nostro settore ha molte aziende gestite in maniera familiare, che non tengono nella giusta considerazione questo aspetto: non si prendono stipendi, ma fanno solo divisione degli utili e quindi c’è meno attenzione ai costi.
Gestire una pizzeria in maniera familiare non si può più, non funziona più da anni. La pizzeria è un’azienda e bisogna far tornare i conti».
Il prezzo della Margherita e le cene che spariscono
Poi rilancia una polemica che ha fatto a lungo parlare sui media: «Quando Briatore criticava i prezzi delle pizzerie di Napoli, sicuramente ha esagerato - sottolinea - e questo ha fatto si che nessuno capisse quello che voleva dire: una Margherita a 5 euro, o anche meno, non ripaga dei costi. Oggi il suo prezzo giusto è 7,5-8 euro, calcolando tutto quanto».
A questo quadro già molto complesso, si aggiunge l’inflazione alle stelle, che riduce il potere d’acquisto degli italiani e dunque induce a tagliare il superfluo. Potrebbe farne le spese la “cena in pizzeria”: «Il rischio c’è tutto - dice Santoro - perché già durante la pandemia si era registrato un aumento esponenziale della vendita di pizze surgelate e pizze fronte.
E’ovvio che se uno ha meno soldi in tasca, invece di andare in pizzeria due volte al mese magari ce ne va una sola».
L’Italia non è attrattiva
E specifica: «Oggi una cena in pizzeria costa in media 22 euro, che sono tre ore di lavoro. Gli stipendi sono rimasti quelli di vent’anni fa, anzi sono diminuiti e ora con questa crisi, le aziende sono costrette a tenere gli stipendi bassi altrimenti non ci stanno dentro.
L’Italia non è attrattiva per chi investe: lavoro per un brand internazionale che segue varie startup e posso dire che il progetto previsto in Italia è stato cancellato perché la crisi che ci sta per arrivare scoraggia ad investire qui: stanno tutti scegliendo altri mercati».
Transizione ecologica: “Non siamo pronti”
Intanto ovviamente, anche il settore della pizza fa i conti con la transizione ecologica. Santoro è perplesso: «In alcuni comuni si sta già lavorando solo con forni elettrici, non danno più autorizzazioni per i forni a legna – sottolinea – Ci spingono in quella direzione e va bene, ma il punto è che l’Italia non è pronta, perché non ha fatto niente. Non siamo in grado, non abbiamo le strutture.
Per gestire un Paese come l’Italia ci vogliono gli imprenditori, non i politici: bisogna essersi sporcati le mani in pizzeria, in fabbrica, nelle aziende. Nessuno comprende davvero la realtà delle aziende italiane e lo Stato non ascolta le associazioni di settore».
La chiusura è sconfortante: «Ho vissuto in giro per il mondo, sono rientrato a Luglio 2019: ho visto crescere tutti i Paesi dove ho lavorato, mentre l’Italia è peggiorata, anche al Nord, dove il fermento è solo per la sopravvivenza, non per la crescita».
Di Emanuele Lombardini
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